Perché in Europa bisogna uscire più rapidamente dal carbone

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Le emissioni delle 280 centrali a carbone e a lignite europee, alcune molte vecchie, nel 2014 hanno rilasciato 762 milioni di tonnellate di CO2, pari al 18% delle emissioni del continente. Queste dovranno diminuire tre volte più velocemente di quanto previsto dall’UE. Un rapporto di Greenpeace e Climate Action Network.

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Il 18 novembre la Gran Bretagna annuncia di volere chiudere tutte le sue centrali a carbone entro il 2025. Nell’occasione il ministro dell’energia britannico ha dichiarato “Non può essere una buona cosa per una economia avanzata come la nostra basarsi su vecchie centrali di 50 anni inquinanti e ad alto contenuto di carbonio. Fatemi essere chiaro: questo non è il futuro”.

Pochi giorni dopo la grande compagnia assicurativa Allianz confermava che non avrebbe più investito in società che dipendano dal carbone per più del 30% delle proprie entrate o che producano da questa fonte più del 30% dell’energia venduta.

Insomma, non tirerebbe un’aria particolarmente favorevole per il carbone, anche se sappiamo che nel mondo se ne sta facendo un uso importante e la stessa India, nei giorni della Cop21, rivendica di volerlo utilizzare nei prossimi anni per garantirsi una crescita sostenuta.

Ma se si pensa di puntare ad una transizione energetica e si vogliono seriamente contrastare i cambiamenti climatici da qualche parte bisognerà pure iniziare. Dal tagliare il carbone europeo, ad esempio.

A chiederlo ai governi del vecchio continente c’è anche Greenpeace e Climate Action Network (CAN), attraverso un rapporto dal titolo “Fine di un’era: perché ogni Paese europeo deve pianificare l’uscita dal carbone” (End of an Era: Why every European country needs a coal phase-outplan), scaricabile alla fine dell’articolo.

Il report mostra che le emissioni delle centrali a carbone europee, nella maggior parte dei casi molto vecchie, dovrebbero diminuire tre volte più velocemente di quanto previsto dall’Unione per essere in linea con gli sforzi globali necessari a calmierare la temperatura globale.

Basandosi sul più completo database delle centrali a carbone europee, gli analisti del think tank Sandbag e del Climate Action Network (CAN) hanno quantificato le emissioni di CO2 rilasciate dalle 280 centrali operative in Europa. Nel 2014 questo enorme parco di impianti ha rilasciato 762 milioni di tonnellate di CO2, pari al 18% delle emissioni europee, poco meno del totale delle emissioni dei trasporti su strada dell’intera Europa (21%).

Ricordiamo anche che secondo la IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia, le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione di carbone mondiale dovrebbero diminuire dell’8% all’anno fino al 2040 per far sì che l’innalzamento della temperatura globale rimanga entro la soglia di sicurezza di 2 °C. Nel grafico si veda come il carbone dovrebbe limitare le sue emissioni a 1536 milioni di tonnellate di CO2 (oggi sono a 9.781 Gton).

Ricordiamo che, sempre secondo la IEA, i grammi di CO2 emessi per un kWh prodotto dalla combustione della lignite sono 1.105 e 855 per il carbon fossile. Per il kWh prodotto da gas è di circa 400. Per restare al di sotto di un aumento della temperatura globale di 2 °C, la University College London stima che l’88% delle riserve mondiali di carbone dovranno restare sottoterra.

Il rapporto, commissionato da Greenpeace UK e CAN Europe, sprona i leader europei a prendere coscienza dell’inquinamento causato dal carbone e ad approvare piani energetici basati su tecnologie più pulite. «Dal Canada alla Finlandia fino al Regno Unito, i leader delle economie più avanzate stanno dimostrando che è possibile fissare una data per la fine dell’era del carbone», ha dichiarato Wendel Trio, direttore di CAN Europe. «Abbiamo bisogno che il summit di Parigi produca un accordo forte per accelerare l’uscita dal carbone in tutta l’Europa».

Lo studio di Greenpeace spiega anche che due terzi (66%) degli impianti a carbone in Europa sono attivi da più di 30 anni, con una conseguente inefficienza, creando un maggiore inquinamento e maggior tasso di incidenti.

Le 11 centrali a carbone In Italia (8069 MW) contribuiscono per circa il 12% alla produzione nazionale di energia elettrica. Una quota modesta, specie per un Paese con un potenziale produttivo che eccede largamente la domanda (overcapacity), ma corrispondente all’emissione di 39 milioni di tonnellate di CO2 (9% del totale), più di quelle dei settori dell’acciaio e del cemento messi insieme.

«Il carbone è il principale responsabile dei cambiamenti climatici», ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Al summit di Parigi non saranno sufficienti le buone intenzioni: i leader politici devono indicare date precise per uscire dall’era della fonte fossile più inquinante. Deve farlo anche Renzi, che si dichiara contrario all’uso del carbone senza però dire cosa intende fare per ridurne il consumo».

End of an Era: Why every European country needs a coal phase-outplan” (pdf)

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