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In Italia 84mila morti l’anno da inquinamento atmosferico

Per l'Agenzia Europea per l'Ambiente il nostro Paese è maglia nera in Europa: le morti premature da PM 2,5, O3 e NO2 arrivano a 520mila l'anno. La Pianura Padana l'area con la peggiore qualità dell'aria. Secondo dati precedenti di OMS-OCSE l'inquinamento atmosferico si mangia il 5% del Pil Italiano.

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In Italia l’inquinamento atmosferico causa circa 84mila morti premature l’anno. Il nostro Paese in questo è in testa in Europa dove lo smog continua ad essere responsabile di oltre 520mila morti premature ogni anno. Il dato arriva dal nuovo report dell’Agenzia europea per l’ambiente (AEA o EEA) sulla qualità dell’aria in Europa (allegato in basso).

Il nemico numero uno è il particolato

Secondo lo studio, la maggior parte degli abitanti delle città continua ad essere esposta a livelli di inquinanti atmosferici che l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) non ritiene sicuri. Gli inquinanti più problematici per la salute umana sono il particolato (PM), l’ozono troposferico (O3) e il biossido di azoto (NO2).

Le stime dell’impatto sulla salute associato all’esposizione di lungo termine al PM2,5 mostrano che questo inquinante è responsabile di 432 000 morti premature in Europa nel 2012, un livello analogo alle stime degli anni precedenti. Gli impatti stimati dell’esposizione a NO2 e O3 erano rispettivamente di circa 75 000 e 17 000 decessi prematuri.

Italia maglia nera in Europa

La relazione fornisce stime relative alle morti premature anche a livello nazionale (qui tabella in pdf). In Italia le morti premature da PM2,5 sono state 59.500, quelle da O3 sono stimate in 3.330 e i morti causati dell’NO2 sarebbero 21.600.

Per decessi da PM2,5 il nostro Paese è primo insieme alla più popolosa Germania, seguite dalla Polonia, fortemente dipendente dal carbone (44.600) e dalla Francia (43.400). L’Italia è maglia nera anche per mortalità dovuta a O3 (seconda è ancora la Germania con 2100 decessi) e all’NO2.

Un ingente danno anche economico

“Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l’inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo la qualità e l’aspettativa di vita” ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA. “Inoltre, ha un impatto economico notevole, poiché aumenta i costi sanitari e riduce la produttività con la perdita di giorni lavorativi in tutti i settori dell’economia”.

Oltre alla salute, gli inquinanti atmosferici hanno un effetto nocivo sulla vita vegetale e sugli ecosistemi. Tali problemi, unitamente all’eutrofizzazione provocata dall’ammoniaca (NH3) e dall’ossido di azoto (NOx) e ai danni causati dall’O3 sulle piante, sono ancora diffusi in Europa.

Secondo una stima diffusa da OMS e OCSE la scorsa primavera, molto più ottimistica in quanto a impatti sanitari – ipotizzava circa 32mila morti premature all’anno nel nostro Paese – l’inquinamento atmosferico in Italia fa danni per 97 miliardi di dollari all’anno (circa 88,5 miliardi di euro). Si mangia cioè quasi 5 punti di Pil.

Quasi il 90% degli europei delle città a rischio per il PM 2,5

Il particolato può causare o aggravare le patologie cardiovascolari e polmonari, gli infarti cardiaci e le aritmie, e può provocare il cancro. Nel 2013, secondo la AEA, l’87% della popolazione urbana nell’UE era esposto a concentrazioni di PM2,5 superiori ai valori definiti dall’OMS per proteggere la salute umana. Le norme dell’UE in materia di qualità dell’aria sono meno rigide e solo il 9% era esposto al PM2,5 oltre il valore obiettivo dell’UE.

Migliorare la qualità dell’aria in Europa presenta vantaggi evidenti: rispettare i valori limite dell’OMS in materia di qualità dell’aria porterebbe a un calo di un terzo delle concentrazioni di PM2,5, ossia 144 000 morti premature in meno rispetto alla situazione attuale. PM2,5 si riferisce a particelle di diametro pari o inferiore a 2,5 μm. Le particelle di piccole dimensioni possono penetrare in profondità nei polmoni.

L’ozono fa male anche ad agricoltura e foreste

L’esposizione all’ozono nelle città resta molto elevata: il 98% della popolazione urbana nell’UE-28 è stato esposto a concentrazioni di O3 superiori ai valori previsti dalle linee guida dell’OMS nel 2013. Il 15% è stato esposto a concentrazioni superiori al valore obiettivo dell’UE (meno rigido) per l’O3.

Le concentrazioni di ozono danneggiano anche le colture agricole, le foreste e le piante riducendone velocità di crescita e resa. L’obiettivo a lungo termine per la protezione della vegetazione dall’O3 è stato superato in relazione all’86 % dell’intera superficie agricola dell’UE-28.

Biossido di azoto e  benzopirene

Il biossido di azoto colpisce direttamente il sistema respiratorio, ma contribuisce anche alla formazione di PM e O3. Nel 2013, il 9 % della popolazione urbana nell’UE-28 è stato esposto a concentrazioni di NO2 superiori ai valori limite fissati dall’OMS, e a valori analoghi dell’UE, con il 93 % dei superamenti avvenuti in prossimità di strade.

Il benzo(a)pirene è un inquinante organico cancerogeno che si forma solitamente dalla combustione del legno; l’esposizione al BaP è diffusa, soprattutto in Europa centrale e orientale. Nel 2013, un quarto della popolazione urbana nell’UE-28 è stato esposto a concentrazioni di BaP superiori al valore obiettivo e il 91 % è stato esposto a concentrazioni di BaP oltre il livello di riferimento stimato sulla base dei parametri di rischio dell’OMS.

L’anidride solforosa è calata, pochi sforamenti per CO, benzene e metalli pesanti

Le emissioni di anidride solforosa (SO2) sono diminuite in modo significativo negli ultimi decenni grazie alla legislazione dell’UE, che richiede l’uso di tecnologie di depurazione delle emissioni e un ridotto contenuto di zolfo nei carburanti. Nel 2013 il valore limite di SO2 nell’UE è stato superato solo in alcuni casi.

Nel 2013 le concentrazioni di monossido di carbonio, benzene e metalli pesanti (arsenico, cadmio, nichel e piombo) nell’aria esterna sono state generalmente basse nell’UE, con pochi casi di superamento dei rispettivi limiti e valori obiettivo fissati dalla normativa UE.

Il report dell’AEA “Air quality in Europe – 2015” (pdf)

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