Idee per cogliere le opportunità dell’efficienza energetica

Promuovere una filiera italiana, creare linee guida e procedure standard che consentano di rendere replicabili gli interventi, aiutare con una certificazione terza gli investitori a quantificare i risparmi possibili: dal commissario Enea, Federico Testa, qualche idea per colmare l'efficiency gap in Italia.

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Alla presentazione a Milano del rapporto di Standard&Poor’s sull’outlook delle principali utilities energetiche italiane, ha partecipato anche il Commissario Enea, Federico Testa, che ha focalizzato il suo intervento sul potenziale di efficientamento degli edifici pubblici e sul ruolo che Enea potrebbe avere, come parte terza pubblica senza scopo di lucro, nel supportare le Pubbliche Amministrazioni rispetto agli interventi di efficienza e nel sopperire, almeno in parte, alla carenza di competenze tecniche su questo tema nelle amministrazioni.

Una filiera da promuovere

«A mio avviso è evidente nel nostro Paese quello che chiamerei efficiency gap, cioè la distanza tra quanto si parla di efficienza e quanto se ne fa in concreto – ha sostenuto Federico Testa -. Realizzando un numero maggiore di interventi di efficienza potremmo promuovere quella filiera produttiva e tecnologica che non siamo riusciti a creare nell’ambito delle rinnovabili. Avere sul nostro territorio un parco rinnovabili così ingente è una fortuna, ma ci abbiamo investito troppi soldi e troppo in fretta e quelle risorse non hanno prodotto significative ricadute in termini di filiere industriali. Adesso che la sbornia delle rinnovabili è terminata, contiamo purtroppo tanti capannoni vuoti e molto personale che ha perso il posto di lavoro».

Nel campo dell’efficienza potremmo fare diversamente, è il ragionamento di Federico Testa, puntando a rafforzare la filiera produttiva locale e migliorando così il nostro modo di consumare energia. E fornendo un aiuto alle aziende italiane nella competizione con le aziende estere, grazie alla diminuzione dei costi di produzione dei beni indotta da una maggiore efficienza energetica.

Il ruolo della Pubblica Amministrazione

Secondo Testa, un punto debole su cui sarebbe necessario porre più attenzione è tutto il mondo che ruota intorno alla Pubblica Amministrazione. Qui ci sarebbe un enorme potenziale di efficientamento costituito da edifici pubblici, come uffici degli enti locali, ministeri, scuole, impianti sportivi, caserme, ecc. «Nel recepimento della Direttive EU per l’efficienza energetica è contemplato anche il censimento a livello nazionale di tutti questi edifici, ma al Ministero dello Sviluppo Economico stanno arrivando i dati nelle unità di misura più svariate, dai litri, ai metri cubi, ai metri lineari. Senza quindi una logica ben definita e rendendo difficile la realizzazione di un quadro d’insieme complessivo.

Enea ha anche sottoscritto una convenzione con l’Unità di Missione della Presidenza del Consiglio per il censimento delle scuole italiane. L’Unità di Missione ci ha segnalato che ci sono regioni nelle quali non esistono le planimetrie degli edifici scolastici. Ciò vuol dire che la Pubblica Amministrazione sa che in un determinato luogo c’è una scuola, ma non sa nulla delle caratteristiche architettoniche della scuola stessa e men che meno di quanta energia vi si consumi. Poi ovviamente ci sono anche esempi assai virtuosi, ma le cose da un punto di vista generale sono purtroppo messe nei termini che sto descrivendo».

Come superare gli ostacoli

La notizia positiva è quindi che l’Italia avrebbe un grande potenziale di miglioramento nella produzione e del consumo di energia nell’ambito degli edifici pubblici. La notizia meno buona è che finora si è fatto poco, benché ormai si parli di efficienza energetica da diversi anni (e ci siano incentivi rivolti proprio alla Pubblica Amministrazione). Ma perché si è fatto meno di quello che si potrebbe fare? Secondo Testa i motivi sono due, uno di ordine tecnico e uno finanziario.

La motivazione di ordine tecnico nasce dal fatto che si ritiene che ogni intervento di efficienza energetica sull’esistente sia un caso non replicabile, e che quindi non si possano sfruttare le economie di scala e servano sempre nuove analisi e approfondimenti. «In parte questo è vero – ha affermato Testa – ma si potrebbero realizzare delle linee guida e delle procedure standard che consentano di rendere replicabili buona parte degli interventi e usare le conseguenti economie di replicazione per abbassare i costi».

La motivazione di carattere finanziario nasce dalla difficoltà di quantificare i risparmi che si possono ottenere con interventi che adottano tecnologie tailor-made e non standard.

«Per decidere se investire o meno nelle rinnovabili, ad esempio nel fotovoltaico quando era in vigore il Conto energia, non servivano delle grandi capacità finanziarie. Nel caso degli interventi di efficienza, le analisi finanziarie sono più complesse perché si parla di risparmi su tempi lunghi e non ci sono flussi di cassa aggiuntivi. Come si affronta tutto questo? È importante far intervenire in questi processi delle parti terze pubbliche e senza finalità di lucro, come potrebbe essere Enea, che possano rassicurare il cliente – ha affermato Federico Testa -. In genere, negli enti locali scarseggiano le competenze per analizzare in maniera adeguata le proposte di interventi di efficienza (un tempo probabilmente queste competenze c’erano ma spesso sono finite nelle multi-utility) e dobbiamo rassicurare chi vuole fare gli investimenti sul fatto che ciò che viene proposto rappresenta le migliori tecnologie a dei prezzi che stanno in una logica di mercato. Questo sarebbe uno strumento utile anche per differenziare gli operatori seri da quelli meno seri e per aiutare l’istituto che finanzia: far intervenire un ente terzo significherebbe introdurre degli elementi di maggiore sicurezza. Senza dimenticare la necessità dei fondi di garanzia e rotativi e il ruolo fondamentale che possono avere le Esco certificate».

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