Interconnector, l’emendamento di Mucchetti. Altri 2 miliardi a spese nostre?

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Il senatore Mucchetti, presidente Commissione Industria, ha presentato due emendamenti alla legge di Stabilità sulle interconnessioni elettriche finanziate da privati. Si allungherebbe di altri 6 anni il loro sostegno con una spesa di altri 2 miliardi di euro, da spalmare sulle bollette.

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Ultim’ora (18 nov, ore 17,30): l’emendamento di Massimo Mucchetti sugli Interconnector è stato trasformato in emendamento 41.0.2000 dei Relatori. Pertanto è pressoché blindato (fiducia al maxiemendamento) e dovrebbe essere approvato a entro il fine settimana. Si noti che c’è una variazione rispetto all’emendamento originario: il fondo di garanzaia non sarebbe istituito presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA), ma presso Terna.

Riassunto delle puntate precedenti. L’articolo 32 della ormai lontana legge 99 del 2009 aveva previsto la possibilità di realizzare un potenziamento dei collegamenti con i Paesi confinanti attraverso interconnessioni elettriche finanziate da privati, gli interconnector. Questa soluzione era riservata in esclusiva per 20 anni a clienti finali energivori che dovrebbero accollarsi l’investimento di questi elettrodotti. Dopo i 20 anni di “esclusiva” prevediamo comunque un altro esborso pubblico per l’investimento residuale. Ne avevamo parlato anche lo scorso ottobre, spiegando l’assurdità, oggi, di una tale disposizione quando ci troviamo con un eccesso di offerta nazionale di energia elettrica.

Ma andiamo al punto. Nella legge si prevedeva per queste imprese un indennizzo immediato per i primi 6 anni, cioè prima della realizzazione dell’infrastruttura: dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2015. Quindi siamo in scadenza. Nella pratica queste aziende energivore potevano importare elettricità dall’estero a un prezzo mediamente inferiore del 15-20% rispetto a quello del mercato italiano. Insomma, finora tutti noi abbiamo contribuito ad anticipare il loro costo dell’investimento per l’infrastruttura, visto che tale importo, che si aggirerebbe tra 2,5 e 3 miliardi di euro in sei anni (circa 400-500 milioni di € all’anno), ce lo stiamo caricando in bolletta.

La questione era stata sollevata, oltre che dalla nostra testata, anche dai parlamentari del M5S. Ma la risposta del governo a una loro interrogazione non era stata sufficientemente chiarificatrice.

Pochi giorni fa è subentrato però un fatto nuovo. Il senatore Massimo Mucchetti del Pd, presidente della Commissione Industria del Senato, ha presentato due emendamenti come primo firmatario, alla legge di Stabilità, proprio sugli interconnector (emendamenti 41.9 e 41.10) che di fatto cambiano alcuni punti dell’articolo 32 della legge 99/2009. Un primo aspetto da considerare è innanzitutto che cosa c’entrano con la legge di Stabilità? Non si capisce.

Poi, questione più cruciale, con questi emendamenti, spiega una nota dei senatori Girotto e Castaldi, si andrebbe ad allungare di altri 6 anni il sostegno agli interconnector, cioè fino al 2021, con una spesa stimabile in ulteriori 2 miliardi di euro, che ovviamente andranno spalmati ancora una volta sulle utenze elettriche degli italiani.

L’obiettivo degli emendamenti dovrebbe essere quello di migliorare le condizioni di realizzazione delle interconnessioni elettriche. Ma anche lo stesso Governo ha dichiarato recentemente che la legge stabilisce già che “per quanto riguarda le garanzie fornite dai soggetti finanziatori per la realizzazione delle infrastrutture individuate, la prima consiste proprio nell’obbligo di finanziare l’opera assunta dagli assegnatari, già in sede di aggiudicazione delle gare”. Perché allungare ancora questo beneficio?

L’energia a prezzi stracciati a carico dei consumatori peraltro sarebbe prodotta anche da una centrale alimentata a lignite in Montenegro, il combustibile a più alto quantitativo di gas serra. Una parte dell’investimento in questa centrale è della società elettrica lombarda A2A, ancora a maggioranza pubblica.

Il Governo aveva annunciato un taglio ai sussidi per queste interconnessioni virtuali, proprio nell’ambito del decreto ‘taglia bollette’, ma adesso sembra che la maggioranza vada in ben altra direzione. Come mai? Potrebbe chiarire il presidente Mucchetti?

Insomma, pare che alcuni aumenti nella bolletta elettrica per il governo siano opportuni e necessari (riforma delle tariffe domestiche, canone Rai, aumento di alcune componenti tariffarie, spesa per inteconnector), mentre altri vanno tagliati, e pure retroattivamente, (incentivi alle rinnovabili). Sarà un caso? Almeno a pochi giorni della Cop21 evitino di farci sentire le fanfare su quanto sia green la nostra “politica energetica”.

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