Mini eolico: le sfide cruciali in Italia e all’estero

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Il settore delle turbine minieoliche, da 1 a 200 kW di potenza, nel nostro paese è ancora di nicchia, anche nel'ambito delle rinnovabili. Sono molte le criticità, i limiti e gli ostacoli che il comparto industriale dovrà affontare nei prossimi tempi. Ne parliamo con il presidente del CPEM, Carlo Buonfrate.

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Un settore dalle grandi potenzialità e con clienti, anch’essi, potenzialmente interessanti, che però deve ancora trovare un suo proprio sviluppo, senza più essere condizionato dai differenti meccanismi incentivanti di questi anni e dal sistema autorizzativo, diverso da Regione a Regione. Soprattutto ha bisogno, come ogni settore industriale, di un orizzonte di stabilità di medio periodo per poter dispiegare le sue competenze tecniche e organizzative e la maturazione tecnologica degli aerogeneratori acquisite sul campo, finora non senza alcune criticità e incerti risultati.

Parliamo del settore delle turbine mini eoliche, da 1 a 200 kW di potenza, ancora un mercato di nicchia nel nostro paese (circa 50 MW installati, quasi 2000 macchine), che deve confrontarsi con una risorsa vento sul nostro territorio non elevatissima e costi di produzione e di manutenzione delle macchine ancora alti. Tuttavia vanno segnalati diversi passi in avanti nelle tipologie di macchine in commercio, a cominciare dalla taglia dei 60 kW, la più apprezzata dal mercato.

Interessante notare che l’area dell’eolico a Key Energy (“Key Wind”), alla fiera di Rimini, fosse per l’80% rappresentata proprio dalle micro e piccole turbine. Per affrontare alcune questioni tecniche ed economiche del comparto il 6 novembre si è svolto in quella occasione un convegno organizzato da CPEM (Costruttori e Produttori di Energia da Minieolico) dal titolo “Le nuove sfide del mini eolico” che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone. Alcune riflessioni scaturite da questo incontro le facciamo con il presidente di questa associazione di categoria, Carlo Buonfrate.

Presidente Buonfrate, quali sono al momento le principali aspettative del CPEM riguardo al decreto fonti rinnovabili appena passato in Conferenza Unificata?

Guardiamo in modo del tutto critico all’ultima bozza del DM, rimasta sostanzialmente inalterata rispetto all’impianto originario del giugno scorso. Con l’aiuto di ANIE Rinnovabili abbiamo tentato di modificare alcuni punti del decreto che riteniamo inaccettabili. Mi riferisco ad esempio al drastico taglio delle tariffe per impianti di piccola taglia, che non trova alcuna giustificazione tecnico-economica e che anzi, se attuata, spalanca le porte del mercato delle macchine “rigenerate”, che continuano a usufruire degli stessi incentivi delle nuove. Ma potrei continuare citando l’assenza di qualsiasi meccanismo di salvaguardia rispetto al raggiungimento dei 5,8 miliardi di euro del contatore. Questi e molti altri punti critici del decreto dovranno essere ridiscussi nei prossimi mesi con il governo, per arrivare ad individuare un quadro degli incentivi post 2016 più equo ed efficace.

Come si presenta la tecnologia italiana del mini eolico in questa nuova fase?

In questi ultimi anni è nata in Italia un’importante filiera di costruttori di aerogeneratori e componenti che, data la complicata e non elevata ventosità del nostro territorio, ha sviluppato un’industria dell’eolico di piccola taglia all’avanguardia in termini tecnologici rispetto a molte aziende di altri Paesi partite sicuramente molto prima di noi.

Quale ruolo vorrete avere nel rappresentare questa tecnologia in Italia e all’estero?

Il CPEM ha l’ambizione di porsi come soggetto trainante dell’industria italiana del minieolico, del mini idroelettrico e di altre fonti di piccola taglia, per spingere i costruttori a diventare sempre più affidabili e competitivi, e aiutarli anche a varcare i confini domestici per affermarsi all’estero. È uno dei temi affrontato nel nostro convegno, dove abbiamo lanciato l’idea di un progetto che si pone l’obiettivo di portare un gruppo di costruttori a ‘fare rete’ in alcuni paesi dell’Africa sub-sahariana, dove è evidente lo squilibrio energetico rispetto allo sviluppo in atto in alcune di queste economie..

Non sarà anche ad esempio importante farvi carico finalmente di un serio monitoraggio sulle effettive ore equivalenti annuali di funzionamento delle mini turbine, per replicare ai dati pubblicati del GSE? E inoltre puntare su prodotti certificati e su garanzie più solide per i clienti finali?

Il mercato del minieolico in Italia non sempre è partito con il piede giusto. I dati 2013 del GSE che parlano di ore equivalenti piuttosto modeste mettono però insieme impianti efficienti con altri collocati in aree poco ventose, spesso con macchine inadeguate, a volte mal ricondizionate e di dubbia provenienza. A deprimere il dato medio è anche l’insufficienza delle reti elettriche dell’Italia meridionale dove i disservizi dei gestori di rete si scaricano pesantemente sulle performance delle macchine. Per contro abbiamo evidenza di prestazioni eccellenti di costruttori qualificati che hanno lavorato su affidabilità, certificazioni e sicurezza. È questa la rotta che la nostra associazione vuole indicare ai costruttori di turbine, così da preparare la nostra industria a essere sempre più competitiva e a garantire agli investitori un buon ritorno degli investimenti, anche con il sostegno del sistema bancario.

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