Decreto FER, ANIE Rinnovabili: “un duro colpo per il settore”

  • 20 Ottobre 2015

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Gli operatori delle rinnovabili continuano a far sentire la loro voce contraria ai provvedimenti previsti dal decreto rinnovabili non fotovoltaiche, che dovrebbe essere discusso oggi in Conferenza Stato-Regioni. La posizione di ANIE Rinnovabili.

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“Se la Conferenza Unificata approvasse integralmente lo schema di Decreto Ministeriale sulle FER non fotovoltaiche, lo sviluppo di questo tipo di fonti elettriche subirebbe un contraccolpo”. Cosí Emilio Cremona, Presidente ANIE Rinnovabili, riassume gli effetti del decreto rinnovabili non fotovoltaiche che dovrebbe essere esaminato oggi, 20 ottobre, dalla Conferenza Stato-Regioni per entrare in vigore solo dopo aver passato anche l’esame della Commissione europea.

“Lo schema di decreto – ha spiegato Cremona – non è idoneo a garantire lo sviluppo del settore, perché il provvedimento non offre un quadro certo e stabile nel medio periodo. Il taglio degli incentivi ha interessato tutte le fonti, seppur in maniera differente in funzione della taglia degli impianti, ma in particolar modo quelli di piccola taglia con punte sino al 40% in meno rispetto alla precedente tariffa, cui si aggiunge il contenuto dimensionamento dei contingenti di potenza per tipologia di fonte rinnovabile. In generale le iscrizioni ai registri e la partecipazione alle aste continuano a non prevedere auspicati meccanismi tali da garantire la reale esecuzione degli impianti, rischiando di alimentare speculazione e di generare ulteriore incertezza negli operatori, bloccandone l’attività.

Pertanto – dichiara l’associazione – per garantire la trasparenza del mercato, si auspica che:

  • il GSE comunichi il raggiungimento dell’obiettivo limite dei 5,8 miliardi di euro con un anticipo di 6 mesi
  • venga introdotto un sistema di garanzia pari al 10% del valore di tutti i progetti a garanzia dell’effettiva volontà di realizzazione dell’investimento
  • venga annullato il divieto di accesso agli incentivi a tutti gli impianti che hanno avviato i lavori di costruzione prima dell’entrata in vigore del decreto
  • si adotti lo scorrimento automatico dei progetti inseriti in posizione non utile ai fini dell’incentivo ogniqualvolta avvenga una rinuncia o decadenza dei termini
  • che il GSE comunichi con cadenza mensile le eventuali risorse residue divenute disponibili per le fonti ad accesso diretto.

Quello delle rinnovabili è un mondo che genera su tutto il territorio nazionale occupazione diretta e indiretta. “Si pensi ai produttori degli inverter, dei misuratori, dei sistemi software di monitoraggio, dei simulatori di weather forecasting, dei cavi, dei quadri elettrici, dei moduli, dei rotori, dei mozzi, delle pale, delle torri di sostegno, dei trasformatori, delle valvole, delle turbine, dei generatori, degli installatori e via dicendo”, argomenta l’associazione.

“Inoltre il nostro comparto – prosegue ANIE Rinnovabili – ha alimentato e alimenta l’innovazione tecnologica, che rende oggi il nostro Paese, grazie all’industria nostrana, una delle nazioni più all’avanguardia nel panorama mondiale e fonte di sviluppo. Tarpare le ali alle fonti rinnovabili significa avere una visione ‘miope’ sul breve e medio periodo, che avrà forti ripercussioni non solo in termini occupazionali, ma anche sul fronte delle conoscenze e delle competenze”.

L’associazione chiede infine ai decisori politici di ascoltare la voce di chi in Confindustria rappresenta un settore strategico e ad alto potenziale, tenendo bene a mente che il futuro sarà sempre più marcatamente ‘green’ e che le scelte di oggi inevitabilmente incideranno sul panorama di domani.

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