L’uso efficiente dell’energia in un’industria, un ufficio o una casa non dipende solamente dalla sostituzione o dall’acquisto di nuove tecnologie più performanti, ma anche dall’approccio delle persone che vivono e operano in tali contesti. I comportamenti impattano infatti sui consumi in quanto possono indurre sprechi energetici (luci, caldaie o macchinari accesi quando non servono) e utilizzi non ottimali delle apparecchiature (impianti o macchine regolati male). Per questa ragione le azioni di sensibilizzazione e formazione sono importanti per un’impresa quanto le proposte di impiego di nuove tecnologie. E finalmente anche i provvedimenti legislativi e regolatori cominciano a porre maggiore attenzione al tema dei comportamenti.

L’articolo 12 della Direttiva europea sull’efficienza energetica prevede che tutti gli Stati Membri adottino una serie di misure atte a promuovere l’uso efficiente dell’energia presso i consumatori, puntando su informazione, attività sul logo di lavoro e bollette che mostrino l’andamento dei consumi.

La revisione delle tariffe domestiche in capo all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e i servizi idrici diventa un elemento importante in relazione all’ultimo punto. L’auspicio è che si possano introdurre misure di sensibilizzazione efficace sulle bollette e che non si riduca troppo il corrispettivo sul kWh a scapito di quelli sul kW e sul cliente, in quanto contrasterebbe con la promozione dell’efficienza energetica (aspetti su cui la FIRE è intervenuta nel corso delle audizioni indette dall’AEEGSI lo scorso novembre).

La norma internazionale ISO 50001, al punto 2.5.1 “Competence, Training and Awareness”, spinge l’organizzazione a informare e formare tutti i suoi dipendenti in merito ad una corretta gestione dell’energia, in quanto solo grazie ad ogni singolo contributo è possibile raggiungere un risultato concreto. E le norme UNI CEI 11339 e UNI CEI 11352 sulla certificazione di EGE ed ESCO comprendono le azioni volte al behavioural change.

Il tema delle modifiche comportamentali è complicato e articolato, oltre a non essere sempre affrontato in modo analitico e quantitativo. Tuttavia in Europa si contano molteplici casi di campagne di sensibilizzazione e anche la IEA vi ha dedicato un gruppo di lavoro, il Task 24 .

Alcuni esempi sono stati illustrati a un recente convegno organizzato dal JRC di Ispra: la creazione di app per smartphone che supportano l’utente in fase di acquisto di elettrodomestici e altre applicazioni (Austria), la rivisitazione di giochi di società sotto il punto di vista ecologico per educare i più piccoli e gli adolescenti (UK), campagne di incentivi per migliorare la propria abitazione (Irlanda) o centri informativi itineranti (Polonia); quest’ultimo ricorda la campagna Adiconsum per le scuole organizzata una decina di anni fa in Italia.

In questi anni non sono mancate attività e iniziative lodevoli, ma ad oggi sono pochi gli studi che riportano i risultati ottenuti grazie proprio alle modifiche comportamentali indotte dai programmi avviati. Il primo passo da compiere verso un comportamento più sostenibile e consapevole del proprio impatto energetico è quello di far conoscere alla singola persona quanto impattano le sue scelte sui consumi, consentendo di quantificare e di monitorare i benefici.

La costante diffusione di sensori e sistemi più o meno intelligenti in grado di raccogliere dati e presentarli in forma comprensibile consentirà nel prossimo futuro di sviluppare applicazioni interessanti e in grado di rispondere a queste problematiche. Già oggi azioni come quelle portate avanti da OPower a livello internazionale e da ENEL Distribuzione nell’ambito dei progetti pilota sulle smart grids consentono comunque di avere dei feed-back sul potenziale delle azioni di behavioural change, per quanto su un tema specifico come quello dei consumi elettrici.

In considerazione dell’importanza del tema, la FIRE sta per avviare un’indagine per verificare quanto le campagne informative siano state promosse dagli energy manager italiani e con quali risultati.