Carbon tax e fiscalità ambientale: aperto tavolo di lavoro

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L'annuncio è del ministro dell'Ambiente: con il Ministero dell'Economia e la Presidenza del Consiglio si sta ragionando su come prorogare o rilanciare la delega fiscale per quanto riguarda la fiscalità con impatto ambientale, inclusa quella energetica e climatica, con un disegno di legge ad hoc o il Green Act.

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Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha aperto “un tavolo di lavoro informale con MEF e Presidenza del Consiglio” in cui, “tra le ipotesi allo studio, è stata proposta la proroga o il rilancio – con riformulazione – della delega fiscale per quanto riguarda la fiscalità con impatto ambientale (inclusa quella energetica e climatica) tramite un disegno di legge governativo ad hoc o tramite il Green Act in preparazione”.

L’annuncio è stato fatto dal ministro rispondendo un’interrogazione alla Camera di Ermete Realacci, che contestava la non attuazione dell’art. 15 della legge 23/2014 di delega fiscale al Governo in tema di energia e ambiente (vedi allegato in basso).

Una mancanza che è valsa il richiamo dell’Ue, aggiunge Realacci, “per il ritardo nell’introdurre tasse modulate secondo il principio del ‘chi inquina paga’, come la carbon tax, e nel rimuovere aiuti dannosi per l’ambiente, come quelli alle fossili”.

La delega fiscale è stata prorogata fino al 26 giugno 2015, data in cui si è esaurita, spiega Galletti. L’articolo 15 sulla fiscalità “energetica e ambientale”, in particolare, “non è stato attuato in quanto il riferimento che legava politicamente – ma con meccanismi legalmente incerti – parte della sua attuazione alla revisione della direttiva europea sulla Tassazione dell’Energia (Etd) ha creato incertezza. Il ritiro da parte della nuova Commissione europea della proposta di revisione dell’Etd (avvenuto a dicembre 2014) ha di fatto bloccato l’elaborazione di proposte da parte del Governo”.

Infine, scrive il ministro, “come noto la fiscalità ambientale riguarda anche l’articolo 4 (erosione e spese fiscali) dove un certo numero di misure di agevolazione, esenzione e riduzione costituiscono sussidi ambientalmente dannosi (in particolare, ma non solo, i ‘fossil fuel subsidies‘ della terminologia Ocse e G20) e la cui eliminazione progressiva potrebbe essere tecnicamente e politicamente fattibile”.

In conclusione, “il Governo è consapevole che una riforma fiscale ambientale offre numerose opportunità fra le quali occorre costruire il mix appropriato, ad esempio: l’abbattimento delle tasse sul lavoro; riduzione del debito pubblico; il finanziamento delle politiche ambientali (ad esempio idrogeologico e clima); il finanziamento dell’eco-innovazione ad alto contenuto occupazionale nei settori colpiti dall’aumento di tassazione per incoraggiare la transizione”, chiude Galletti.

Il richiamo europeo sulla mancata attuazione della delega era arrivato a maggio nel Country Specific Recommendations report redatto dalla Commissione Ue. Nel documento si bacchettava il nostro Paese per il ritardo nell’introdurre tasse modulate secondo il principio del “chi inquina paga”, come la carbon tax, e nel rimuovere aiuti dannosi per l’ambiente, come quelli alle fossili.

In Italia, si legge nel documento, “rimangono lettera morta la revisione dell’imposizione ambientale e l’eliminazione delle sovvenzioni dannose per l’ambiente. L’Italia ha istituito un comitato per la fiscalità ambientale. Questi diversi aspetti sono contemplati dalla legge delega di riforma fiscale, la cui attuazione è stata tuttavia rimandata per l’assenza di decreti legislativi attuativi.”

Il riferimento della Commissione è a quanto previsto dall’articolo 15 della citata legge di delega fiscale (l.11 marzo 2014, n. 23), prorogata fino al 26 giugno 2015, data in cui si è esaurita. Il Governo, si legge in quel testo, è (era) delegato a introdurre nuove forme di fiscalità “finalizzate a orientare il mercato verso modi di consumo e produzione sostenibili, e a rivedere la disciplina delle accise sui prodotti energetici e sull’energia elettrica, anche in funzione del contenuto di carbonio e delle emissioni di ossido di azoto e di zolfo”.

Il gettito, secondo la delega scaduta, deve essere destinato “prioritariamente alla riduzione della tassazione sui redditi, in particolare sul lavoro generato dalla green economy, alla diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e al finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili, nonché alla revisione del finanziamento dei sussidi alla produzione di energia da fonti rinnovabili”.

In Italia una carbon tax limitata ai carburanti per il trasporto di 30 euro a tonnellata di CO2, a fronte di un rincaro della benzina di 0,7 eurocent al litro, pari allo 0,5%, produrrebbe entrate per 2,5-3 miliardi all’anno, stima Gianni Silvestrini, presidente del Coordinamento FREE che ha più volte rilanciato la proposta.

L’interrogazione e la risposta

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