Caldaie, in vigore i nuovi obblighi Ue per l’efficienza energetica

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Dal 26 settembre potranno essere immessi sul mercato solo caldaie e scaldabagni con determinate prestazioni energetiche e scatta l'obbligo di etichettatura, per consentire al consumatore di scegliere i prodotti più efficienti. Gli standard di efficienza minimi verranno rivisti periodicamente. Una misura molto importante e lungamente attesa.

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Entrano in vigore da domani, 26 settembre, in tutta Europa i nuovi standard di efficienza energetica e l’obbligo di etichettatura per le caldaie e gli scaldabagni domestici, una misura lungamente attesa a Bruxelles che rappresenta l’implementazione settoriale delle direttive Ecodesign ed Etichetta Energetica.

La misura più importante

Si tratta della più importante misura di efficienza energetica domestica mai varata dalla Commissione europea: vale infatti il 15% degli obiettivi dell’UE in materia al 2020. Non a caso ci sono voluti molti anni affinché vedesse la luce, a causa dei tanti interessi in gioco che hanno tenuto bloccato il provvedimento nelle stanze di Bruxelles, dove ministeri, costruttori, installatori, consumatori e ambientalisti si sono dati battaglia per anni a colpi di documenti e dossier.

Le direttive Ecodesign ed Efficienza Energetica si occupano di 28 tipi di prodotti che consumano energia o riguardano il consumo di energia, per i quali sono stati fissati standard di efficienza progressivi e approvate 15 etichette energetiche. I risparmi energetici prodotti da queste misure nelle bollette europee sono stimati in 110 milioni di euro annui, con un fatturato suppletivo per l’industria di 54 milioni e 800.000 posti di lavoro creati. La stima al 2030, quando prevedibilmente quasi tutti il parco elettrodomestici nelle case europee sarà sostituito, prevede un ulteriore aumento del 50% rispetto al fatturato e una triplicazione dei risparmi in bolletta.

La misura odierna relativa a caldaie, scaldabagni e serbatoi vale da sola circa il 50% dei risultati attesi in termini di riduzione di emissioni di CO2 al 2020 dalle due direttive congiunte: 136 milioni di tonnellate di CO2 evitate al 2020, pari a 56 Mtep ovvero l’energia prodotta da 47 reattori del tipo di Fukushima o ancora quella prodotta da 136 centrali di piccola taglia a carbone. L’aumento dei posti di lavoro, secondo la Commissione Europea, sarà di circa 236.000 unità.

Quali prodotti coinvolge?

Ad essere interessati alla nuova normativa saranno le caldaie per ambienti con o senza acqua calda sanitaria e gli scaldabagni e i serbatoi di accumulo di natura domestica, che in Europa vengono installati al ritmo di 6,6 milioni ogni anno (circa 850.000 il dato italiano del 2013). Da domani potranno essere immessi sul mercato solo caldaie a condensazione e scatterà l’obbligo di etichettatura per consentire al consumatore di poter scegliere i prodotti più efficienti. Tale obbligo riguarda esclusivamente i produttori e non comporta il ritiro dal mercato delle caldaie di tipo tradizionale: per rivenditori ed installatori è possibile quindi esaurire le scorte di magazzino ed installarle se così chiede il cliente.

È un grosso cambiamento, potenzialmente in grado di portare il consumatore a risparmiare, quando cambia caldaia, circa 400 euro in media a famiglia, considerando che la spesa per il riscaldamento e l’acs è, dopo quella per l’automobile, tipicamente la spesa fissa più rilevante per la famiglia media italiana. E i benefici in termini di mancate importazioni e consumo di combustibili fossili non sono da meno. L’attuale parco caldaie in Europa consuma 216 Mtep e rappresenta il 16% del consumo annuo di energia primaria dell’UE, mentre per gli scaldabagni il dato è del 2,8%. (dati 2006).

Gli standard di efficienza minimi per l’immissione del mercato verranno rivisti periodicamente, come già succede per gli elettrodomestici, e i prodotti meno performanti verranno via via eliminati dal mercato.

Una norma equilibrata

Il lungo braccio di ferro che in questi anni a Bruxelles ha contrapposto ambientalisti e produttori, installatori e consumatori, paesi a forte consumo di gas e paesi a forte impiego di energia elettrica ha quindi partorito una norma equilibrata e importantissima, nonostante scontenti più di qualcuno: dalle sole caldaie si attendono risparmi pari a 100 Mtep al 2030, pari al consumo energetico primario  dell’intero comparto industriale metallurgico europeo. Da scaldabagni e accumuli, invece, il risparmio atteso al 2030 è di 19 TWh/anno. Complessivamente i risparmi in bolletta già al 2020 saranno di 50 milioni di euro l’anno.

Oltre alle etichette per le caldaie, per la prima volta si introduce un’etichetta di sistema, che verrà calcolata e fornita dagli installatori professionali che certificheranno l’efficienza di tutto l’impianto che andranno a sostituire a uno esistente. Quest’ultima misura ha sollevato alcune polemiche e critiche per la paura di un onere eccessivo a carico degli installatori, ma va precisato che l’etichetta si applica solo alla sostituzione totale dei sistemi di riscaldamento ed acs e non quando si va a sostituire, per esempio, la sola caldaia. Per venire incontro alla complessità del processo, che deve tenere in conto di centinaia di prodotti disponibili sul mercato e migliaia di combinazioni possibili, l’UE ha finanziato il progetto LabelPack A+, lanciato in questi giorni in Italia da Assolterm e Legambiente.

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