In Europa e negli Stati Uniti ci preoccupiamo più dell’ISIS, ma a livello mondiale è il cambiamento climatico la preoccupazione più grande, specie nei Paesi più vulnerabili come quelli dell’Africa sub-sahariana, dell’Asia e dell’America Latina. Lo mostrano i risultati di un’indagine sulla percezione delle sfide internazionali del nostro tempo, compiuta dal Pew Research Center tra marzo e maggio 2015 su un campione di oltre 45mila soggetti distribuiti nel globo (report in basso).

Comprensibilmente, il sedicente califfato terrorista è la prima preoccupazione nel Medio Oriente, ma è in cima alla lista delle paure anche di americani ed europei, sebbene questi oggettivamente abbiano molte più probabilità di essere danneggiati dalle conseguenze del global warming – eventi meterologici estremi, siccità e alluvioni, ondate di calore, calo della produttività agricola, diffusione di nuove malattie – che dal terrorismo di matrice islamica (nelle immagini il tornado che ha colpito il Veneto lo scorso 8 luglio).

L’ISIS preoccupa gli europei anche più dell’instabilità economica, che invece è molto più sentita in Russia e a livello mondiale ed è la seconda paura più diffusa dopo il cambiamento climatico. Ad agitare il sonno di molti poi diverse altre questioni: soprattutto per israeliani e statunitensi c’è il nucleare iraniano, mentre gli attacchi informatici preoccupano soprattutto sudcoreani e nordamericani e problemi come le tensioni tra Cina e Russia e i rispettivi vicini sono più sentite a livello regionale (vedi mappa sotto, cliccare per ingrandire).

Venendo a quella che è la paura più diffusa nel mondo, quella per il clima che cambia – in cima alla lista delle preoccupazioni in 19 nazioni sulle 40 indagate (vedi qui la lista) – vediamo che è più sentita nel Sud del mondo (qui tabella con paure per regione). Il clima è la fonte di insicurezza maggiore per il 61% dei latinoamericani e in certi Paesi come Perù e Brasile la percentuale sale al 75%.

Molto preoccupati per il riscaldamento globale gli abitanti dell‘Africa sub-sahariana, che sono tra quelli che patiscono e patiranno maggiormente le conseguenze più pesanti del climate change: in media il 59% degli abitanti della regione mette il clima in testa alla lista delle paure, ma in certi Paesi come il Burkina Faso la percentuale arriva al 79%, in Uganda al 74% e in Ghana al 71%.

Anche in Asia il cambiamento climatico preoccupa. Anche se non è al primo posto ovunque ed è in cima alla lista solo per il 41% del campione, per metà dei Paesi è la prima preoccupazione e lo è per il 73% degli indiani e per il 72% dei filippini.

Dove i timori per il clima sono relativamente bassi, rispetto ad altri problemi, è in Europa: anche se il 42% degli europei è “molto preoccupato” per il clima, la questione non è tra le prime due citate in nessuna delle nazioni europee. Agli estremi abbiamo la Spagna, con il 59% degli intervistati “molto preoccupati” e la Polonia – ricordiamo fortemente dipendente dal carbone e da sempre ostile a politiche di riduzione delle emissioni – dove la percentuale si ferma al 14%.

In Europa, si legge nel report, sono molto più preoccupati per il clima gli intervistati che si collocano a sinistra come preferenze politiche: la differenza tra elettori di destra e di sinistra è particolarmente pronunciata nel Regno Unito (30% per i primi contro il 49%) ma è significativa anche in Italia, Francia e Spagna.

Stessa dinamica ideologica, anche più accentuata, negli Stati Uniti, dove l’attività dei cosiddetti negazionisti climatici è stata più accesa. Se in media gli statunitensi si preoccupano poco del global warming, top concern per solo il 42% del campione, le cose cambiano moltissimo a seconda dell’orientamento politico: il 62% dei democratici sono “molto preoccupati”, mentre lo è altrettanto solo il 20% dei repubblicani.