La riqualificazione energetica? Meglio farla profonda

Intervenire sull'edifico nella sua globalità è il modo migliore per massimizzare il risparmio di energia e soldi. Coibentando l'involucro e adeguando l'impiantistica è più facile tagliare i consumi energetici anche fino all'80-90%. Ma come si procede ad una deep renovation e quali ostacoli frenano questo tipo di riqualificazione energetica?

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Per cogliere al massimo il potenziale di risparmio energetico nascosto nel nostro patrimonio edilizio bisogna agire sull’edificio nel suo complesso, partendo dall’involucro per arrivare agli impianti: è la cosiddetta deep renovation, una riqualificazione energetica globale che ha l’obiettivo di azzerare o ridurre anche dell’80-90% i consumi.

Si tratta di interventi che danno grandi risultati, ma che richiedono un grande impegno economico. Ci siamo fatti spiegare metodi e ostacoli da superare da chi ha eseguito molte di queste riqualificazioni: l’architetto Mauro Marco consulente e progettista di edifici passivi che attualmente si occupa di riqualificazione energetica del costruito, che abbiamo incontrato a REbuild, la due giorni sull’edilizia efficiente tenutasi il 25 e il 26 giugno a Riva del Garda.

Architetto, come si fa la ‘deep renovation’ di un edificio?

Si interviene prima sull’involucro, per ridurre il fabbisogno di energia e poi si passa all’impiantistica, utilizzando possibilmente fonti rinnovabili. La differenza con un intervento non globale è sostanziale: si arriva a un risultato finale più importante e verificabile, che io personalmente preferisco fare certificare anche da enti terzi, come CasaClima o Passiv Haus, solo per citarne due. Se si riescono a sfruttare le detrazioni fiscali, anche dal punto di vista economico l’intervento globale è un ottimo investimento.

Ci può fare un esempio dei risultati raggiunti in qualcuna delle ristrutturazioni che avete realizzato, fornendo anche un’idea dei tempi di rientro dell’investimento?

Nelle ristrutturazioni che abbiamo compiuto, soprattutto villette mono o bi-familiari, abbiamo raggiunto abbattimenti dei consumi dall’80 al 92%. Ovviamente più l’edificio è malmesso dal punto di vista energetico, più facile sarà tagliare i consumi. Si punta comunque a ridurre il fabbisogno energetico fino a sotto i 30 kWh/mq, ossia 3 litri/mq di gasolio equivalente. Quanto ai tempi di rientro un valore accettabile è sui 10-12 anni.

Come si procede quando si fa una riqualificazione energetica così profonda?

Generalmente iniziamo da un’analisi sull’edificio con test quali il blower door test, con contestuale analisi termografica, per vedere dove stanno i problemi. Poi, assieme alla committenza, si decidono quali obiettivi si vogliono raggiungere e quali materiali e soluzioni si vogliono adottare.

Tipicamente quali interventi si fanno?

Capotto, e dunque coibentazione delle pareti verticali, cambio dei serramenti o quanto meno delle vetrate, coibentazione del tetto, studio attento dei ponti termici e possibili soluzioni. Noi consigliamo sempre di installare sistemi di ventilazione controllata, che, oltre a migliorare il comfort abitativo, diminuiscono la probabilità di muffe o altri problemi legati all’umidità in corrispondenza di ponti termici. L’impiantistica viene poi pensata a valle di questi interventi e quindi per arrivare a soddisfare i consumi così ridotti.

Da questo punto di vista in genere che soluzioni adottate?

Dipende dal tipo di edificio, dalla localizzazione, dall’orientamento del tetto, dai regolamenti edilizi. Sicuramente il fotovoltaico è tra le soluzioni più versatili.

Una riqualificazione edilizia di tale portata, pur ripagandosi in tempi accettabili per un utente domestico, richiede un investimento che certo non è alla portata di tutti. Come si potrebbe superare questo ostacolo?

Io abito in Piemonte, lì la Regione fino a qualche tempo fa dava un incentivo in conto interesse, di fatto un mutuo senza spese di interessi che consente di avere da una banca i soldi per finanziare l’intervento a costo zero. Una soluzione del genere potrebbe fare molto, oltre ovviamente alla possibilità di programmare con un orizzonte di medio periodo lo strumento delle detrazioni fiscali previste attualmente.

Nel patrimonio edilizio italiano quali sono gli edifici – per tipologia e anni di costruzione – dai quali si potrebbero ottenere i risparmi maggiori con la deep renovation?

Le nostre città e le aree suburbane sono piene di condomini realizzati negli anni ’50 e ’60 su cui sarebbe molto interessante intervenire, si parla di centinaia di migliaia di edifici.

Si tratta di edifici molto spesso a proprietà frazionata o con appartamenti in affitto. Questo ostacolo è superabile?

La proprietà frazionata è effettivamente un grosso ostacolo. Si potrebbe superare se riuscissimo a far capire i benefici economici di questi interventi che si ripagano in una decina d’anni, anche grazie alla detrazione fiscale del 65% che è una quota veramente rilevante. Certo, come dicevo, l’incentivo deve avere stabilità: in un condominio serve almeno un anno per convincere e mettere d’accordo i diversi proprietari. Ma con le detrazioni sempre in forse non si può programmare. Servirebbe una certezza per almeno i 3 anni successivi.

Si riescono a coinvolgere soggetti terzi per investire in una nuova edilizia efficiente?

In questi momenti di chiari di luna per quel che riguarda l’edilizia, le imprese che realizzano interventi scelgono un prodotto di qualità: già adesso vogliono realizzare edifici che si avvicinano agli NZEB (gli edifici ad energia quasi zero, ndr) che saranno obbligatori dal 2020.

E nelle ristrutturazioni dell’esistente?

Nelle riqualificazioni è un po’ più difficile: serve un’opera di sensibilizzazione per i proprietari delle case da ristrutturare. Bisogna far capire loro che la riqualificazione energetica, oltre che far risparmiare soldi, migliora la qualità della vita di chi abita la casa.

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