Su clima ed energia il governo si coordina, ma resta ancorato alle fonti fossili

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Nel corso degli 'Stati Generali sui cambiamenti climatici' l'esecutivo di Renzi annuncia di voler predisporre, coinvolgendo tutti i ministeri e gli stakeholder, una strategia per affrontare la questione climatica. E dalla Cop di Parigi si aspetta “un accordo universale, ambizioso, durevole, dinamico”. Ma gas e petrolio restano ancora centrali nella visione di Palazzo Chigi.

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Per il Governo il clima “è la priorità” e per la prima volta sarà affrontata in maniera coordinata tra i vari ministeri, con un approccio sistematico e un’urgenza della quale Renzi e i vari ministri sembrano forse essersi resi conto. È questa l’unica novità importante che esce dagli Stati generali sui cambiamenti climatici tenutisi oggi a Montecitorio, mentre dal punto di vista dei contenuti non ci sono stati annunci sconvolgenti: se il carbone “è il nemico”, come ha affermato il premier, gas e petrolio, anche nazionali, restano centrali, almeno come “fonti ponte”.

L’incontro, fortemente voluto dal ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, ha riunito mezzo Governo, personalità importanti come la ministra dell’Ambiente francese Ségolène Royale, il cardinale Peter Turkson, coordinatore dei lavori dell’ultima Enciclica papale sull’ambiente e un ampio ventaglio di enti ed associazioni del mondo dell’energia e dell’ambientalismo.

Tutti sembrano d’accordo sulla necessità di agire in fretta e sul fatto che la questione clima sia centrale per l’intera economia del Paese. “Negli anni ’90 i fenomeni meteorologici estremi erano 5-6 all’anno, nel 2013 sono stati 351, nel 2014 oltre 400. Hanno interessato 220 comuni, causando 4 miliardi danni, 10mila sfollati e oltre 30 morti”, ha fatto notare Erasmo D’Angelis, capo struttura di Missione contro il dissesto idrogeologico a Palazzo Chigi.

Gli ha fatto eco Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo Cambiamenti Climatici, che ha avvertito sulle conseguenze che il riscaldamento globale porterà alla Penisola: “precipitazioni ridotte ma più intense e concentrate, temperature più elevate con un clima da Nord Africa e sulla sponda Sud del Mediterraneo una siccità che aggraverà le tensioni geopolitiche”.

D’altra parte come ha ricordato anche il cardinale Turkson, “non ci sono crisi separate, ma solo una sola complessa crisi socio-ambientale: serve quindi un approccio globale”.

Sullo stesso tono anche le parole di Segolene Royal: “Dobbiamo agire – sottolinea la ministra francese – perché l’inazione climatica costa più dell’azione, i rapporti economici lo hanno dimostrato. Serve una terza rivoluzione industriale ma in chiave ecologica”.

L’annuncio dell’esecutivo è appunto quello di un’azione coordinata in vista della COP 21 di Parigi, una strategia che coinvolga tutti i ministeri per preparare un piano Clima, che passerà anche per l’atteso Green Act. “Il gruppo dirigente italiano – ha dichiarato Matteo Renzi nel suo intervento – deve prendere su di sé l’impegno di assumere l’orizzonte di Parigi come l’occasione per trasformare questo tema in priorità politica, abbiamo sei mesi di tempo nei quali tutti i giorni in tutti i settori si faccia un passettino in avanti”.

A chiedere un’azione coordinata verso Parigi sembra essere soprattutto il ministro Galletti, quasi a rompere l’isolamento che, almeno negli ultimi due governi, il Minambiente ha vissuto sul tema: “ho voluto questo incontro perché la questione non può essere affrontata dai singoli ministeri, magari dando messaggi diversi: deve agire tutto il Governo, si parla dell’idea che abbiamo di Italia e del futuro”, ha spiegato.

L’obiettivo che Galletti vorrebbe fosse raggiunto alla COP 21 di Parigi? “Un accordo universale, ambizioso, durevole ma dinamico, con processi di revisione chiari e trasparenti”.

Il ministro ha anche descritto – a grandissime linee – i contenuti dell’atteso Green Act: secondo la slide proiettata parlerà di energia (efficienza e rinnovabili); consumo risorse (dissesto idrogeologico, bonifiche, mare e riforestazione); rifiuti; protezione natura (agricoltura sostenibile, tutela della biodiversità); green economy (fiscalità ambientale, settori produttivi , innovazione) e rigenerazione urbana (infrastrutture verdi, mobilità sostenibile).

Che la lotta ai cambiamenti climatici possa essere “un’occasione di crescita” per l’Italia lo ha ricordato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, che ha spiegato che il nostro Paese “deve adottare una strategia industriale che dia forza alle politiche ambientali”. La sfida, ha auspicato, “è quella di avere un’economica che internalizzi gli obiettivi ambientali”. Ma nell’incontro non sono state fornite novità concrete su uno dei principali strumenti che potrebbe permettere di imprimere questa svolta, la carbon tax, che introdotta dalla legge delega fiscale resta tuttora inattuata.

D’altra parte, è emerso chiaramente, le fossili restano al centro della strategia di questo Governo: ricordando che si deve puntare sull’efficienza energetica e rinnovabili (“ma evitando errori fatti in passato”), De Vincenti ha affermato che la transizione “sarà graduale e che per affrontarla l’Italia ha scelto di puntare sul gas, differenziando gli approvvigionamenti”.

Concetto ribadito anche da Renzi in risposta a uno striscione “No Oil” dispiegato in sala da alcune attiviste: “oggi il nostro nemico è il carbone” anche se “le rinnovabili sono in alcuni settori una straordinaria forza del nostro Paese, una parte del solare soprattutto” resta il fatto che “da qui a domani mattina non finisce il petrolio nel nostro Pianeta, non finisce il gas, che forse è una sfida ancora più interessante”.

Foto di Sergio Ferraris

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