Tanti aspetti ostacolano l’affermazione delle tecnologie necessarie a rendere sostenibile l’impatto dell’uomo sul pianeta, dai costi alle azioni delle lobby delle industrie dei fossili. Ma c’è un caso in cui a far guardare con sospetto una di queste tecnologie, nonostante le sue grandi potenzialità, è … una favola. Parliamo delle case in paglia, che, quando vengono proposte, spesso sollecitano risposte del tipo «Ma hai presente la favola dei tre Porcellini? E se il vento me la fa volare via?», il tutto talvolta accompagnato da un’aria disgustata, come se fosse stato chiesto di vivere in un tucul. In effetti lo si può comprendere. Associando paglia e abitazione nella stessa frase, due cose vengono principalmente in mente: povere capanne o Lupi Cattivi che la soffiano via.

Eppure, poche settimane fa, ha fatto notizia su vari media il fatto che nel pieno centro di Roma ci sia una famiglia che vive in una casa di paglia, in realtà costruita nel 2012, suscitando molto interesse, ma anche commenti ironici, nonostante si trattasse in realtà solo dell’ultima arrivata della legione di case dello stesso tipo presenti in Europa e, ultimamente, anche in Italia.

«Le moderne case in paglia sono tutt’altro che favole o retaggi arcaici», spiega l’architetto Michele Ricci del marchigiano studio di architettura sostenibile Archètica, uno dei pochi che in Italia offre questo tipo di abitazioni. «Queste abitazioni devono soddisfare gli stessi standard di durata e sicurezza di quelle convenzionali e in più offrono vantaggi unici fra cui, non ultimo, la possibilità di auto costruirle in toto o in buona parte», continua Ricci.

Sì, perché realizzare una casa in paglia somiglia un po’ al gioco del Lego: si tratta essenzialmente di impilare, su fondamenta in cemento impermeabilizzate per impedire la risalita di umidità, mattoncini di circa 45x35x100 centimetri e 20 kg di peso, cioè balle di steli di cereali seccati e fortemente compressi, a formare i muri dell’abitazione. A legare le balle-mattoncini fra loro, pali di legno incastrati al loro interno secondo schemi precisi.

I muri vengono poi compressi ulteriormente con cinghie e coperti con uno spesso strato di intonaco, che protegge la paglia dagli agenti esterni e rinforza la struttura. Il tutto viene, infine, sormontato da un tetto di legno, anch’esso isolato con paglia, e il gioco è fatto. Ed è un gioco che uno, con un po’ di coraggio e sotto la supervisione di un esperto o dopo aver frequentato un corso di formazione, può anche tentare di giocare da solo, risparmiando un sacco di soldi.

«In realtà questo tipo di costruzione con la paglia autoportante, pur essendo largamente usato all’estero, in Italia non è più consentito – precisa Ricci – perché i regolamenti edilizi, dal 2008, prevedono che la parte portante possa essere solo in muratura, cemento, acciaio o legno. La cosa è paradossale perché anche in Italia ci sono edifici di quel tipo, costruiti prima delle nuove regole, perfettamente funzionanti, come un albergo di quattro piani in Alto Adige. Da allora, comunque, bisogna prevedere nella casa di paglia una struttura portante in legno, progettata da un professionista, che verrà poi tamponata, fra palo e palo, con le balle. Dal punto di vista delle prestazioni cambia poco, ma di certo aumentano costi e complessità dell’opera, diminuendo le possibilità del fai da te ».

Ma perché uno dovrebbe voler vivere in una casa così? «Perché i vantaggi sono straordinari – risponde Ricci – ad iniziare dall’eccezionale isolamento termico e acustico, che porta le case in paglia ben fatte ad essere al minimo in classe A+, se non addirittura essere case passive, che si scaldano cioè solo con il calore di persone ed elettrodomestici. Ci sono poi i costi: anche facendole realizzare a una ditta, le case in paglia e legno vengono a costare circa il 30% in meno di quelle in muratura di pari prestazioni. Infine, ma non meno importante, la sostenibilità. Tutta la casa è fatta in materiale organico, e gran parte di questo è veramente a chilometro zero: il materiale per i muri può essere chiesto al contadino più vicino, specificandogli solo che le balle di paglia devono essere compresse al massimo possibile. L’intonaco interno, ma non l’esterno, che deve resistere alla pioggia, può poi essere in terra cruda, cioè un misto di argilla e sabbia raccolte nella zona, che oltre a essere sostenibile, ha anche il vantaggio di assorbire e rilasciare umidità, aumentando ulteriormente il comfort. Il tutto senza sacrificare nessuno dei servizi moderni delle case convenzionali». Anche queste ultime, volendo, possono godere almeno in parte dei vantaggi della paglia, costruendo con questa cappotti esterni o strati isolanti interni.

Ma veniamo invece a dubbi e pregiudizi sulle case di paglia al 100%, che sicuramente stanno aggirandosi nella mente di molti lettori. Il primo da dissipare è che queste case siano un retaggio del più remoto passato. In realtà case realizzate con balle di paglia compressa appaiono solo quando furono disponibili le macchine per comprimere quanto lasciato sui campi dopo il raccolto. Le prime abitazioni di questo tipo furono infatti costruite da coloni nel Nebraska alla fine del XIX secolo, per mancanza di altro materiale da costruzione. Una volta terminate, però, scoprirono che erano tanto confortevoli da essere ancora oggi comuni da quelle parti.

Ci sono poi i dubbi su resistenza al fuoco o terremoti e alla durata nel tempo, visto che la paglia potrebbe essere aggredita da insetti o dall’umidità. L’architetto marchigiano non si scompone. «Dubbi legittimi, ma non fondati. Prove in laboratorio hanno mostrato che un muro di paglia intonacata resiste più tempo a un fuoco a 1100 °C di uno in calcestruzzo: 90 minuti contro 30. La ragione è che la paglia compressa, mancando di ossigeno al suo interno brucia molto lentamente. Lo stesso per quanto riguarda i sismi: test su banchi di prova che simulavano scosse molto violente, hanno mostrato una resistenza eccezionale delle elastiche case di balle di paglia. Infine la durata: la paglia, non è fieno, che contiene parti delle piante proteiche o grasse, e quindi deperibili, ma solo lo stelo dei cereali, cioè cellulosa essiccata che, isolata da guaine impermeabili in basso e in alto e dall’intonaco ai lati, si rivela inerte e duratura, tanto che alcune delle prime case costruite in balle di paglia sono ancora utilizzate dopo 130 anni, così come lo è la prima europea, realizzata a Parigi nel 1921».

Certo, per garantire queste durate la paglia deve essere perfettamente asciutta prima di sigillarla, e i muri devono essere sempre tenuti in ottimo stato, e ogni crepa si dovesse formare prontamente riparata per impedire all’acqua di filtrare dentro, soprattutto se si vive in aree umide, come le rive dei laghi. Altrimenti ci si troverà con una casa fatta di compost …

Ma un muro fatto di intonaco con flessibile paglia dietro, regge la pressione di una persona appoggiata, o al peso di un quadro? «L’intonaco è molto più spesso del normale, 4-5 centimetri, e può reggere tranquillamente spinte e normali oggetti appesi. Nel caso si preveda però di appendere cose molto pesanti, come i pensili della cucina, è meglio predisporre una cornice di legno nel muro»,  spiega Ricci.

I vantaggi delle case di paglia verrebbero confermati da notizie apparse su Internet di una di queste abitazioni, costruita da due giovani architetti, che non solo sarebbe costata solo 45.000 euro, ma funzionerebbe anche ad isola, senza apporto esterno di energia. Abbiamo tentato di parlare con gli autori, ma dopo numerosi appuntamenti telefonici mancati, hanno ammesso, non si sa perché, di non voler parlare con la stampa.

«Anch’io, pur avendoli incontrati, non sono mai riuscito ad avere dettagli sulla loro realizzazione», conclude Ricci. «Non so quindi come possa funzionare a isola questa casa e se i prezzi indicati siano realistici. Le case che realizziamo noi, comunque, costano sui 1100 euro al metro quadro e sono in effetti staccate dalla rete del gas, anche se non da quella elettrica. Il solare termico pensa all’acqua calda e il fotovoltaico contribuisce ai consumi elettrici, compresi quelli di pompa di calore per il riscaldamento e dei fornelli ad induzione, ma fino a che non ci saranno accumulatori molto più economici, e con i medi consumi elettrici, staccarsi del tutto dalla rete elettrica resta ancora troppo costoso». Paglia o non paglia.

(Articolo pubblicato originariamente il 10 giugno 2015)