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Come può rispondere l’Italia alla sfida del clima

Gli Stati generali sui cambiamenti climatici convocati a Roma il 22 giugno dal Governo rappresentano un positivo segno di attenzione, soprattutto se saranno seguiti da un coordinamento delle attività dei vari ministeri. Ma affinché il Paese possa cogliere la sfida occorre un concreto e deciso impegno di questo e dei futuri Governi.

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In attesa che venga elaborato un piano climatico coerente e adeguato, può essere utile, in vista di Parigi e oltre, fare qualche ragionamento sui percorsi di decarbonizzazione che il nostro Paese potrà/dovrà avviare.

Come primo riferimento va considerato l’obiettivo europeo, legalmente vincolante, di arrivare al 2030 ad un livello di emissioni climalteranti inferiore del 40% rispetto a quello del 1990. Avendo anche ben presente, sullo sfondo, la necessità di ridurre dell’80% le emissioni entro il 2050. Un impegno da valutare con grande attenzione, specie quando si devono programmare investimenti strutturali di lungo periodo (centrali, rigassificatori, gasdotti, ecc.).

Partiamo dalla possibile evoluzione della domanda. Nel secolo scorso i consumi erano caratterizzati da un andamento costantemente positivo: quello che variava era il tasso di crescita e la correlazione con il PIL. I consumi energetici dei prossimi decenni vedranno invece un deciso calo, con una marcata divaricazione rispetto all’andamento dell’economia. Nel settore elettrico la riduzione sarà invece limitata perché aumenterà l’elettrificazione del sistema energetico.

Il comparto che subirà le maggiori riduzioni dei consumi sarà quello civile grazie alla progressiva accelerazione della riqualificazione spinta di interi edifici e quartieri che potrebbe portare, alla fine del prossimo decennio, a risparmi energetici annui 10 volte superiori rispetto a quelli attuali. In sostanza, grazie a soluzioni finanziarie innovative che consentiranno, con una partita di giro, di valorizzare la riduzione delle importazioni di metano, e alla riorganizzazione dell’offerta anche attraverso l’industrializzazione degli interventi, sarà possibile non solo estrarre lo “shale gas” rappresentato dal taglio dei consumi del nostro inefficiente parco edilizio, ma anche risanare interi quartieri.

Continuerà anche l’aumento dell’efficienza energetica del comparto industriale, profondamene toccato dalla crisi e dalla globalizzazione. Le trasformazioni strutturali prevedibilmente continueranno con una progressiva accentuazione delle scelte verso processi e produzioni circolari. Una scelta quasi scontata, in un Paese come il nostro, povero di materie prime. Ad esempio, si ridurrà drasticamente il ruolo della petrolchimica, parzialmente compensato dalla realizzazione di nuove bioraffinerie alimentate dai territori circostanti. La rivoluzione digitale consentirà di ridurre i consumi nei comparti tradizionali e si diffonderanno innovazioni come la stampa 3D in grado di favorire l’emergere di nuove imprese.

Sul versante dei trasporti si faranno strada alternative come il biometano e i biocarburanti di seconda generazione, ma la vera novità verrà dalla mobilità elettrica, che nel prossimo decennio vedrà una crescita esplosiva, con veicoli sempre più connessi fino ad arrivare a quelli senza guidatore. E naturalmente si espanderanno le soluzioni soft, come il car e il bike sharing, Uber, Bla Bla Car, car pooling, ecc., che porteranno ad una riduzione fisica del numero di auto.

Passiamo adesso all’offerta di energia per capire come potrà continuare la marcia verso la decarbonizzazione. Cominciamo con il settore dove già sono stati ottenuti risultati straordinari, purtroppo incautamente seppelliti dalle polemiche sugli incentivi. Parliamo ovviamente della generazione di energia elettrica, con le rinnovabili che nel 2014 hanno soddisfatto il 37% della domanda elettrica. A questa percentuale ha contribuito la percentuale del fotovoltaico, 7,5%, la più elevata quota solare al mondo.

Da un paio di anni è in atto un rallentamento di questa corsa e ci si deve aspettare che la crescita delle rinnovabili continuerà in tono minore. Ma, attenzione, questa dinamica sarà caratterizzata dal progressivo imporsi dell’abbinamento fotovoltaico+accumulo nel prossimo decennio, con i prezzi dei moduli solari che si dimezzeranno nel 2025. La corsa si accelererà poi verso il traguardo dell’elettricità 100% rinnovabile, o quasi, al 2050.

La transizione verso una smart grid consentirà inoltre al nostro Paese di acquisire in anticipo sofisticate competenze che potranno poi utilmente essere applicate all’estero. Più in generale, considerando che gli investimenti mondiali sulle rinnovabili si moltiplicheranno per 3-4 volte nei prossimi 10-20 anni, si allargherà lo spazio per le nostre imprese che già adesso stanno intervenendo in molti Paesi. Con una riflessione anche sul versante della produzione delle tecnologie verdi grazie anche ad alleanze internazionali, come quelle che si prefigurano con il raddoppio degli investimenti in ricerca previsto dal ‘programma Apollo’ che dovrebbe partire dopo Parigi.

Sul fronte dell’offerta di energia non va dimenticata la quota di calore a diverse temperature utilizzata nel settore civile e in quello industriale. Il solare farà la sua parte, come pure le biomasse. Per queste ultime andrà avviato un serio programma di gestione dei boschi che consenta di utilizzare in maniera razionale questo enorme patrimonio, al momento in larga parte in stato di abbandono. L’uso di benzina e diesel nei trasporti, infine, andrà riducendosi per la razionalizzazione della mobilità, l’aumento dell’efficienza dei mezzi e l’irruzione nel mercato dei veicoli elettrici.

In questo scenario andrà anche contemplata la possibilità di sottrarre il carbonio dall’atmosfera sia con soluzioni tecnologiche, sia soprattutto attraverso l’incremento dell’humus nel suolo, grazie ad esempio all’applicazione su larga scala del “biogas fatto bene”.

Naturalmente non si tratta di un percorso né facile né automatico, pur in presenza di vincoli climatici destinati a divenire sempre più stringenti. Per avviare questa transizione occorre visione e capacità di governare i cambiamenti utilizzando tutte le leve, ad iniziare dalla fiscalità ambientale. Finora non si è percepita l’importanza che la “Energiewende”, la svolta energetica, può svolgere anche per rilanciare l’economia.

Gli Stati generali sui cambiamenti climatici convocati a Roma il 22 giugno dal Governo rappresentano un positivo segno di attenzione, specie se saranno seguiti da un coordinamento delle attività dei vari ministeri (un passaggio decisivo e mai veramente avviato) e da una reale interazione con gli attori nella società civile e produttiva. Ma perché il Paese possa cogliere la sfida occorre un deciso salto di qualità nell’impegno di questo e dei futuri Governi.

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