Il declino nel carbone negli Usa sta per subire una brusca accelerata. Il parco di generazione dovrà trasformarsi in fretta, ma la transizione non avrà costi proibitivi e taglierà in maniera sensibile le emissioni del sistema elettrico americano. Lo dimostra un’analisi condotta dall’Energy Information Administration, l’agenzia per l’energia americana, sulle nuove regole che l’Environmental Protection Agency (EPA) sta per approvare, norme che pongono dei limiti alle emissioni delle centrali e fissano a livello dei singoli Stati degli obiettivi di riduzione dei gas serra, da raggiungere passando da carbone a gas, rinnovabili e nucleare.

Le nuove regole del Clean Power Plan federale, si stima, porteranno alla chiusura di centrali a carbone per ben 90 GW, più del doppio delle dismissioni che ci sarebbero state da qui al 2040 senza questo intervento. La maggior parte delle chiusure, si legge, avverrà entro il 2020 e questo non dovrebbe produrre un impatto eccessivo sui prezzi dell’elettricità: previsti aumenti di circa il 4% rispetto ad uno scenario business as usual (BAU)

Quanto alle emissioni, entro il 2030, saranno dai 484 ai 625 milioni di tonnellate di CO2 in meno. Grazie alle nuove regole, le emissioni del settore elettrico al 2030 saranno dal 29 al 36% inferiori rispetto ai livelli del 2005.

Se non ci fosse stato il Clean Power Plan, afferma la EIA, da qui al 2040 sarebbero andati in pensione comunque 40 GW di centrali a carbone, ma ne sarebbero state realizzate altre, facendo registrare una leggera crescita. Invece le regole EPA ne faranno chiudere molte e la previsione è che al 2030 la produzione elettrica da questa ‘fonte sporca’ sia del 27% inferiore rispetto ad uno scenario business as usual.

La previsione di quel che accadrà ovviamente è indicativa, anche perché le regole EPA non sono ancora nella loro versione finale, che sarà nota tra tre mesi. Quel che va sottolineato è che questa analisi degli effetti delle nuove politiche statunitensi sulle emissioni del settore elettrico, che essendo della ‘EIA è peraltro la più autorevole, è anche molto più tranquillizzante di altre.

Nello scenario piuttosto allarmistico dipinto da North American Electric Reliability Corp. (think tank legato alle utility) e in quello di un’altra società di consulenza, NERA Economic Consulting, le regole EPA non avrebbero lasciato tempo sufficiente ai produttori di adattare il parco di generazione, creando problemi di affidabilità della fornitura e, secondo NERA, facendo aumentare il prezzo del kWh, rispetto al business as usual, del 12% entro il 2031, cioè il triplo di quanto previsto dalla EIA.

Secondo l’agenzia federale, invece, se in una prima fase un maggior ricorso al gas farà aumentare i prezzi, in una seconda fase crescerà molto di più il contributo delle fonti rinnovabili, diminuendo quello del gas e facendo scendere anche i prezzi elettrici (4% superiori allo scenario business as usual).

Al 2030 il contributo delle rinnovabili secondo l’EIA sarà del 53% più alto che in uno scenario business as usual, mentre la produzione da gas è prevista in aumento fino al 2020 (+4% sul BAU) per poi ritornare a livelli simili agli attuali al 2030.

Insomma, le politiche messe in campo dall’EPA, che sono lo strumento principale degli Usa per ridurre le emissioni, potrebbero dare una notevole accelerata alla transizione energetica del Paese.