In uno scenario “ottimistico” in Italia appare possibile arrivare ad installare fino a 500 MW di fotovoltaico nel 2015 e avere un mercato da circa 600 MW l’anno fino al 2020; in uno più conservativo l’installato per l’anno in corso si fermerebbe a 400 MW e a circa 300 in media l’anno nei successivi.

La previsione nasce da un confronto con gli operatori condotto dai ricercatori dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano ed è contenuta nel Renewable Energy Report 2015, il primo dei rapporti dell’E&S Group a mettere sotto un unico “cappello” fotovoltaico, eolico, biomasse, idroelettrico. Un lavoro zeppo di dati interessanti, che sarà presentato il 19 maggio a Milano, ma che QualEnergia.it ha potuto sfogliare in anteprima.

Il capitolo sul fotovoltaico parla di “un salto indietro nel tempo”, con il FV italiano che “torna ai suoi albori” in quanto a volumi. La nuova potenza installata nell’ultimo anno, si rileva, è stata di soli 385 MW, con un mercato da 658 milioni di euro. In termini di potenza installata si tratta di poco più del 22% rispetto al valore del 2013 e in linea invece con i valori del 2008.

Nel 2014 il segmento di mercato più importante è tornato ad essere quello residenziale e dei piccoli impianti, che pesa per il 59% delle nuove installazioni, mentre sono sostanzialmente spariti gli impianti di taglia superiore al megawatt.

Alla riduzione delle taglie dell’installato si è associata anche una sua redistribuzione geografica, con la Lombardia che conta nel 2014 da sola il 33% del mercato delle nuove installazioni. Più in generale, nel 2014 quasi il 42% delle nuove installazioni è stata fatto al Nord, il 35% al Centro e solo il 23% al Sud.

Per quanto riguarda le previsioni per il periodo 2015-2020, il confronto con gli operatori fatto dai ricercatori identifica due scenari possibili: uno «ottimistico», che vede l’effettiva diffusione dei SEU come stimolo alla realizzazione di impianti anche di media taglia anche attraverso l’estensione dei benefici dei SEU (da tempo invocata dal settore) alla configurazione ‘un venditore-molti clienti’ allacciati alla stessa porzione di rete (il cosiddetto modello «condominio» o «centro commerciale»); uno «conservativo», che vede invece un sostanziale consolidamento del mercato residenziale, ma un ulteriore calo delle installazioni negli altri segmenti di mercato.

Nel primo caso, come anticipato, si potrebbe arrivare a installare sino a 500 MW nel 2015; nel dettaglio circa 250 MW nel residenziale, 240 MW di impianti di medie dimensioni e 10 MW per i grandi impianti, come coda di realizzazioni previste nel corso del 2014. Mentre negli anni fino al 2020 si potrebbero installare sino a 600 MW/anno, con una spartizione pressoché uniforme tra il mercato residenziale e quello degli impianti fino ad 1 MW, toccando un totale di installazioni pari a 21,8 GW di potenza.

Nello scenario “conservativo”, invece, il mercato si attesterebbe a circa 400 MW nel 2015 e solo a circa 300 MW/anno al 2020, in larghissima parte ascrivibili al mercato residenziale, portando ad un totale installato di poco superiore ai 20 GW.

Per entrambi gli scenari, ricordiamo per inciso, si tratta di previsioni molto più pessimistiche rispetto ad altre di cui abbiamo già parlato: ad esempio IHS per il 2015 prevede che si installino circa 7-800 MW e che nei prossimi 5 anni si aggiungeranno nel complesso 8 GW di nuova potenza, una media di 1,5 GW all’anno che farebbe dell’Italia il settimo mercato al mondo.

Il giro d’affari del fotovoltaico in ogni caso, si legge nel report del Politecnico, può contare anche sull’enorme parco di impianti FV esistenti: 18.320 MW al termine del 2014 che hanno contribuito nel 2014 a soddisfare quasi l’8% del fabbisogno elettrico complessivo del nostro Paese.

Se si guarda quindi all’installato complessivo è possibile valutare l’impatto del fotovoltaico in termini di volume d’affari – senza considerare gli incentivi – pari a quasi 1,8 miliardi di euro, cioè oltre 2,7 volte il mercato primario (installazioni 2014). Nel dettaglio, 358 milioni di euro sarebbe il giro d’affari per i servizi di Operation&Maintenance; 215 milioni quello per i servizi assicurativi e 1,2 miliardi quello per la componente di sola vendita dell’energia (senza considerare gli incentivi).