Rinnovabili 2030 in Italia al 61%, rendendo rotativo il contatore incentivi

Le rinnovabili nel sistema elettrico italiano. Questo il tema del nuovo Rapporto Annuale Irex realizzato dagli economisti di Althesys. Il calo degli investimenti domestici, la crescita di quelli italiani all'estero, il consolidamento dell'effetto peak shaving del fotovoltaico sul PUN e alcune ipotesi per obiettivi ambiziosi nello sviluppo delle rinnovabili al 2020-2030.

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Come si stanno collocando le rinnovabili all’interno del sistema elettrico italiano? A questo quesito, in estrema sintesi, vuole rispondere il nuovo Rapporto Annuale Irex realizzato dagli economisti di Althesys, coordinati da Alessandro Marangoni. Quest’anno il titolo del report, presentato ieri, 22 aprile, al GSE, è “Strategie aziendali, competizione globale e politiche nazionali nel settore italiano delle rinnovabili” (in basso la sintesi in pdf).

La relazione del professor Marangoni è partita dal quadro degli investimenti italiani sia in nuovi impianti a fonti rinnovabili, sia riguardanti operazioni di merger e acquition (operazioni avvenute in Italia e quelle delle imprese italiane all’estero). Nel 2014 ammontano a circa 7 miliardi di euro gli investimenti utility scale in fonti rinnovabili, una cifra importante anche se in calo del 10% rispetto al 2013 e con una diminuzione del peso degli investitori finanziari. Si parla di un totale di 4.736 MW di potenza installata (-19% sul 2013). Dall’analisi risulta che la quota degli investimenti che le imprese italiane fanno all’estero è in costante aumento: in termini di potenza è pari a circa l’88%. Solo quattro anni fa questa percentuale era del 20%.

In Italia risultano invece investimenti per circa 3,1 miliardi di euro (-14% sul 2013) e 1,8 GW in termini di potenza (-38% sul 2013). Gli investimenti calano in tutti i nuovi impianti a fonti rinnovabili.

Le imprese italiane delle rinnovabili, anche quelle di più piccole dimensioni, hanno investito all’estero almeno 2,5 miliardi nel 2014. Le acquisizioni sono quasi la metà delle operazioni e contribuiscono al costante aumento della concentrazione del settore. Il consolidamento è uno dei trend più evidenti: le maggiori 10 imprese coprono il 40% delle operazioni e oltre il 50% degli investimenti complessivi.

Lo studio di Althesys si concentra poi sull’evoluzione degli effetti sui prezzi della produzione da fotovoltaico. L’impatto rimane importante anche nel 2014, nonostante la domanda sia calata così come il prezzo all’ingrosso. Nel grafico si può notare come (curva blu) cala l’andamento del PUN dal 2011 al 2014, mentre quello della generazione da FV (curva gialla) è in salita. Le barre rosse si riferiscono all’impatto sul prezzo dell’effetto peak shaving, che nel 2014 va da circa 5,8 ad un massimo di 24 €/MWh. Infine, in alto si legge come il beneficio totale sul PUN riferito al fotovoltaico si stia ormai consolidando e, sebbene in leggero calo rispetto al 2013 (a causa appunto del calo della domanda, per l’autoconsumo e per la diminuzione del PUN stesso), si sia attestato nel 2014 a 896 milioni di euro.

La crescita delle rinnovabili in Italia sta avendo o avrà un impatto significativo sull’equilibrio complessivo del sistema? Il rapporto ha analizzato l’adeguatezza ‘a salire’ e ‘a scendere’, considerando l’attuale overcapacity, la consistenza della capacità di generazione efficiente e del carico prevedibile nel medio lungo periodo.

La conclusione dell’analisi è che nonostante la previsioni di dismissioni di termoelettrico il sistema resterà sostanzialmente in equilibrio: lo dimostrerebbe la stima, molto prudente secondo gli autori, di una potenza media disponibile alla punta di 68 GW contro una domanda di 56 GW. Insomma nessuna criticità a salire, anche considerando il contributo dell’import.

Dall’altra parte, la capacità di rispondere ad un calo molto forte della domanda (‘adeguatezza a scendere’) non dovrebbe, allo stesso modo, essere problematica tenendo conto della crescita prevista delle rinnovabili (scenario inerziale al 2020 con una domanda al 38% coperta da FER). Nel caso invece ci sia un’impennata della potenza installata di rinnovabili sarà importante spingere sul fronte dell’export per risolvere parzialmente tale criticità.

Quali sono i reali effetti degli ultimi provvedimenti e il prevedibile andamento della spesa per incentivi per le rinnovabili non FV? Si stima che al momento vi sia circa mezzo miliardo di euro di gap di incentivi alla luce di ciò che doveva essere realizzato e quello che poi effettivamente è diventato operativo, un divario pari a circa il 79% (vedi tabella).

Dunque, 500 milioni di euro di incentivi non utilizzati per arrivare al tetto definito di 5,8 mld di euro. Per colmare in parte questo divario Althesys propone alcune ipotesi:

  • scorrimento automatico delle graduatorie e riduzione dei tempi per l’esclusione
  • maggiori parametri qualitativi per la selezione in aste e registri
  • definire un ‘tech premium’, un riconoscimento per quegli impianti che siano in grado di ridurre intermittenza o fornire servizi.

Ma, andando più in là nel tempo, quali scenari e strategie future si possono indicare per il settore elettrico in Italia e per lo sviluppo delle rinnovabili?

Innanzitutto, lo studio ricorda che il 2015 sarà il primo anno in cui gli oneri inizieranno a ridursi per effetto del phasing out dai Certificati Verdi e dai CIP6. Ma nel medio termine la politica energetica italiana si troverà ad un bivio: fermare l’incentivazione con l’esaurirsi del contatore per le rinnovabili, oppure dare nuovo impulso rendendo rotativo il contatore e riallocando le risorse che progressivamente si libereranno nei prossimi anni.

Nel report si elabora, come ipotesi di scenario di lungo periodo, anche un obiettivo ambizioso di penetrazione delle rinnovabili: copertura della richiesta elettrica da FER al 2020 di circa il 42% e del 61,5% nel 2030 (100 GW installati, di cui 35,5 di FV), come mostrato nel grafico.

L’Italia per ottenere questi obiettivi potrebbe destinare nuovi incentivi alla rinnovabili mediamente pari a 780 milioni di euro all’anno durante il periodo 2016-2020 (corrispondenti all’82% delle risorse che si libereranno). Questo ammontare di incentivi potranno arrivare a 1.670 milioni di € nel periodo 2020-2030 (pari al 51% delle risorse liberate).

Sulla base di questa ipotesi il sostegno alle rinnovabili (e non tutti i nuovi progetti avranno bisogno ovviamente di incentivi), comprensivo di vecchi e nuovi oneri, si potrà mantenere costante intorno ai 12,5 miliardi di euro fino al 2023, per poi ridursi progressivamente a 8,5 miliardi nel 2030 (si veda grafico in basso), fino ad esaurirsi nei dieci anni successivi.

Sebbene, il professor Marangoni, parli di un ‘esercizio di scuola’, si può capire bene che, se ci fosse solo una vera volontà politica, il percorso verso la roadmap 100% rinnovabili al 2050 potrebbe essere intrapreso da subito e senza pesare ulteriormente sulle bollette degli italiani. Ma questo è un  capitolo che dovrà essere affrontato con maggiore attenzione. Speriamo a breve.

Sintesi Report IREX 2015 – Althesys (pdf)

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