Gli oneri generali di sistema arriveranno nel 2015 a 15 miliardi di euro: l’aumento rallenta nettamente rispetto agli anni precedenti, ma siamo comunque al doppio rispetto ai 7,472 miliardi di € del 2011. Nonostante questo i clienti domestici italiani pagano il kWh meno degli altri europei, grazie alla struttura progressiva della tariffa nostrana, che premia i consumi sotto i 5000 kWh/annui, la fascia in cui ricadono il 96% dei clienti. A pagare più caro sono i clienti industriali, anche se il differenziale con gli altri Stati UE si è ridotto sensibilmente dal 2013 al 2014.

Sono questi alcuni dei dati presentati dall‘Autorità per l’Energia alla Commissione Industria del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui prezzi finali di elettricità e gas (vedi la memoria presentata in audizione, in basso).

Il peso degli oneri sulla bolletta, evidenzia la relazione, neutralizza in gran parte il calo del prezzo dell’elettricità all’ingrosso, che nel primo trimestre 2015 è proseguito, con un -12% rispetto al trimestre precedente (anche se a febbraio e marzo la tendenza su base annuale si è invertita). Per l’utente domestico gli oneri di sistema ora sono pari al 24% della bolletta (il 32,6% per gli utenti del terziario, secondo l’indice ICET di Confcommercio).

L’aumento di questi anni è dovuto in gran parte alla componente A3, destinata agli incentivi alle rinnovabili e alle assimilate e passata da 6,5 a 12,9 miliardi negli ultimi 4 anni (vedi tabella).

Come si vede, l’aumento dell’A3 è però fortemente rallentato dal 2013 al 2014 rispetto agli anni precedenti e rallenterà ulteriormente nel 2015, grazie anche alle misure del pacchetto taglia-bollette del decreto Competitività, tra cui il famigerato spalma-incentivi fotovoltaico.

A tal proposito, il presidente dell’Aeegsi, Guido Bortoni, plaude all’approccio del decreto, “che persegue la riduzione degli oneri più che della loro redistribuzione”, ma sottolinea che anche su come su questo secondo aspetto bisognerà intervenire. Bortoni ha infatti manifestato “forti preoccupazioni” per la “notevole complessità che si è venuta a creare per la sovrapposizione di diversi meccanismi” è cioè le agevolazioni agli energivori (art. 39 del DL Crescita 83/2012) e il taglia-bollette a vantaggio delle PMI contenuto nel DL Competitività.

L’Autorità auspica che “si concluda ben prima del mese di settembre di questo anno” il procedimento in corso presso la Commissione europea, in merito alla verifica della compatibilità delle agevolazioni agli energivori con la nuova disciplina europea in materia di aiuti di Stato. Solo così, si precisa, “si potranno eliminare le incertezze oggi presenti”, cogliendo anche “l’occasione per una razionalizzazione e semplificazione della normativa in materia”.

Altro tema che come sappiamo preoccupa molto il Regolatore è quello di una possibile riduzione della base imponibile, per effetto di un aumento dell’energia autoconsumata, quasi completamente esente dal pagamento degli oneri. È per questo, ha spiegato Bortoni, che nella riforma che si sta preparando si attuerà “uno spostamento verso le componenti fisse, proporzionali alla potenza, del gettito, in modo da risultare meno sensibile alle fluttuazioni della domanda.”

Nella presentazione, come anticipato, c’è anche un confronto tra le bollette italiane e quelle degli altri Stati europei. Per i clienti domestici  emerge che chi ha consumi fino a 5.000 kWh/anno – pari al 96% dei clienti – paga meno rispetto agli altri Paesi, un vantaggio per i consumatori italiani dato proprio da quella struttura progressiva della nostra bolletta che sarà presto superata dalla riforma in arrivo (nel grafico la fascia di consumi 1000-2500 kWh/anno).

Alle famiglie italiane che consumano meno di 1.000 kWh/ano, per esempio, l’elettricità costa il 33% in meno di quanto pagano le famiglie tedesche e il 38% in meno rispetto alle famiglie spagnole. Se consumano tra i 2.500 e i 5.000 kWh/anno, invece, pagano il 20% in meno delle famiglie tedesche, ma il 3% in più di quelle spagnole.

Al di sopra della soglia dei 5.000 kWh il rapporto invece si capovolge e se si passa ai consumatori industriali è l’esatto contrario (vedi grafico).

Per consumi tra 20 e 500 MWh l’Italia ha prezzi tra i più elevati in Europa. Per questi clienti, tuttavia, si è avuta una significativa riduzione dei differenziali rispetto al 2013, specie nei confronti di Germania e Spagna, passati rispettivamente dal 7,6% allo 0,6% e dal 27% al 24%.

La memoria dell’audizione (pdf)