Termoelettrico, tutti i numeri della crisi

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Dal Ministero dello Sviluppo Economico i dati sul termoelettrico italiano, travolto da overcapacity, calo della domanda e rinnovabili. Nell'ultimo anno autorizzate chiusure per 3,7 GW ed è in corso il procedimento per dismetterne altri 4,1. La sola Enel ha annunciato di voler spegnere definitivamente 23 impianti per oltre 11 GW.

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Nell’ultimo anno il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato chiusure di centrali termoelettriche per circa 3,7 GW di potenza. L’anno precedente erano andati in pensione 2,1 GW di impianti a fonti convenzionali, mentre è in corso l’istruttoria per chiudere altri 4,1 GW. Sono i numeri della crisi del termoelettrico così come riassunti nel rapporto del Ministero dello Sviluppo Economico sull’andamento delle autorizzazioni per la realizzazione o il potenziamento di centrali termoelettriche superiori a 300 MW (allegato in basso).

Come si vede dalla tabella, non entrano in esercizio nuovi impianti dal 2012, ma anche il 2011 non aveva visto accendersi nuove centrali, mentre c’è stata una forte crescita fino al 2010. Per il futuro l’unica capacità autorizzata e già in cantiere è relativa ai 430 MW di Turbigo in provinzia di Milano (oggi di proprietà Iren), che dovrebbero entrare in esercizio nel 2016. Per gli anni successivi sono stati autorizzati 2.865 MW, ma non è affatto certo che saranno realizzati.

Da marzo 2014 a febbraio 2015, si legge nel documento, il ministero ha autorizzato la chiusura di 7 centrali per 3.678 MW complessivi. Si tratta in particolare di Genova 3, Giugliano in Campania, Pietrafitta 3 e 4, Porto Marghera, Cassano D’Adda 1, Porto Tolle e Porto Empedocle PE2.

A questi vanno aggiunti i 2.100 MW chiusi nei 12 mesi precedenti, e come detto, i 4.110 MW per i quali è in corso l’istruttoria di messa fuori servizio: si tratta degli impianti di Turbigo TL31, Livorno, Piombino, Montalto 3 e 4 e Rossano 3, 4 e TG “C” e “G”.

Tra gli impianti che verranno fermati molti sono di propietà dell’Enel. Al convegno di Assorinnovabili della settimana scorsa, Carlo Tamburani, country manager di Enel, ha confermato l’intenzione del gruppo di chiudere definitivamente 23 centrali, in parte già ferme, “per 11,5-12 GW di potenza”. Dismissioni che andrebbero ad aggiungersi ai 2,5 GW già fermati nel 2014. Nella stessa occasione il dirigente aveva annunciato che Enel presenterà entro fine mese un piano per riconvertire le sedi degli impianti pensionati, che, a seconda dei casi, “potrebbero diventare musei, data center o altro.”

La situazione di overcapacity, ha previsto il professor Alessandro Marangoni, nello stesso convegno, dovrebbe portare a dismissioni per circa 20 GW nei prossimi 2-3 anni. Come sappiamo, il termoelettrico italiano in questi anni è stato travolto da una tempesta perfetta fatta di overcapacity, calo della domanda e crescita delle rinnovabili.

Una situazione che ha colpito soprattutto i cicli combinati a gas, gli impianti con i costi di produzione più alti, che hanno sofferto molto anche della concorrenza, sul Mercato del Giorno Prima, dell’offerta a costo marginale pressoché nullo di eolico e fotovoltaico (si veda grafico sotto, cortesi prof Marangoni).

Nel 2014, dicono gli ultimi dati Terna, la produzione da termoelettrico è calata del 9,7%, passando a 165,7 TWh, ma il calo sarebbe ancora maggiore se si scorporassero da questo dato i 14 TWh che fanno riferimento alla produzione da biomasse.

Il documento del MiSE (pdf)

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