Occorre tenere sotto controllo lo sviluppo del teleriscaldamento come industria integrata con il territorio, in grado di attivare una filera locale di approvvigionamento della biomassa. La crescita del settore dall’attuale 4% al potenziale 16%, del calore e del raffrescamento necessari al nostro paese, è un indicatore di come questo comparto sia un possibile volano di crescita economica per i territori montani. Tuttavia sarebbe opportuno sostituire alla logica dell’incentivazione, una seria programmazione che renda sostenibile la filiera biomassa-energia da un punto di vista territoriale e culturale attraverso un percorso di costruzione industriale. 

Sono queste alcune delle considerazioni che sono emerse durante il convegno organizzato dalla FIPER (Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili) presso l’Università di Trento “Spazio Alpino e Bio-energie”. Obiettivo: fare il punto sul teleriscaldamento a biomassa in ambienti di montagna e individuare gli ostacoli normativi e di politica energetica che in qualche modo stanno frenando la sua crescita potenziale.

Il dibattito politico istituzionale che ha aperto i lavori, cui hanno preso parte Mauro Gilmozzi, Assessore all’Ambiente della Provincia Autonoma di Trento, Massimo Mucchetti, Presidente Commissione  Attività Produttive del Senato, On.Enrico Borghi, relatore Legge sulla Montagna, Albert Plangger, Commissione Affari Camera e Vittorio Prodi, Commissione Ambiente EU, ha fatto emergere chiaramente alcuni paradossi tipici del nostro sistema-Paese.

“Come FIPER – ha sottolineato il Presidente Walter Righini – siamo da sempre impegnati nella realizzazione di impianti di piccola taglia in stretto collegamento col territorio. Secondo una nostra indagine ci sarebbero 801 Comuni nelle zone montane, non ancora metanizzati, che potrebbero essere teleriscaldati. Ma a livello nazionale manca una legge quadro sul Teleriscaldamento e in questa incertezza normativa gli investimenti sono frenati. La rete del teleriscaldamento è una infrastruttura strategica e multi servizi per il territorio e se pensata con lungimiranza consente di essere sfruttata per altri servizi di pubblica utilità come, ad esempio, il passaggio dei cavi per il collegamento alla Banda Ultra Larga. Questo sta già avvenendo a Tirano utilizzando la rete della TCVVV Spa”.

Sotto la lente di ingrandimento anche l’attualità con i recenti disagi creati dal maltempo in Versilia con centinai di alberi abbattuti dal vento da rimuovere con urgenza. “E’ l’ennesimo episodio – ha sottolineato ancora Righini – del fatto che in Italia le cose si muovono solo quando c’è un’emergenza ambientale. Le piante cadute in Versilia secondo l’attuale normativa sui sottoprodotti a fini energetici sarebbero rifiuti, quindi non utilizzabili come biomassa. Però l’ARPAT Toscana con una lettera è intervenuta dicendo che in questo caso, vista l’urgenza e lo stato di emergenza, si possono utilizzare. Occorre fare chiarezza a livello legislativo  e come FIPER sollecitiamo da anni il Ministero a risolvere il problema una volta per tutte facendo in modo che i Comuni invece di avere un costo di smaltimento possano avere un’entrata economica”.

A conclusione del convegno la presentazione in anteprima del  libro realizzato dalla FIPER “Biomasse legnose: petrolio verde per il teleriscaldamento italiano”, un pubblicazione ricca di dati e schede tecniche realizzata con importanti contributi scientifici che indica un percorso utile per chi vuol meglio capire e condividere un nuovo modello di sviluppo alternativo alle fonti fossili e promuoverlo sul proprio territorio.

In precedenza, nel pomeriggio di ieri, l’Assemblea dei soci FIPER ha riconfermato Walter Righini alla Presidenza per il prossimo triennio. Vicepresidente Hanspeter Fuchs.