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Utility e fotovoltaico, tra resistenze e nuove aperture

Negli Stati Uniti il mondo delle compagnie elettriche da tempo è alle prese con l'avanzata dell'autoproduzione da fotovoltaico. Alcune utility continuano a provare a tagliare le gambe al FV su tetto, imponendo nuovi balzelli ai proprietari degli impianti, ma sono sempre di più quelle che includono la generazione distribuita nel proprio business model.

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In questa particolarissima fase storica il mondo delle utility è combattuto tra il mantenere un atteggiamento difensivo e ostacolare l’avanzata dell’autoproduzione da fotovoltaico o rassegnarsi al cambiamento e accogliere il solare distribuito nei propri modelli di business. Avevamo parlato di questo argomento con Marco Carta di Agici, riguardo alla situazione italiana. Altro mercato molto ‘movimentato’ da questo punto di vista sono gli Usa: qui troviamo da una parte alcune utility che continuano una dura guerra di trincea contro il FV su tetto, ma sempre più spesso sentiamo di compagnie elettriche che aprono alla generazione distribuita.

Partiamo dalle prime: il timore delle utility per la diffusione dell’autoproduzione energetica e della relativa erosione della domanda è noto e se ne è parlato molto fin dal report dell’Edison Institute che denunciava il rischio della cosiddetta ‘spirale della morte‘. Come in Italia con le pressioni per estendere all’energia autoconsumata gli oneri di rete e di sistema, anche negli Usa in molti spingono affinché anche chi autoproduce parte dell’energia partecipi appieno ai costi del sistema elettrico. Gli utenti che fanno generazione distribuita – secondo questa visione – sono essenzialmente dei freerider del sistema, perché pagano solo in parte (per l’energia prelevata dalla rete) le infrastrutture che usano e così danneggierebbero tutti gli altri utenti.

Quanto questa obiezione, teoricamente ammissibile, sia in realtà solo un pretesto che nasconde la reale intenzione di stroncare il FV su tetto lo mostrano le tariffe che alcune utility vorrebbero far pagare a chi ha un impianto solare su tetto. Ad esempio Salt River Project in Arizona serve circa un milione di clienti dei quali 12mila (a dicembre) avevano il FV su tetto, ma sta ricevendo circa 500 richieste di connessione di impianti FV al mese: ecco allora che sta proponendo cambiamenti normativi che costerebbero circa 50 $ al mese a chi ha un piccolo impianto fotovoltaico residenziale. Una cifra evidentemente pensata più per scoraggiare chi vuole installare il solare che per gestire eventuali squilibri nell’allocazione dei costi.

Una mossa simile la vorrebbe fare anche PNM in New Mexico, che alzerebbe di circa 30 $ al mese la bolletta di chi ha l’impianto FV. Scelte del genere, se si concretizzassero, viene da pensare, riuscirebbero probabilmente a rallentare la penetrazione del solare su tetto, ma sul medio-lungo termine, non appena i costi degli accumuli saranno scesi abbastanza, non farebbero altro che spingere molti utenti a staccarsi completamente dalla rete.

Se tra le compagnie elettriche c’è chi continua la (disperata?) resistenza, sempre più utility mostrano invece di voler aprire al solare su tetto. Ultima notizia in tal senso arriva dalla California, Stato americano di frontiera per quel che riguarda la transizione energetica verso le rinnovabili. Lì Pacific Gas & Energy ha inaugurato un’offerta commerciale che consente ai suoi clienti di approvvigionarsi esclusivamente con energia solare prodotta da piccoli impianti fotovoltaici installati su tetto. A fronte di un costo aggiuntivo (non proprio trascurabile) di 2-3 centesimi di dollaro a kWh, i consumatori potranno scegliere di coprire il 50 o il 100% dei propri consumi con energia prodotta da FV. Energia che l’utility acquisterà da generazione FV distribuita: il comunicato dell’utility parla di un servizio che permette anche a chi non ha un tetto adatto di avere energia eletricca da solare.

D’altra parte, guardando la classifica del NREL sulle utility più verdi degli Usa (purtroppo ancora aggiornata a fine 2013) si scopre che diverse hanno grosse fette di produzione da rinnovabili e che c’è anche chi, come Austin Energy, premia economicamente i clienti che autoproducono.

La generazione distribuita a qualche compagnia elettrica inizia a piacere. Ad esempio quest’estate APS in Arizona ha annunciato che, anziché realizzare un impianto FV da 20 MW a terra come inizialmente previsto, installerà la stessa potenza in piccoli impianti sul tetto di circa 3mila tra i suoi utenti. Questi non dovranno pagare l’impianto; anzi per 20 anni riceveranno un affitto di 30 dollari al mese per il tetto, sotto forma di sconto in bolletta.

Insomma, la grande azienda elettrica è saltata a pie’ pari nel business del solare residenziale, sfruttando i suoi punti di forza in quanto utility, cioè la capacità finanziaria e il rapporto con i clienti. La mossa, come si può immaginare, non ha fatto felici gli installatori indipendenti di impianti FV, ma potrebbe essere un buon esempio per altre utility. Conflitti di interesse a parte, le compagnie elettriche sono molto avvantaggiate rispetto ad altri soggetti nel conquistare il mercato dell’efficienza energetica e della generazione ‘a casa del cliente’.

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