Ripresa economica e ambiente: cabine di regia, Green Act e ‘Green Act fatto bene’

Mentre il governo fa i suoi primi passi sul tema ambientale e lavora ad una legislazione ad hoc, il “Green Act”, associazioni e componenti della società civile provano a indicare la strada per una vera conversione ecologica della nostra economia. E' il caso di Legambiente che ha presentato un suo documento, "Green Act che serve all’Italia": proposte legislative in 11 settori.

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Si è insediata oggi, 27 febbraio, al Ministero dello Sviluppo economico la “Cabina di regia” per l’efficienza energetica, così come richiesto dal decreto legislativo 102/2014 (art. 4 comma 4) che recepiva la Direttiva europea 27/2012. Il decreto interministeriale che stabilisce le modalità di funzionamento della cabina di regia era stato firmato il 9 gennaio 2015. Primo compito è di sviluppare un programma di riqualificazione energetica degli edifici della Pubblica Amministrazione centrale.

Sono state fissate a tale scopo le tempistiche per l’approvazione dei primi progetti di intervento e si è definito un cronoprogramma delle attività per la messa a punto della strategia per la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare nazionale e per l’attivazione del Fondo nazionale per l’efficienza energetica. A questo proposito si attendono a breve due decreti interministeriali. La Cabina di regia, di cui fanno parte esponenti del MiSE, del ministero dell’Ambiente, di Enea e GSE, ha deciso di effettuare una mappatura dei certificati di prestazione energetica già esistenti per gli edifici della Pubblica Amministrazione centrale, in modo da accelerare il piano di interventi. Tutte le iniziative prese saranno diffuse attraverso i siti internet dei due ministeri.

E mentre il governo fa i suoi primi passi istituzionali sul tema ambientale e lavora ad una legislazione, l’annunciato “Green Act”, che dovrebbe essere presentato entro marzo, associazioni e componenti della società civile si stanno muovendo per fornire idee e strategia ad un governo che finora è stato sordo su queste tematiche difronte ai richiami di esperti e operatori dell’economia low carbon.

A questo proposito ieri è stato presentato da Legambiente il “Green Act che serve all’Italia” con 11 i campi di intervento per lanciare una ripresa ambientale dell’economia. Un documento (qui nel dettaglio) che indica proposte legislative sui temi di fiscalità ambientale, città, bonifiche, energia, rifiuti, mobilità nuova, trasporti, dissesto idrogeologico, natura, turismo, fondi strutturali.

Per Legambiente in una situazione di ‘recessione abissale’, l’economia italiana ha ottenuto proprio i risultati più sorprendenti in alcuni settori ambientali: una conversione ecologica sostanzialmente spontanea, in parte determinata dalla recessione stessa che ha spinto le aziende verso comportamenti più attenti e virtuosi. In Europa tra il 2004 e il 2013 il consumo di materia si è ridotto del 15% ma in Italia i progressi sono stati maggiori: il consumo assoluto è diminuito del 32% (255 milioni di tonnellate di materiali in meno all’anno estratti dalla terra) e la produttività delle risorse è cresciuta del 40%.

Riduzione dei consumi energetici, del consumi di metalli (con un maggior riciclo) e dell’attività edilizia hanno portato a questi risultati. Nel 2013 i consumi lordi di energia primaria sono scesi a 173 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, l’1,9% in meno rispetto al 2012 e per il 2014 si prevede una ulteriore contrazione. Forte è la contrazione anche dei consumi petroliferi e di gas e, al tempo stesso, si registra una crescita delle fonti rinnovabili, nonostante il rallentamento dello scorso anno. Migliora poi l’efficienza energetica dei processi di produzione e di consumo. Nel settore elettrico, l’Italia diventa il terzo principale produttore europeo di elettricità per tutte le rinnovabili (dopo Germania e Svezia) e per le rinnovabili non idroelettriche (dopo Germania e Spagna) (analisi dati Terna 2014 di Qualenergia.it).

Nel settore dei rifiuti industriali, poi, nel 2012, secondo i dati Eurostat, in Italia sono stati riciclati oltre 53 milioni di tonnellate di rifiuti. In valore assoluto, l’Italia è il Paese europeo con le maggiori quantità recuperate dopo la Germania. “Ciò dipende soprattutto dalla specificità del sistema industriale italiano – spiega Legambiente  -che consente un elevato riciclo interno degli scarti industriali e addirittura richiede una consistente importazione di materie seconde”.

La recessione e la conversione energetica hanno poi consentito all’Italia di abbattere significativamente negli ultimi anni le emissioni climalteranti. Dopo una forte crescita tra il 1990 e il 2005, nel 2013 le emissioni climalteranti sono il 16% inferiori a quelle del 1990.

Quello che segnala il documento è questi risultati, per certi versi molto significativi, sono avvenuti praticamente in assenza di politiche pubbliche e di investimenti mirati, tanto che in Italia alcune questioni ambientali continuano a ripresentarsi sostanzialmente senza soluzione. Ad esempio la concentrazione di Pm10 (e delle frazioni più fini), resta elevata e il 30% della popolazione è esposto a concentrazioni superiori alla norma. Per non parlare delle difficoltà presenti nella gestione dei rifiuti urbani. L’Italia fa poco meno del 40% di raccolta differenziata e arriva a poco più del 40% di rifiuti in discarica (la Germania è al 65% di differenziata e all’1% a discarica).

Altro problema del Paese è il consumo di suolo: tra il 1989 e il 2006 il suolo consumato sale al 6,6%, al ritmo di 265 kmq all’anno e poi rallenta per giungere al 2010 al valore del 6,9%. Un fenomeno particolare è quello dello sprawling: la crescita di case sparse e di piccoli nuclei abitati, la proliferazione di capannoni, svincoli, parcheggi, centri commerciali. A peggiorare la situazione, l’urbanizzazione delle aree costiere e l’abusivismo.

Il ricco patrimonio culturale e paesaggistico dell’Italia ha poi un impatto economico diretto marginale (le entrate dei musei e monumenti statali ammontano a soli 126 milioni di euro) e lo stesso turismo italiano conosce una forte stasi, sia in termini di visitatori che di fatturato. In rapporto agli abitanti, le presenze turistiche dell’Italia sono inferiori del 25% a quelle della Spagna o della Grecia.

In sintesi i temi e le proposte di Legambiente:

1 – FISCALITÀ AMBIENTALE: chi inquina paga, chi innova risparmia

In Italia ogni anno vengono stanziati 5,7 miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili. Le proposte:

  • Adeguare i canoni delle concessioni demaniali.
  • Eliminare i sussidi alle fonti fossili.
  • Eliminare la possibilità per i Comuni di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per le spese correnti.
  • Applicare subito l’Articolo 15 della Delega Fiscale (fiscalità ambientale ed energetica).

2 – CITTÀ: rigeneriamole

Solo nelle città metropolitane italiane vivono 20 milioni di persone. Le proposte:

  • Una struttura di missione per indirizzare e coordinare interventi di rigenerazione urbana
  • Disincentivare consumo del suolo, incentivare e semplificare le procedure per la riqualificazione dei condomini
  • Rendere operativo il fondo per l’efficienza energetica e stabilire i criteri per l’accesso di privati e enti pubblici.
  • Escludere dal patto di stabilità gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio pubblico.
  • Approvare subito il DL in materia di “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”.

3 – BONIFICHE: risanare le ferite

Sono oltre 100mila gli ettari di terreno da bonificare. Solo il 3% è stato ad oggi bonificato. Le proposte:

  • Istituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani (modello Superfund).
  • Trasparenza negli appalti, legalità, fine dei commissariamenti, maggiori controlli ambientali.
  • Puntare sulle bonifiche in situ.

4 – ENERGIA: Italia rinnovabile

Nel 2014 il 44% della produzione nazionale di energia elettrica è derivato da fonti rinnovabili. L’efficienza energetica per unità di prodotto e di servizio è cresciuta del 9,5% nel periodo 2000-2013. Le proposte:

  • Introdurre regole chiare e trasparenti per l’approvazione dei progetti da rinnovabili.
  • Garantire e semplificare l’autoproduzione di energia per Comuni, famiglie, aziende.
  • Cancellare miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili dalle bollette.

5 – RIFIUTI: ridurre e riciclare prima di tutto

In Italia il conferimento di rifiuti in discarica costa al massimo €25 per tonnellata; il 37% dei rifiuti urbani viene ancora smaltito in questo modo, in Sicilia il 93%. Le proposte:

  • Penalizzare lo smaltimento in discarica con un aumento dei costi di conferimento (ecotassa).
  • Eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti.
  • Incentivare e premiare la riduzione dei rifiuti, il recupero di materia, gli acquisti verdi.
  • Rispetto delle scadenze e delle multe per gli obietti della raccolta differenziata.

6 – MOBILITÀ NUOVA: pedoni, pedali, pendolari

La mobilità urbana assorbe il 97% di tutti gli spostamenti. Le proposte:

  • Fissare target nazionali di spostamenti individuali su mezzi privati a motore, per ridurli drasticamente.
  • Far viaggiare in sede protetta e in corsie preferenziali almeno un terzo dei percorsi della rete di trasporto pubblico di superficie.
  • Introdurre nel nuovo Codice della Strada, attualmente in discussione in  Parlamento, un nuovo limite di velocità a 30km orari su tutta la rete viaria dei centri abitati.

7 -TRASPORTI: #cambiareverso alle infrastrutture

Sono tre milioni i pendolari che ogni giorno si muovono in treno in Italia. Rispetto al 2009 le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 20%. Le proposte:

  • Priorità alla mobilità nelle aree urbane: 50% della spese per opere pubbliche.
  • Aumentare e ammodernare i treni in circolazione e rendere competitivo il servizio ferroviario.
  • Regioni: razionalizzare orari e linee, aumentare investimenti (5% del bilancio).
  • Superare il fallimento della Legge Obiettivo.

8 – DISSESTO IDROGEOLOGICO: azioni per prevenire

Sono 6 milioni gli italiani che vivono o lavorano in aree ad alto rischio idrogeologico. Le proposte:

  • Basta con i vecchi progetti rimasti nei cassetti per anni, serve qualità nella progettazione.
  • Non più difesa passiva ma politiche di prevenzione: spazio ai fiumi e naturalizzazione del territorio.
  • L’unità di missione garantisca l’efficacia a scala di bacino, non solo interventi puntuali.
  • Istituire le Autorità di distretto, con strumenti adeguati per raggiungere gli obiettivi delle direttive comunitarie.
  • L’adattamento ai cambiamenti climatici e la riduzione del rischio procedano insieme e non più su binari separati.

9 -NATURA: investire sulla biodiversità conviene

I parchi hanno attirato il 3,7% dei pernottamenti nazionali, pari a 14 mln di presenze. Le proposte:

  • Garantire una fiscalità di vantaggio per le comunità che custodiscono i servizi ecosistemici.
  • Completare l’istituzione della Rete Natura 2000 e delle aree protette marine e terrestri.
  • Evitare nuove procedure di infrazione da parte dell’UE per la mancata applicazione delle Direttive in materia.

10 -TURISMO: l’Italia oltre la grande bellezza

Secondo l’Eurobarometro 2012, ambiente e natura sono il primo fattore di fidelizzazione turistica. Le proposte:

  • Integrazione delle diverse vocazioni e risorse territoriali per diversificare e destagionalizzare.
  • Sostenere e incrementare i servizi per il turismo dolce e non motorizzato.
  • Incentivare l’adozione di un sistema di indicatori per la gestione sostenibile delle destinazioni
  • Favorire l’acquisizione di competenze turistiche anche a professionisti di altri settori (agricoltori) e mettere ordine nei sistemi regionali delle guide turistiche.

11 – RISORSE EUROPEE 2014-2020: sfide e opportunità

Oltre 100 miliardi di risorse resi disponibili dal quadro finanziario europeo per il periodo 2014-2020. Le proposte:

  • Allocare almeno il 20% delle risorse disponibili per il clima il 5% per lo sviluppo urbano sostenibile.
  • Stabilire target ambiziosi e obbligatori  per tutti i fattori fisici (es. tonn. di CO2 eq. di risparmio)
  • Semplificare i processi decisionali, mettere in atto sistemi di monitoraggio e verifica della spesa.
  • I fondi siano volano delle politiche ordinarie, per spenderli bene e spenderli tutti.
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