Veto di Obama su Keystone XL: questione di “interesse nazionale”

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Il veto del presidente statunitense al controverso oleodotto per importare il greggio dalle sabbie bituminose canadesi si inserisce in uno scontro che riguarda energia, ambiente e presunti posti di lavoro. È il primo importante confronto ostile tra Obama e il nuovo Congresso controllato dai repubblicani, che già annunciano la contromossa.

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“Rimando indietro senza l’approvazione la legge ‘Approvazione dell’oleodotto Keystone XL’. Attraverso questa legge il Congresso degli Stati Uniti tenta di aggirare il processo già in atto da lunga data per determinare se costruire e operare un oleodotto transfrontaliero serva l’interesse nazionale. Il potere di veto presidenziale è da tenere in conto seriamente. Ma considero seriamente anche la mia responsabilità nei confronti degli americani. E poiché questa legge del Congresso genera un conflitto rispetto alle procedure esecutive e pone la parola fine alle considerazioni riguardanti il nostro interesse nazionale – inclusi la nostra protezione, sicurezza e ambiente – si è guadagnata il mio veto”.

Così Barack Obama ha motivato il suo “alt” alla legge sul controverso oleodotto con cui si vorrebbe far arrivare alle raffinerie texane il greggio estratto dalle sabbie bituminose canadesi.

È il primo importante scontro tra Obama e il nuovo Congresso a maggioranza repubblicana, eletto nelle mid term election del 4 novembre scorso; è il terzo veto posto da Obama nel suo mandato (11 furono utilizzati dal suo predecessore, George W. Bush; mentre il record di veti è detenuto dal presidente Roosevelt, con ben 372).

Come nel migliore stile americano, lo scontro riguarda l’energia, l’ambiente e i presunti posti di lavoro, quelli sbandierati dai repubblicani che chiedono la costruzione del controverso oleodotto.

Il progetto Keystone XL era nato nel 2008 dalla TransCanada Corporation: un oleodotto ideato per attraversare gli Stati Uniti da nord a sud-est, per 2.700 km, attraversando Montana, South Dakota, Kansas, Nebraska. La capacità iniziale era prevista in 435.000 barili di petrolio al giorno, per raggiungere, a regime, circa 600.000 b/g. Secondo i repubblicani, per la sua costruzione si creerebbero 9.000 nuovi posti di lavoro, ai quali si aggiungerebbero circa 40.000 nuovi occupati “indiretti” per i servizi di ristorazione e alloggio collegati ai lavori.

I democratici, spronati dall’enorme e duratura mobilitazione delle associazioni e dei cittadini, sono contrari al progetto. Innanzitutto, per ragioni di sicurezza del territorio: l’oleodotto dovrebbe attraversare alcune tra le maggiori aree agricole degli Stati Uniti. Ci sono poi anche importanti questioni di sicurezza climatica: il petrolio delle sabbie bituminose canadesi è fortemente impattante in termini di emissioni di CO2, oltre il 20% in più del petrolio estratto con metodi tradizionali.

Lo scienziato James Hansen ha più volte dichiarato che l’estrazione del petrolio canadese significherebbe “game over” per il clima. Infine, riguardo ai posti di lavoro, i documenti della TransCanada attestano chiaramente che, una volta completata, la condotta porterebbe solo 50 nuovi posti di lavoro permanenti; e stiamo parlando di un progetto da 8-10 miliardi di dollari.

“Sono molto deluso per la decisione del presidente riguardo al veto sul progetto Keystone”, ha dichiarato il repubblicano Bill Huizenga membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Michigan. “Questa è una legge bipartisan – ha continuato-e il veto non è altro che una decisione politica presa da un Presidente che mette la politica sopra a tutto”.

Il leader di maggioranza del Senato, Mitch McConnell, ha già annunciato la volontà di procedere a un “veto override”: si tratta della possibilità per il Congresso di scavalcare la decisione presidenziale con una votazione a maggioranza di due terzi: questo è in realtà improbabile, in quanto alla Camera la legge era passata per 270 voti a favore e 152 contrari (con solo un repubblicano che ha votato contro e 29 democratici che hanno espresso parere favorevole). In questo momento, alla Camera siedono 441 deputati, per cui servirebbero 280-294 voti, a seconda dei presenti in aula, per superare il veto presidenziale. Al Senato, invece, la legge era passata per 62 voti a favore e 36 contrari. Insomma, ai repubblicani servirebbe una rimonta che potrebbe essere degna di un telefilm come House of Cards, ma estremamente improbabile nella realtà.

Lo scenario più probabile, adesso, è che si attenda il termine della verifica in corso da parte del Dipartimento di Stato: il risultato dichiarerà se l’oleodotto Keystone XL è oppure non è nell’interesse della nazione. A quel punto il Presidente potrà essere nuovamente chiamato a esprimere il suo parere, forse su una nuova legge passata dal Congresso.

L’opinione di Obama, comunque, è già nota ed è stata espressa in più occasioni. Sulla costruzione dell’oleodotto Keystone XL lo scorso dicembre Obama aveva detto: “È molto buono per le aziende petrolifere canadesi, è buono per l’industria petrolifera canadese, ma non avrà un effetto positivo per i consumatori statunitensi: non c’è nemmeno un beneficio teorico per i consumatori statunitensi”. 

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