Carbone, WWF: “NO a sostegni economici e finanziari”

  • 2 Febbraio 2015

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Lunedì 2 febbraio, un gruppo di lavoro di funzionari dei Ministeri europei delle Finanze si è riunito per decidere la posizione dell'UE sul sostegno economico agli impianti di produzione elettrica a carbone. In un comunicato stampa il WWF chiede di fermare qualsiasi sostegno economico che alimenti il combustibile fossile.

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Oggi, lunedì 2 febbraio, un gruppo di lavoro di funzionari dei ministeri europei delle Finanze si è riunito per decidere la posizione dell’UE sul sostegno economico agli impianti di produzione elettrica a carbone installati fuori dai confini europei. “Il WWF chiede di fermare questo flusso di denaro che alimenta il combustibile fossile più inquinante per clima, salute e ambiente: sarebbe un passo importante in vista della Conferenza sul Clima prevista a Parigi il prossimo dicembre”, si legge in un comunicato stampa dell’associazione ambientalista.

Il carbone – prosegue il comunicato – è il principale responsabile al livello globale del cambiamento climatico e i crediti all’esportazione rappresentano il maggiore sostegno finanziario pubblico per questa fonte fossile utilizzata al di fuori dell’UE. I paesi Ocse infatti stanno negoziando delle strategie per fermare questa forma di sostegno finanziario prima della prossima Conferenza sul clima.

“La proposta della Commissione Europea di bandire il sostegno solo per un tipo obsoleto di impianti a carbone che in realtà sono già superati e dunque, di fatto, già fuori mercato è in linea con il solito trend dell’industria del carbone”, denuncia il WWF. “È solo uno specchietto per le allodole. Nel frattempo si continua di fatto a finanziare l’inquinamento da carbone”, commenta Mariagrazia Midulla, responsabile Clima&Energia del WWF Italia.

“Un gesto in palese contraddizione rispetto agli impegni più volte sollecitati dall’Unione Europea di rendere ‘green’ l’economia – aggiunge Mariagrazia Midulla – invece di discutere di standard superflui e deboli, il Consiglio dovrebbe seguire la politica impostata dalla Banca Europea per gli Investimenti, che ha stabilito limiti stretti di emissioni di gas serra”, conclude Midulla.

In Germania e in Francia – si legge nel comunicato dell’associazione – le stesse aziende che costruiscono impianti a carbone, con un impegno sorprendente, stanno esportando attivamente energia rinnovabile e tecnologie di risparmio energetico. È il caso della tedesca Siemens o della francese Alstom. “Queste aziende potrebbero facilmente trasferire la propria attività su tecnologie pulite se dall’UE arrivasse il giusto segnale politico”, conclude il WWF.

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