Il settore dell’energia elettrica sta cambiando così velocemente che spesso gli stessi attori protagonisti si rendono conto in ritardo della trasformazione in atto. Solo un paio di anni fa la generazione distribuita da rinnovabili era considerata un elemento trascurabile. Poi vari report dal mondo bancario (qui uno tra i primi) hanno iniziato ad avvertire i produttori da fonti convenzionali che il fotovoltaico su tetto e le altre forme di autoproduzione sarebbero diventati presto dei temibili concorrenti.

Ne è seguito un periodo in cui i grandi dell’energia hanno tentato di frenare il cambiamento: si pensi alla guerra delle utility Usa contro il net metering o al nostro quinto conto energia, che forse è uscito da un computer dell’Enel. Infine, ora sembra si sia passati ad una fase successiva, nella quale le grandi compagnie elettriche si sono rese conto che il mutamento è inevitabile e stanno tentando di adattare i loro nuovi business model, basandoli meno sulla generazione centralizzata da fonti convenzionali e più sulle nuove tecnologie energetiche e sulla vendita di energia e servizi ai clienti finali: emblematici da questo punto di vista sono l’annuncio di Enel di essere pronta a chiudere 11 GW di potenza termoelettrica e la svolta di E.ON, che si concentrerà solo su rinnovabili, retail e servizi, lasciando le attività legate alle fossili a una newco.

Proprio le strategie di adattamento e l’impatto della generazione distribuita sono al centro della seconda edizione del report Digitally Enabled Grid di Accenture (allegato in basso), condotto con interviste ai dirigenti di 85 utility in 20 paesi tra Europa e Usa. L’anno scorso solo il 43% degli intervistati vedeva la generazione distribuita come una minaccia seria per i bilanci. Un anno dopo la percentuale è salita al 61%. Secondo Accenture una preoccupazione giustificata ma che non va esagerata.

Il report – che stima che già nel 2015 il fotovoltaico sarà in grid parity in molti degli Stati considerati – prevede che le nuove tecnologie provocheranno una riduzione di circa il 15% della domanda entro il 2025, ma esclude che si verifichi la “spirale della morte” paventata da alcuni report, cioè una situazione in cui la diminuzione dei prelievi dalla rete dovuta all’autoconsumo, lasciando i costi sulle spalle di una platea più ristretta di consumatori, faccia aumentare le bollette di chi continua a contare sulla rete tanto da spingere sempre più gente ad autoprodurre o addirittura a staccarsi.

Tre gli scenari che il report prospetta: lo Status Quo, che prevede una penetrazione relativamente bassa della generazione distribuita; il Perfect Storm, “tempesta perfetta”, che ipotizza forti cali nei prezzi delle soluzioni cleantech, sussidi alle rinnovabili mantenuti fino ai primi anni del prossimo decennio e prezzi dell’elettricità in aumento; e il Demand Disruption che è una via di mezzo tra gli altri due: prevede aumenti moderati delle tariffe elettriche e un calo dei costi che permette ad alcune soluzioni di essere praticabili in grid parity, senza incentivi.

Nel Perfect Storm i consumi nei 10 Stati europei considerati (Italia, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Olanda, Polonia, Svezia e Portogallo) nei prossimi 6 anni, solo a causa della concorrenza delle nuove tecnologie, sarebbero di 235 TWh inferiori rispetto allo scenario Status Quo (più o meno due terzi della domanda elettrica italiana!) e al 2025 le entrate delle utility sarebbero erose di oltre 60 miliardi di euro l’anno (vedi grafico sotto).
Lo scenario più realistico, però, secondo Accenture, sarà il “mezzano”, Demand Disruption, che comunque vede le entrate delle utility calare di quasi 40 miliardi di euro.

Secondo il report è improbabile che la penetrazione delle rinnovabili rallenti, dato il previsto calo dei costi, ma difficilmente si innescherà l’effetto spirale di cui parlavamo sopra, implicito nello scenario Perfect Storm: ci sono infatti dei limiti fisici e di costi all’aumento dell’autoconsumo – disponibilità e proprietà dei tetti per il FV, costi dello storage, ecc. – e probabilmente ci saranno anche dei freni regolatori, come il taglio degli incentivi per paura dell’impatto che possono avere sulle bollette.

Le utility probabilmente non dovranno affrontare uno scenario apocalittico, con l’esodo di massa dei consumatori, ma devono comunque attrezzarsi per reggere a una riduzione marcata dei prelievi dalla rete. Secondo Accenture dovranno passare dall’essere meri fornitori di energia al vendere servizi energetici: interventi di efficienza energetica, storage, automazioni. Altra strada per adattarsi al cambiamento, quella di investire nelle tecnologie per la smart grid; ad esempio nelle soluzioni di gestione della domanda.

Per cambiare, si raccomanda, le utility dovranno impegnarsi con i regolatori per “definire nuovi modelli che consentano la praticabilità” di questi nuovi business “con l’adozione di nuove strutture tariffarie, l’apertura di nuovi marcati per i servizi e l’allineamento dei sussidi”: parole molto simili a quelle che abbiamo letto nelle ultime linee strategiche della nostra Autorità per l’Energia.

In tutto questo però le compagnie elettriche dovranno anche fare i conti con nuovi concorrenti: dai fornitori di servizi energetici tradizionali come le ESCo, fino a nuovi soggetti come le aziende dell’ICT e dell’elettronica di potenza (secondo il 73% degli intervistati saranno competitor entro 5 anni) e quelle che forniranno servizi per la mobilità elettrica (che per l’81% degli intervistati entreranno sul mercato entro 5 anni).

L’executive summary del Digitally Enabled Grid 2014 (pdf)