Il taglio dell’Iva dal 10 al 4% per chi ristruttura casa con le detrazioni fiscali del 50 o del 65%, impianti fotovoltaici degli enti locali salvati dallo Spalma-incentivi e qualche correzione alle norme che rendono facile trivellare. Sono queste le novità principali che si stanno delineando nella conversione in legge del decreto Sblocca Italia, che ha ottenuto il via libera in sede referente della Commissione Ambiente della Camera e che ora è all’esame dell’aula

Come anticipato, alla possibilità di avvalersi della detrazione Irpef del 50% per le ristrutturazioni edilizie e di quella Irpef e Ires del 65% per i lavori di riqualificazione energetica – che sarà prorogata per tutto il 2015 dalla legge di Stabilità – con le modifiche introdotte in Commissione allo Sblocca Italia, si aggiunge un altro vantaggio: per gli interventi edilizi che usufruiscono delle detrazioni l’Iva scende al 4% (emendamento 17.40). Specularmente aumenta dal 4 al 10% l’aliquota Iva per le nuove costruzioni prima casa che sono vendute direttamente dalle imprese.

Sul fronte energia si segnala poi l’emendamento 22.03 che esclude gli impianti fotovoltaici di enti locali e scuole dai tagli retroattivi dello Spalma-incentivi.

Sparisce, invece, dichiarato inammissibile, l’emendamento che avrebbe garantito mantenimento delle autorizzazioni alle centrali termoelettriche che optassero per uno stop temporaneo.

Sul fronte “trivelle” per le procedure inoltre vengono introdotte inoltre maggiori garanzie ambientali, mentre il MiSE dovrà predisporre un piano delle aree in cui sono consentite le attività di ricerca (38.161). Sul fronte royalty, infine, viene introdotta la possibilità per le Regioni di utilizzare gli introiti fuori dal patto di stabilità. Da segnalare poi un nuovo stop a shale gas e shale oil (38.91).

Le infrastrutture gas strategiche – stabilisce un altro emendamento (37.2) dovranno essere individuate con decreto del Minambiente di intesa con MiSE e Conferenza unificata. Ritenuto, invece, inammissibile l’emendamento del Governo volto a fare dichiarare “opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti” le infrastrutture di trasporto, stoccaggio, trasferimento degli idrocarburi in raffineria, terminali costieri e infrastrutture portuali.

Suì termovalorizzatori (art. 35), entro 90 giorni un Dpcm individuerà la capacità complessiva degli impianti definiti strategici. Da sottolineare poi maggiori garanzie sul fronte ambientale e la norma secondo cui i rifiuti delle Regioni dove è situato l’impianto avranno priorità, con pagamento a carico dei gestori di 20 €/t per quelli provenienti da altre Regioni, destinati ad alimentare un Fondo per la promozione per la raccolta differenziata.

Passando alla cogenerazione, gli impianti riconvertiti a Car (ad alto rendimento) avranno diritto a una “maggiore valorizzazione” (38.177). Nella geotermia, i progetti potranno accedere al Fondo per le PMI del decreto ‘Fare’.

Il testo al momento è all’esame dell’aula, esame che dovrebbe riprendere da domani a mezzogiorno. Ancora manca il parere della Commissione Bilancio, che stando a indiscrezioni avrebbe diverse correzioni da suggerire: in particolare si parla proprio di uno stop all’emendamento che ha modificato le aliquote sulle nuove costruzioni e sulle ristrutturazioni.

Gli emendamenti approvati