(Aggiornamento 8 agosto: il ddl di conversione ha ottenuto anche l’approvazione definitiva del Senato)

Via libera dell’Aula della Camera al decreto Competitività, che contiene il pacchetto di norme “taglia-bollette”, tra le quali lo spalma-incentivi e la norma che obbliga a pagare parte degli oneri di sistema anche sull’elettricità autoconsumata. Il testo, approvato con 299 voti a favore, 152 contrari e sette astenuti, è tornato al Senato per l’ultimo passaggio prima di diventare legge: già questa mattina è all’esame delle Commissioni X e XIII di Palazzo Madama.

L’ultima novità per il fotovoltaico riguarda la questione delle rendite catastali. Come sappiamo un emendamento introdotto dalle Commissioni VII e X della Camera, ma poi stralciato per il parere negativo della Commissione Bilancio e della Ragioneria dello Stato, tentava di correggere la normativa fiscale attuale, disponendo che un impianto FV al servizio di un edificio comporti la rivalutazione della rendita catastale dell’immobile solo qualora superi i 7 kW di potenza e il 40% del valore della rendita stessa (mentre attualmente si deve ricalcolare il valore catastale se l’impianto è di più di 3 kW e oltre il 15% della rendita, si veda qui).

Nonostante lo stralcio della modifica dal ddl, su questo problema ieri si è riusciti ad ottenere un impegno dal Governo. L’Esecutivo, accogliendo (ma riformulando) un ordine del giorno proposto da Crippa (M5S, primo firmatario dell’emendamento stralciato) si impegna “ad adottare, nell’ambito dell’attuazione della delega fiscale di cui alla legge n. 23 del 2014, misure volte a rivedere i criteri di cui alla circolare dell’Agenzia delle entrate (la n. 36/E del 2013), prevedendo requisiti e condizioni per l’esonero dalla variazione della rendita catastale dell’immobile che ospita impianti fotovoltaici di potenza non superiore a 7 kW e che determinano un incremento della rendita catastale inferiore al 40 per cento”.

Altro ordine del giorno accolto come raccomandazione quello di Capelli (Centro Democratico) a proposito della norma che rende essenziali tutti gli impianti termoelettrici siciliani oltre i 50 MW inserita nel decreto al Senato: si impegna il Governo “a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni” al fine di intervenire, per quanto di sua competenza, attraverso ulteriori iniziative anche rivolte alla Sardegna.

Tornando al ddl vero e proprio, come detto manca poco perché diventi legge, riepiloghiamo dunque, per chi non abbia seguito, le novità apportate nell’iter di conversione rispetto al decreto (che trovate qui).

Come abbiamo riportato, le Commissioni Ambiente (VII) e Attività produttive (X) della Camera hanno apportato novità positive per fotovoltaico e rinnovabili in autoconsumo, come l’estensione a 500 kW del limite di potenza per accedere allo scambio sul posto. E l’esenzione dal pagamento degli oneri di sistema per l’energia prodotta da impianti sotto ai 20 kW di potenza.

Altra correzione bene accolta dal mondo delle rinnovabili in tema di autoconsumo quella apportata dal Senato sulla norma che impone di pagare parte degli oneri di sistema anche sull’energia autoconsumata: si pongono dei limiti agli aumenti futuri della quota da pagare, aumenti che erano tra gli aspetti più criticati della misura dato che, nella formulazione del decreto, creavano grande incertezza per i progetti ancora da realizzare, con il rischio di frenare la diffusione del fotovoltaico non incentivato.

In pratica la modifica approvata stabilisce che le eventuali rimodulazioni della quota di oneri da pagare, che saranno effettuate a cadenza biennale, varranno solo per gli impianti non ancora in esercizio al momento in cui gli aumenti verranno deliberati. Inoltre la quota da pagare non potrà salire di più di 2,5 punti percentuali per ogni aggiornamento biennale.

Sempre al Senato è stato ridisegnato lo spalma-incentivi per gli impianti fotovoltaici sopra ai 200 kW, una riscrittura che però non sembra sanare gli aspetti più critici di questa norma controversa (si veda questa analisi di un legale). La norma come modificata prevede due opzioni di rimodulazione degli incentivi (su 24 o su 20 anni), oppure un taglio la cui entità dipende dalla potenza dell’impianto e mette in campo un meccanismo di risoluzione anticipata delle erogazioni mediato da un soggetto finanziario terzo (qui il testo approvato dal Senato, pdf, mentre in questa intervista ci siamo fatti spiegare come funziona il nuovo spalma-incentivi). Tra le modifiche apportate alla Camera su questo punto un ritocco all’opzione dei tagli per scaglioni di potenza: passa dal 5 al 6% la riduzione per le taglie da 200 a 500 kW e scende dal 9 all’8% il taglio per gli impianti sopra ai 900 kW.

Il testo del ddl approvato dalla Camera (pdf)