Spalma-incentivi, ricorsi “irragionevoli”? “Sconcertante”

In merito al controverso intervento retroattivo il viceministro dello Sviluppo Economico invita a "rendersi conto della ragionevolezza della posizione del Governo italiano e della irragionevolezza di eventuali ricorsi". Ma AssoRinnovabili non accoglie l'invito: ““E’ in gioco la credibilità del Paese, non solo quella di questo Governo”.

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I ricorsi che gli investitori faranno contro lo spalma-incentivi nel caso non venisse modificato? Per il viceministro Claudio de Vincenti sono “irragionevoli”. Ieri, l’uomo del MiSE è tornato a difendere l’intervento retroattivo contro il fotovoltaico dicendosi “assolutamente” tranquillo dal punto di vista giuridico sulla misura e invitando i fondi internazionali, che come sappiamo stanno già avviando le azioni legali, a “rendersi conto della ragionevolezza della posizione del Governo italiano e della irragionevolezza di eventuali ricorsi“.

“Le procedure giudiziarie sono abbastanza lunghe – ha dichiarato a margine di un convegno sull’energia promosso dalla Cgil – noi diciamo che l’Italia vuole essere sempre più un Paese che attrae investimenti produttivi e no investimenti speculativi, investimenti che vengano a produrre e a prosperare nel Paese”. E ha aggiunto “non c’è niente di male che gli interessi che sono stati toccati dal nostro provvedimento si lamentino e adottino pure le misure che ritengono necessario sul piano giuridico; però deve essere chiaro che i rendimenti estremamente generosi che nel passato sono stati garantiti, oggi il Paese, le imprese, le famiglie italiane non possono più sostenerli in quel modo”.

Parole che non sembrano rassicurare nessuno: dopo l’allarme lanciato addirittura dall’ambasciata britannica, l’ultimo avvertimento è arrivato dalla Commissione Bilancio del Senato che denuncia come il rischio di contenzioso sottovalutato “sottovalutato”.

A De Vincenti risponde prontamente AssoRinnovabili con una nota: “Destano grande stupore, se non sconcerto, le recenti affermazioni del Viceministro De Vincenti in merito al diritto del Governo di intervenire con la norma ‘spalma-incentivi’ su contratti firmati tra una società dello Stato (GSE) e le imprese del fotovoltaico. Se così fosse, ogni Governo sarebbe legittimato a stracciare unilateralmente i patti sottoscritti, minando alla radice il principio della certezza delle legge e allontanando definitivamente gli investitori dal nostro Paese.”

Al settore fotovoltaico – si ricorda peraltro sono già state “sottratte rilevanti risorse attraverso molteplici modifiche fiscali, normative e regolatorie”: dall’introduzione dell’IMU alla Robin Tax, dall’aggiornamento delle aliquote di ammortamento fino alla cancellazione dei prezzi minimi garantiti. Secondo analisi indipendenti realizzate dalle società di revisione internazionale PricewaterhouseCoopers e KPMG – sottolinea l’associazione – con l’introduzione dello “spalma-incentivi” il rendimento si attesterebbe a valori compresi tra l’1 e il 3%. “Di fatto meno di un titolo di Stato”, commenta AssoRinnovabili.

“E’ in gioco la credibilità del Paese, non solo quella di questo Governo. – dichiara Agostino Re Rebaudengo, Presidente di AssoRinnovabili – Per attrarre gli investimenti bisogna garantire norme certe nel tempo, mentre si sta verificando l’esatto opposto. Nei prossimi mesi verranno presentati migliaia di ricorsi sia da operatori nazionali sia internazionali che esporranno lo Stato Italiano a probabili risarcimenti miliardari, come segnalato anche dalla Commissione Bilancio del Senato oltre che dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale Prof. Valerio Onida che ha riscontrato in tale norma palesi profili di incostituzionalità. Le alternative a questa misura ci sono, il cosiddetto bond prima fra tutte, ci siamo impegnati fortemente per individuarle insieme ai funzionari del Governo al fine di ridurre la bolletta energetica delle PMI, peraltro condivise da numerosi altri interlocutori coinvolti. Ci auguriamo che la valutazione degli emendamenti venga fatta con la piena consapevolezza del potenziale distruttivo di questa misura. E se invece di discutere da oltre due mesi su una riforma retroattiva e incostituzionale avessimo lavorato per utilizzare i fondi europei e creare nuovo sviluppo e occupazione?”

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