Report IEA: si può arrivare al 45% di rinnovabili non programmabili senza costi aggiuntivi per la rete

  • 9 Luglio 2014

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Presentato in Italia, presso la sede GSE, il Rapporto della IEA dal titolo ''The power of transformation: wind, sun and the economics of flexible power systems''. Il documento risponde al quesito: possono i sistemi energetici rimanere affidabili e convenienti pur integrando quote elevate di energia non programmabile?

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“L’Italia con la percentuale più alta al mondo di potenza fotovoltaica e un elevato numero di impianti eolici ubicati su tutto il territorio nazionale rappresenta un ottimo esempio di integrazione delle rinnovabili e di flessibilità dei mercati”. Il direttore esecutivo della IEA, l’International Energy Agency, Maria van der Hoeven, ha ufficialmente presentato così in Italia, presso la sede del GSE (Gestore dei servizi energetici), il Rapporto ”The power of transformation: wind, sun and the economics of flexible power systems” (executive summary – pdf), che analizza il tema dell”integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili con la rete elettrica.

Uno studio dal quale emerge una conclusione notevole: eolico e fotovoltaico non sono problematiche per il sistema elettrico come qualcuno le dipinge: in linea teorica è possibile arrivare a un 45% di rinnovabili non programmabili sul totale della capacità di generazione senza costi aggiuntivi sul sistema, per lo meno nel lungo periodo.

Lo sviluppo di eolico e fotovoltaico è aumentato in maniera esponenziale negli anni recenti e la variabilità propria di queste fonti solleva questioni sempre più attuali. Possono i sistemi energetici rimanere affidabili e convenienti pur integrando quote elevate di energia non programmabile?

“L’Italia – secondo il report IEA – finora risponde egregiamente a tali quesiti”. Strategica, poi, ai fini dell’efficienza del Sistema Elettrico, l’attività di Metering satellitare del GSE – richiamata anche nel Rapporto presentato da van der Hoeven – che consente di prevedere con due giorni di anticipo e con ristretti margini di errore, la quantità di energia rinnovabile che sarà immessa in rete.

“Il positivo aumento di produzione da fonti rinnovabili non programmabili, parte decisiva del processo di decarbonizzazione – ha detto il vice ministro Claudio De Vincenti nel suo intervento introduttivo – pone comunque all’orizzonte la necessità di interventi rilevanti per il bilanciamento e la stabilità della rete elettrica, ovvero una sfida notevole per gli attori del sistema quali i gestori di rete e i regolatori”.

Durante la tavola rotonda, alla quale hanno preso parte i principali attori del settore energetico italiano, il presidente e amministratore delegato del GSE, Nando Pasquali, ricorda come “nel 2013, grazie all’avanzato sistema di Metering satellitare, il GSE ha svolto la previsione per 590mila impianti a fonti rinnovabili, per una potenza pari a circa 25 GW, a beneficio dell’intero Sistema elettrico nazionale”.

Su questo argomento dell’integrazione nel sistema elettrico delle rinnovabili e di quelle intermittenti in particolare, vorremmo ricordare un interessante studio della fine del 2012 della tedesca VDE, l’associazione nazionale degli ingegneri elettrotecnici, elettronici e informatici, che dimostra come almeno fino al 40-50% di penetrazione delle rinnovabili elettriche ci sarà scarso bisogno dei sistemi di accumulo. Ma, soprattutto, che in caso di una fortissima crescita delle fonti rinnovabili non si metterà a rischio la rete elettrica tedesca anche senza un baseload costituito da nucleare e carbone, e utilizzando un po’ più gas, cogenerazione, migliore gestione della domanda e accumuli (Qualenergia.it, Germania, 80% di rinnovabili e fare a meno di nucleare e carbone).

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