Fare in modo che gli aumenti futuri della quota di oneri da pagare sull’energia autoconsumata siano prevedibili e nel caso far pagare di più già da subito i nuovi impianti: così l‘Autorità per l’Energia vorrebbe fosse modificata la norma sull’autoconsumo contenuta nel taglia-bollette. Intanto il GSE fornisce un po’ di numeri su quanto renderebbe lo spalma-incentivi: 840 milioni se vi aderissero tutti e 330 se tutti optassero per la riduzione alternativa dell’8%.

Sono questi un paio di highlight dalle audizioni (documenti allegati in basso) che le Commissioni riunite Industria e Ambiente del Senato stanno tenendo in questi giorni in vista della conversione in legge del DL competitività, il n. 91/2014 che contiene il pacchetto cosiddetto “taglia-bollette”. Conversione che, ricordiamo, deve avvenire entro il 23 agosto, mentre il termine per presentare gli emendamenti scade alle 12 di martedì 8 luglio (N.B., aggiornamento: il termine per gli emendamenti è stato spostato a giovedì 10 luglio, alle ore 12)

Molti gli spunti presentati dal presidente dell’Autorità per l’Energia, Guido Bortoni. Innanzitutto i beneficiari, secondo il regolatore, sono troppi: si rischia “un beneficio individuale piuttosto esiguo”, visto che la spesa energetica complessiva degli interessati “è stimabile nell’ordine di 20 miliardi di euro” contro il risparmio di 800-900 milioni di euro previsto da questa prima tranche del taglia-bollette, ciò anche tenendo conto del fatto che il perimetro degli energivori (che non godono dei benefici di questo decreto) potrebbe ridursi in conseguenza delle norme Ue sugli aiuti di Stato, ampliando così ulteriormente la platea.

Poi l’autoconsumo: come anticipato, l’AEEGSI nel caso di sistemi SEU che entrano in esercizio dopo il 31 dicembre 2014 (gli unici che stando alla norma porteranno il peso dei futuri aumenti della quota di oneri da pagare sull’energia autoconsumata) ritiene “necessario prevedere, fin da ora, i criteri secondo cui verrà aggiornata la quota di applicazione degli oneri generali di sistema al fine di garantire sicurezza e stabilità per gli investitori. Eventualmente – si legge nel testo depositato – si potrebbe anche valutare l’opportunità di prevedere, per i sistemi non ancora in esercizio, una quota fin da subito più elevata rispetto a quella definita per i sistemi SEU già in esercizio”.

Il Regolatore consiglia poi di estendere a regime quanto previsto dal DL per il transitorio 2015, ossia una maggiorazione delle parti fisse dei corrispettivi a copertura degli oneri di sistema. La misurazione effettiva dell’energia autoconsumata – obbietta infatti il regolatore – è troppo complessa e richiederebbe “una completa innovazione dei flussi informativi del sistema elettrico”. Il tutto nell’attesa di un’auspicata “ampia revisione” del meccanismo degli oneri.

Sulle isole minori, l’Autorità auspica una riforma complessiva che coinvolga non solo le 12 gestite dalle piccole imprese, ma anche le 10 in capo a Enel, basata su un meccanismo transitorio mirante a incentivare l’efficienza e l’uso di rinnovabili, con esenzione dagli obblighi di unbundling.

Da notare la richiesta che partecipi anche lo Stato alla riduzione della bolletta, con la proposta di escludere gli oneri dall’applicazione dell’Iva e di eliminare il contributo a favore dell’erario di 135 milioni sulla A2 previsto dalle Finanziarie 2005 e 2006.

Nella sua audizione il GSE, tra le altre cose, ha quantificato la portata dello spalma-incentivi obbligatorio contro gli impianti fotovoltaici sopra ai 200 kW: coinvolti 12.102 impianti per 10.838 MW sui 17.491 MW totali, con incentivi annui per 4,129 milioni su 6,558 milioni. Il taglio in bolletta sul 2015 sarebbe di 840 milioni, ridotti a 330 in caso di taglio volontario dell’incentivo dell’8% (ma con effetti più ampi sul lungo termine, vedi tabella in allegato GSE).

L’audizione dell’Autorità per l’Energia (pdf)

L’audizione del GSE (pdf)

L’audizione di Assoelettrica (pdf)

Qui abbiamo parlato delle audizioni di Coordinamento FREE e AssoRinnovabili