Il fotovoltaico messo in croce da una manovra scritta sotto dettatura della lobby dei fossili

Il governo Renzi si muove contro i diritti acquisiti di coloro che in questi ultimi anni hanno realizzato impianti fotovoltaici. I provvedimenti in cantiere, come lo spalma-incentivi, andranno ad affossare molto di quelle stesse PMI che si vorrebbe avvantaggiare con un'irrisoria riduzione della bolletta. Il segnale è chiaro: rendere dura la vita ad un settore che ha tolto spazi di mercato al settore elettrico tradizionale.

ADV
image_pdfimage_print

Mentre si susseguono rumors e bozze del cosiddetto decreto spalma-incentivi (vedi “l’ultima” versione su Qualenergia.it) è evidente come, in maniera maldestra, il Ministero dello Sviluppo Economico stia procedendo ad attuare quelle indicazioni che ufficialmente vengono dal premier Renzi: abbassare la bolletta elettrica delle PMI del 10%. Ma che sembrano scritte sotto dettatura di alcuni grandi gruppi energetici. Lo dimostra l’accelerazione di questi giorni e la poca voglia di ascoltare e discutere le proposte delle associazioni degli operatori.

Il premier, che si presenta come la novità nell’offerta politica nazionale, dichiara pubblicamente: “le rinnovabili hanno ricevuto troppo ed è arrivato il tempo che debbano restituirne una parte”. Né più né meno come il viceministro Claudio De Vincenti che in questo periodo si è spesso esposto in prima persona contro ‘l’esagerazione’ degli, ormai passati, incentivi alle rinnovabili e al fotovoltaico, in particolare. Lo stesso che ha addirittura paventato, in alternativa allo spalma-incentivi, un prelievo forzoso dell’8% all’anno sugli utili delle aziende del settore delle rinnovabili. Un vero assurdo giuridico.

Il governo Renzi, invece di segnare un cambio di rotta nella politica energetica italiana, si muove come un caterpillar, forse più per sentito dire che per profonda consapevolezza (e questo è anche molto peggio), contro i diritti acquisiti di tutti coloro che in questi ultimi anni hanno realizzato impianti a fonti rinnovabili e soprattutto FV. Non si pretendono target di medio e lungo periodo alla tedesca, ma almeno una visione moderna che preveda la messa in campo di alcune condizioni basilari per dare un futuro alla generazione decentralizzata dell’energia.

E’ questa infatti l’unica strada percorribile per la decarbonizzazione dell’economia, un cambio tecnologico, ma soprattutto sociale e culturale, che ovviamente non è nelle menti dei nostri dirigenti ministeriali, che potrebbero provare a fare da argine a questo scempio. Invece, con le loro spericolate manovre stanno pure rischiando, con questo provvedimento, di creare un ingorgo legislativo. Sottovalutano innanzitutto la probabile incostituzionalità delle norme che intendono realizzare (sono in contrasto con gli artt. 3 e 41 della Costituzione), rischiando di sottoporre lo Stato ad un contezioso giuridico di proporzioni enormi (per alcuni sarebbe possibile anche un arbitrato internazionale) visti i sicuri ricorsi che arriveranno da centinaia, forse migliaia, di operatori. Il punto è che quando i contenziosi saranno aperti si conteranno ormai morti e feriti. Per non parlare poi dei necessari allungamenti delle autorizzazioni delle amministrazioni locali prevsiti sui 20 anni, così come i contratti di affitto dei terreni che dovranno essere rivisti con i proprietari, in una escalation continua di difficoltà.

Dicevamo del passato e del futuro. Con lo spalma-incentivi (per gli impianti FV sopra i 200 kW), che va a toccare diritti acquisiti, e dunque anche la credibilità del paese, si portano a livello di guardia i crediti delle banche. Lo ha spiegato oggi in una conferenza stampa svoltasi a Roma, Paolo Lugiato, consigliere di AssoRinnovabili, che ha ricordato che quando i crediti diventano inesigibili si rischia il loro accantonamento da parte degli istituti. In un paese normale sarebbe un provvedimento inattuabile perché andrebbe a minare interessi generalizzati oltre che gli investimenti nazionali ed esteri e, peraltro, in modo retroattivo.

Ma per fare cosa? Dare fiato alle PMI? Non ci vengano a raccontare la leggenda urbana che questo taglio minimo della bolletta possa rendere competitive le nostre aziende, quando invece un simile provvedimento sicuramente ne affosserebbe tantissime (sono circa 12mila gli occupati diretti ad esempio nel FV, con un indotto stimato in circa 60mila).  

Colpire forse gli speculatori degli anni scorsi? Nessuno nega che vi siano stati. E’ tipico delle fasi di mercato con incentivi a volte troppo elevati e mal governati. Ma stiamo parlando di una minoranza di operatori, che nella maggior parte dei casi ha già venduto i loro impianti di media e grande taglia sul mercato secondario e sono ormai su altri lidi. Insomma, si chiude la stalla quando i buoi sono scappati. E tutti i provvedimenti che dovevano intaccare altre voci della bolletta, extra A3, e i tanti sussidi alle fonti fossili dove sono finiti? Per ora se ne è persa traccia.

No, la verità è che si vuole stroncare da giovane un settore, del fotovoltaico in particolare, togliendogli la terra sotto ai piedi con un attacco retroattivo e poi fargli avere il fiato corto andando a minare quelle possibilità di sviluppo futuro anche nell’attuale fase senza incentivi, dove ha dimostrato di avere le giuste credenziali, grazie alla riduzione costante dei costi e alle stesse caratteristiche di radiazione solare del paese, per prendersi importanti spazi di mercato. Si caricano infatti sui meccanismi per l’autoconsumo, SEU e RIU, prima ancora di normarli in tutti gli aspetti, gli oneri di sistema (si veda l’articolo di ieri). E qui autoconsumo significa non prelevare elettricità dalla rete, dunque risparmio e creazione di una filiera corta dell’approvvigionamento energetico. Ma anche questa possibilità va limitata.

Non è bastato un anno di provvedimenti – ha spiegato AssoRinnovabili – che hanno già eroso gli introiti del settore? Eccoli in ordine sparso: robin hood tax per le rinnovabili, eliminazione dei prezzi minimi garantiti sopra una certa taglia di impianto, introduzione dell’IMU, eliminazione dell’indicizzazione della tariffa incentivante del I conto energia, oneri di sbilanciamento, cambio dell’aliquota dell’ammortamento fiscale, tassazione speciale per le aziende agricole, azzeramento CTR, introduzione degli oneri di gestione del GSE. Un impatto nel 2014 di circa 1 miliardo di euro, cioè di incentivi che torneranno in gran parte nella casse dello Stato e solo per il 20% a beneficio della riduzione della componente A3 e dunque dei consumatori. Ma non si voleva abbassare la bolletta elettrica?

Eppure basterebbe attendere ancora un po’ di tempo, apportare alcuni accorgimenti al mercato dell’energia elettrica, e quegli effetti di fortissima riduzione del prezzo unico nazionale (PUN), di circa il 40%, potrebbero positivamente riversarsi sulle bollette di famiglie e imprese per un iammontare di circa 7-8 miliardi di euro all’anno. I benefici delle rinnovabili sono poi da vedere anche nella riduzione delle importazioni di gas (stimate in circa 6 mld di €).

Una manovra governativa, dunque, che a vederla così non avrebbe senso tanto che alcuni la ritengono a impatto neutro o a “gettito zero”, ma è certamente chiesta a gran voce dalla lobby delle grandi utility. Tanti operatori del fotovoltaico sperano in un ripensamento del Governo, ma fossi in loro non mi fiderei troppo degli attuali interlocutori.

ADV
×
0
    0
    Carrello
    Il tuo carrello è vuotoRitorna agli abbonamenti