Far rispettare ai fornitori di energia elettrica l’obbligo di comunicare in bolletta i costi ambientali associati alla produzione, previsto dalla direttiva europea 2009/72/CE. Adottare al più presto i decreti attuativi di cui all’articolo 15 della legge n. 23 del 2014, che apre la strada all’imposizione di una carbon tax. E’ questa la richiesta contenuta nell’interrogazione parlamentare presentata nei giorni scorsi dal senatore Gianni Girotto assieme ad un gruppo di colleghi del M5S (allegata in basso).

Come i lettori di QualEnergia.it sanno bene, la quantificazione economica delle esternalità negative delle fonti fossili è fondamentale per la politica energetica. Nell’interrogazione, ad esempio, si cita lo studio dell’Agenzia europea per l’ambiente “Revealing the costs of air pollution of industrial facilities in Europe”,  rapporto del 2011 in cui si stimano i costi ambientali e sanitari legati alle emissioni di CO2 e inquinanti di tutte le principali tipologie di impianti industriali in Europa, tra cui le centrali elettriche.

Da quello studio ad esempio emerge che la centrale Enel di Brindisi “Federico II” si classifica al 18° posto in quanto ad esternalità negative sui 9.655 impianti censiti. Usando lo stesso metodo applicato dall’EEA, Greenpeace ha calcolato che per l’anno 2009, le sole centrali a fonti fossili di Enel in Italia hanno causato 460 morti premature (di cui 366 per il carbone) con un danno di 2,4 miliardi di euro (1,7 imputabili al carbone). Altro esempio citato, l’indagine sui costi ambientali svolta dalla società di consulenza specializzata ECBA, secondo la quale i costi esterni associati alle emissioni in atmosfera di tutti i settori di attività (residenziale incluso) in Italia nel 2012, ammonta a 48,3 miliardi di euro, pari al 3,1 per cento del PIL.

Sia la normativa europea che quella nazionale, si ricorda, riconosce ampiamente l’importanza dell’analisi sui costi ambientali in rapporto ai benefici. Venendo alle bollette elettriche, si ricorda l’articolo 1 comma 5 del decreto-legge 18 giugno 2007, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 125 (“Misure urgenti per l’attuazione di disposizioni comunitarie in materia di liberalizzazione dei mercati dell’energia”), dispone che: “Le imprese di vendita di energia elettrica forniscono, nelle fatture e nel materiale promozionale inviato ai propri clienti finali, le informazioni sulla composizione del mix energetico utilizzato per la produzione dell’energia elettrica fornita nel periodo di due anni precedenti e indicano le fonti informative disponibili sull’impatto ambientale della produzione …”. In attuazione di quanto ivi disposto è stato emanato il decreto ministeriale 31 luglio 2009 che definisce le modalità.

La direttiva europea 2009/72/CE relativa a norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica, recepita con il decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93, poi, dispone che gli Stati membri provvedano affinché i fornitori di energia elettrica specifichino nelle fatture e in tutto il materiale promozionale inviato ai clienti “almeno il riferimento alle fonti di riferimento esistenti, per esempio pagine web, in cui siano messe a disposizione del pubblico le informazioni sull’impatto ambientale, almeno in termini di emissioni di CO2 e di scorie radioattive risultanti dalla produzione di energia elettrica prodotta mediante il mix di combustibile complessivo utilizzato dal fornitore nell’anno precedente“.

Finora però, si denuncia, gli obblighi riguardanti le informazioni sull’impatto ambientale sono rimasti per lo più disattesi.

Per questo si chiede di sapere se il Governo non ritenga necessario attivarsi al fine di garantire l’attuazione della direttiva e quali siano le ragioni per cui in Italia gli obblighi di informazione in bolletta relativamente agli impatti ambientali sono disattesi da amministrazioni e imprese.

Si domanda inoltre se, nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga“, il Governo non ritenga opportuno adottare al più presto i decreti attuativi di cui all’articolo 15 della legge n. 23 del 2014, cioè quello che delega il Governo a introdurre nuove forme di fiscalità ambientale e a rivedere la disciplina delle accise sui prodotti energetici anche in funzione del contenuto di carbonio, come previsto dalla proposta di direttiva del Consiglio europeo in materia di tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità; cioè a introdurre la cosiddetta carbon tax, il cui gettito è destinato anche al finanziamento delle tecnologie low-carbon. La mancata attuazione di tale riforma – sottolineano i senatori firmatari dell’interrogazione – si traduce in elevati costi ambientali, sanitari e sociali per la collettività.

L’interrogazione parlamentare (pdf)