Fotovoltaico, giù il prezzo minimo per i moduli cinesi

Secondo quanto riportato da diverse fonti, la Commissione avrebbe deciso di abbassare il prezzo minimo a cui i moduli FV cinesi possono essere venduti in UE, portandolo da 0,56 a 0,53 €/W. A motivare la revisione le mutate condizioni di mercato. Una piccola iniezione di concorrenza che potrebbe far scendere i prezzi del kW installato in Europa.

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Per il fotovoltaico europeo è in arrivo una piccola iniezione di concorrenza, con relativo effetto positivo sui prezzi per chi installa, magari senza poter contare su incentivi, come nel caso italiano. Dovrebbe, infatti, essere confermata forse già oggi la notizia di un allentamento delle misure protezionistiche sui moduli made in China. Secondo quanto riportano diverse fonti di stampa, la Commissione europea avrebbe deciso di abbassare il prezzo minimo imposto ai moduli cinesi venduti in UE, portandolo da 0,56 a 0,53 €/W.

Come sappiamo, l’accordo che si era trovato per risolvere la disputa commerciale tra l’UE e la Cina, accusata di fare dumping sui prodotti fotovoltaici, prevede un tetto massimo all’import di moduli di 7 GW l’anno e un prezzo minimo, fissato a 0,56 €/W. Mentre il tetto al volume delle importazioni può essere aggiustato solo a cadenza annuale, il prezzo minimo imposto può essere rivisto ad ogni trimestre per essere adattato all’evoluzione del mercato; ed è proprio ciò che sta accadendo.

Sarebbero infatti stati rilevati casi di moduli prodotti in paesi diversi dalla Cina importati in Europa ad un prezzo inferiore a quello minimo imposto ai produttori cinesi: certe partite di moduli da nazioni particolarmente concorrenziali sarebbero addirittura arrivate alla dogana UE con un prezzo di 0,51 €/W. Questo mette i cinesi in una situazione ingiustamente svantaggiata; da qui la decisione di abbassare l’asticella.

Per il mercato europeo questo sarà un segnale chiaro che i prezzi, dopo un periodo di stabilità nell’ultimo anno, ricominceranno a calare. L’impatto – secondo gli analisti – verrà avvertito soprattutto sul prezzo al kW installato in progetti di scala medio-grande, mentre per i piccoli impianti l’effetto sarà più mediato e non direttamente percepibile.

Il prezzo minimo di 56 centesimi a watt, sommato ad altri fattori, nel 2013 ha fatto crollare del 62% l’import del FV cinese in Europa, come mostrano i dati della Camera di Commercio cinese. Verso l’ex mercato più importante, la Germania, il calo è stato del 75%, mentre a livello mondiale l’export FV della Cina è sceso del 17,9%, oltre 12,3 miliardi di dollari in meno rispetto al 2012.

Mentre le quote di mercato cinesi si sono ridotte in Europa e negli Usa, a causa delle politiche anti-dumping, Pechino guarda sempre di più al mercato domestico e agli altri paesi asiatici, in testa il Giappone che sta vivendo un boom del fotovoltaico (7 GW installati nel 2013) e che, pur essendo un mercato che conta molto sulla produzione nazionale, ha assorbito ben il 25% dell’export cinese di moduli.

 

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