I rappresentanti permanenti degli Stati membri Ue, riuniti a Bruxelles, hanno approvato il compromesso raggiunto dal Consiglio e dal Parlamento europeo sulla direttiva che prevede la realizzazione di un numero minimo di infrastrutture per lo sviluppo dei carburanti alternativi (documento allegato in basso). Il compromesso riduce fortemente gli obiettivi proposti dalla Commissione all’inizio dell’anno, lasciando più spazio ai Governi dei 28 che dovranno elaborare piani nazionali entro due anni dall’entrata in vigore della direttiva (cui manca adesso solo il via libera formale dell’Europariamento e del Consiglio Ue).

Per quanto riguarda le auto elettriche, spiega una nota, gli Stati membri dovranno installare entro la fine del 2020 abbastanza punti di ricarica da permettere a questi veicoli di circolare senza problemi almeno nelle città e nelle aree suburbane. Nel complesso, “un numero appropriato per tali punti non dovrebbe essere inferiore a uno per ogni 10 veicoli”.

Sul fronte del Cng (compressed natural gas), le auto alimentate con questo combustibile dovrebbero essere in grado di circolare negli agglomerati urbani entro il 2020 e almeno lungo le esitenti arterie Ten-T dal 2025. L’indicazione di massima è una distanza media tra stazioni di rifornimento di circa 150 km.

Per il Gnl la direttiva indica un obiettivo al 2025 sia per le navi (che dovranno beneficiare di un punto di rifornimento in ogni porto Ten-T) che per i camion (distributori lungo le principali arterie Ten-T con una distanza minima tra loro di 400 km).

Nessuna indicazione, infine, sull’idrogeno, che ciascuno Stato membro sarà libero di inserire o meno nel suo piano. Resta comunque l’obbligo di applicare standard tecnici comuni per i punti di ricarica e rifornimento.

La nota (pdf)