Che uno dei motivi che penalizzano di più la capacità competitiva delle nostre imprese e creano più difficoltà alle famiglie, sia l’alto costo dell’energia, appesantito dagli incentivi alle rinnovabili è quasi un assioma indiscusso che sui giornali e nelle dichiarazioni dei politici di ogni colore punteggia come un corredo inevitabile gran parte delle analisi econoiche. Solo che confrontato con la verità dei numeri, il mantra si rivela per ciò che è: “sostanzialmente un bluff”. In un intervento pubblicato oggi su lavoce.info, Francesco Ferrante e Roberto della Seta spiegano il perché con l’aiuto di dati elaborati da Legambiente e Kyoto Club.

Tra le cose che emergono, eccone alcune.

I cosiddetti “energivori”, cioè le aziende che consumano molta energia, beneficiano di sconti rilevanti, per cui pagano l’energia elettrica quanto i loro omologhi tedeschi, se non meno.

La categoria di utenti che in effetti paga l’energia elettrica più cara è quella delle piccole e medie imprese, vero tessuto portante della nostra economia: per consumi tra 500 e 2mila MWh/anno il costo italiano (0,1951 c/kWh) è superiore del 30% alla media europea, anche se solo del 4% rispetto ai prezzi tedeschi.

Il peso del prezzo dell’elettricità sui conti delle imprese manifatturiere sembra comunque essere marginale: soltanto per il 3,8% delle nostre imprese il costo dell’energia elettrica supera il 3% del fatturato aziendale; per il 19,2% incide per meno dello 0,1% e per un altro 50% non arriva allo 0,5% dei ricavi.

Anche per le famiglie l’elettricità costa meno in Italia (0,20 c/kWh in media con prezzi UE) che in Germania (0,31 c/kWh, sempre secondo i dati Eurostat primo semestre 2013). Il costo dell’energia incide per il 5% della spesa media mensile delle famiglie, ma meno della metà è attribuibile all’energia elettrica. E se dalle bollette sparissero d’incanto tutti gli oneri riferiti alle fonti rinnovabili, le famiglie italiane risparmierebbero niente meno che il 3 per mille al mese: 7 euro su circa 2.500.

Sono ben altri i costi energetici che aggravano i bilanci familiari, primi fra tutti quelli legati al riscaldamento e ai trasporti: oltre il 14% della spesa media delle famiglie se ne va per l’automobile e i carburanti.

Potete leggere la versione integrale dell’intervento qui

Sullo stesso argomento abbiamo pubblicato ieri l’articolo “Competitività delle imprese UE, tra il mito del caro-energia e la chiave dell’innovazione”, mentre dello studio di Climate Strategies citato da Ferrante e Della Seta avevamo parlato qui.