Centrale a carbone di Vado Ligure, scatta il sequestro

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Scatta ufficialmente il sequestro per la centrale a carbone della Tirreno Power a Vado Ligure. Il gip del tribunale di Savona, Fiorenza Giorgi, ha accolto la richiesta della Procura. L'ordinanza fatta eseguire oggi prevede lo spegnimento dei due gruppi a carbone e il commissariamento della centrale.

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E’ scattato ufficialmente il sequestro per la centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure. Il gip del tribunale di Savona, Fiorenza Giorgi, ha accolto la richiesta della Procura a seguito del mancato rispetto di alcuni limiti imposti dall’AIA. L’ordinanza fatta eseguire oggi prevede lo spegnimento dei due gruppi a carbone (mentre resta in funzione quello a gas) e il commissariamento della centrale. Il commissario designato è il nuovo direttore della centrale, Massimiliano Salvi, subentrato di recente all’ex direttore Giovanni Gosio, uno degli indagati per disastro doloso.

La centrale a carbone è appartenuta all’Enel fino al 2002. Per il procuratore di Savona che cura l’inchiesta, Francantonio Granero, tra il 2000 e il 2007 le emissioni della centrale a carbone di Vado hanno causato oltre 400 morti. Un dato che non si basa su un calcolo algoritmico, come era emerso in passato, ma su rilevazioni. Secondo il procuratore, ci sarebbero stati anche tra i 1.700 e i duemila ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 ricoveri di bambini per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012 (vedi QualEnergia.it). 

Sull’attività di Tirreno Power sono aperti due filoni d’inchiesta, una per disastro ambientale e una per omicidio colposo. Risultano indagati per disastro ambientale Giovanni Gosio ex direttore generale, dimessosi alcune settimane fa, e il direttore dello stabilimento Pasquale D’Elia. Ci sarebbe anche un terzo indagato di cui non si conosce il nome.

L’azienda si è sempre difesa sostenendo che gli studi dei consulenti di parte hanno delle “criticità”. “Non sono mai stati sottoposti a un contraddittorio, non si comprende quale sia stato il metodo di valutazione di esposizione agli inquinanti. Tale mancanza di chiarezza è accompagnata dall’assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può affermare in concreto alcun nesso di causalità” tra morti, malattie ed emissioni. Secondo l’azienda, nelle perizie dei consulenti della procura mancherebbe anche lo studio della ricaduta a terra delle particelle inquinanti.

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