Regalo all’idroelettrico italo-serbo, arriva l’interrogazione parlamentare

Prendendo spunto dall'articolo di QualEnergia.it sull'accordo con la Serbia per importare energia idroelettrica strapagata, arriva un'interrogazione parlamentare M5S che fa notare come il super-incentivo all'elettricità serba contraddica quanto disposto dal decreto 28/2011. Si chiede chiarezza al Governo anche sull'elettrodotto e sull'opportunità di tutta l'operazione.

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Dodici miliardi di euro dalle bollette degli italiani che potrebbero essere regalati per importare energia di cui non abbiamo bisogno. Elettricità, per di più, che verrebbe importata dalla Serbia all’Italia con un’infrastruttura ad hoc, pagata da tutti e destinata di fatto all’uso esclusivo di un paio di imprese private. La storia non è per nulla trasparente e, dopo l’articolo di QualEnergia.it che denunciava quell’accordo, ora arriva un’interrogazione parlamentare.

L’interrogazione, a firma dei senatori Girotto e Castaldi del M5S, fa riferimento a quanto denunciato dalla nostra inchiesta a firma di Alessandro Codegoni, “Elettricità rinnovabile dalla Serbia. Accordo poco trasparente da 12 miliardi?” e chiede al Governo e al ministero della Sviluppo Economico di fare chiarezza sulla vicenda.

Come abbiamo raccontato, nel 2011, l’allora ministro Paolo Romani aveva stipulato un accordo internazionale fra Italia e Serbia (ma si tratta effettivamente di un accordo internazionale?) – a seguito di precedente accordo di cooperazione italo-serbo sull’energia firmato nel 2009 da Scajola – per l’importazione di energia rinnovabile da quel paese. Vi si prevedono investimenti per 800 milioni in centrali idroelettriche divisi (51 e 49%) tra l’italiana Seci Energia, del gruppo Maccaferri, e la società statale serba Eps (Elektroprivreda Srbije). Il costo totale del progetto, infrastrutture comprese, è stimato dai serbi in 2 miliardi di euro, che sarebbero però recuperati da loro e dai loro soci privati italiani, grazie alla disponibilità dell’ex governo Berlusconi di pagare l’elettricità importata, a una tariffa omnicomprensiva, che la produzione da nuovi impianti idroelettrici riceverebbe in Italia, molto elevata: 155 euro/MWh, cioè più del doppio del prezzo medio del MWh sul mercato elettrico italiano nel 2013, cioè 63 euro/MWh.

Visto che l’importazione di elettricità dalla Serbia connessa a questo progetto potrebbe arrivare a un massimo di 6 TWh l’anno (quasi il 2% dei consumi italiani), l’Italia, oltre al costo del collegamento sottomarino, potrebbe sborsare ogni anno, e per 15 anni, circa 930 milioni di euro per importare l’elettricità balcanica, di cui la metà o più, come sovrapprezzo rispetto ai costi di mercato, contribuendo notevolmente a un ulteriore rialzo del costo della nostra elettricità, senza neanche i vantaggi degli incentivi spesi nei confini nazionali.

A questo si collega direttamente la vicenda dell’elettrodotto: l’accordo prevede anche la posa di un cavo sottomarino per collegare il Montenegro e l’Italia. Questo elettrodotto costerebbe un miliardo, a carico di Terna e quindi dei consumatori italiani. I lavori per costruirlo sono da poco cominciati vicino a Villanova, in Abruzzo. Lo stiamo già finanziando con 4 milioni all’anno presi dalle nostre bollette, nonostante l’opera finora sia mai stata inserita dal nostro ministero nell’elenco delle opere “rientranti nella rete nazionale”. A questo si aggiunga il fatto che l’uso della nuovo elettrodotto sarebbe riservato per 15 anni al gruppo Maccaferri e ai partner; un’ipotesi che andrebbe probabilmente a violare le direttive europee in materia. A livello istituzionale, peraltro, alcuni si sono anche chiesti se questa elettricità non potesse essere trasportata in maniera più efficiente, tramite elettrodotti già esistenti che collegano l’Italia con la Grecia o a nord con la Slovenia.

Come si intuisce gli aspetti che non tornano sono diversi, a partire dalla super-incentivazione dell’energia importata. Pagare così tanto l’elettricità dell’idroelettrico italo-serbo, infatti, si fa notare nell’interrogazione, sembra contravvenire a quanto disposto dall’articolo 36 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 che prevede, tra le altre cose, che l’energia rinnovabile importata non possa ricevere incentivi superiori a quella di produzione nazionale e che un’eccezione a ciò si possa fare solo con con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri a salvaguardia di accordi già stipulati e “contemperando gli oneri economici conseguenti al riconoscimento dell’incentivo stesso e gli effetti economici del mancato raggiungimento degli obiettivi”.

Ed ecco, dunque, che nell’interrogazione parlamentare si chiede: “se il Governo non intenda attivarsi al fine di arrivare all’emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 36, comma 2, del decreto legislativo n. 28 del 2011, al fine di prevedere che il valore dell’incentivo per l’energia elettrica prodotta dagli impianti in Serbia sia conforme ai dettami di cui al comma 1 (cioè inferiore agli incentivi alla produzione nazionale, ndr); se non ritenga che l’uso riservato al gruppo privato, costituito dalla società Maccaferri e dai partner serbi, di un nuovo elettrodotto (…) non sia in contrasto con la normativa comunitaria; se non reputi irragionevole che l’Italia si sobbarchi (…) la spesa di 930 milioni di euro all’anno per 15 anni per importare l’elettricità balcanica (…) in una situazione di surplus di produzione elettrica e di obiettivi di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile al 2020 praticamente già raggiunti, contribuendo, inoltre, ad un ulteriore rialzo del costo dell’elettricità per i cittadini italiani; se non consideri illogico proseguire le importazioni di energia rinnovabile, in un momento in cui le centrali italiane a ciclo combinato restano ferme per eccesso di capacità rispetto alla domanda, cosa che ha indotto il Governo ad introdurre il meccanismo del capacity payment; se non ritenga estremamente grave, dopo aver distrutto l’intero settore industriale operante nel settore fotovoltaico italiano, azzerando il “conto energia” in ragione dei costi eccessivi sostenuti in bolletta, attribuire un incentivo di 12 miliardi di euro a operatori privati per la realizzazione di impianti in Serbia che non necessitano di incentivi, anziché incrementare ancora la produzione sul territorio nazionale di energia verde, con le evidenti ricadute economiche, occupazionali e fiscali.

Domande che ci siamo posti anche noi e per le quali attendiamo con ansia una risposta chiarificatrice dal Governo.

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