Taglio sui prezzi minimi garantiti: un danno alle aziende per due tazzine di caffè

L’eliminazione o la drastica riduzione dei 'prezzi minimi garantiti' per chi vende elettricità da rinnovabili, come idroelettrico e fotovoltaico, andrà a danneggiare i piccoli produttori. Le misure di fine anno di Governo e Autorità colpiscono il nocciolo duro della generazione distribuita con la scusa di un taglio alla bolletta, che si rivelerebbe insignificante. Un articolo di Giovanni Simoni, vicepresidente assoRinnovabili.

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Il Governo e l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) hanno recentemente approvato due misure che, sebbene contraddittorie, hanno come unico effetto quello di colpire i piccoli produttori di energia rinnovabile attraverso l’eliminazione, o la drastica riduzione, dei cosiddetti prezzi minimi garantiti. Misure che metteranno in seria difficoltà una buona parte dei più virtuosi tra i proprietari di impianti fotovoltaici e idroelettrici. Quelli di una fascia medio-piccola: il nocciolo duro della generazione distribuita.

La motivazione che è stata diffusa è quella della necessità di riduzione delle bollette degli italiani: obiettivo impossibile con queste misure. Infatti una famiglia media (quella considerata dall’Autority) dovrebbe verificare una riduzione di circa 1,5 euro all’anno! Ma, a ben vedere, i risultati possono essere ben altri e tutti di segno negativo per il settore.

Il prezzo minimo garantito (PMG) prevedeva che l’energia prodotta da impianti di potenza inferiore a 1 MW potesse godere di una “garanzia“: cioè di un prezzo minimo per l’energia ceduta in rete (il cui valore veniva aggiornato ogni anno). In più, ma non marginale per la credibilità degli investimenti, tale prezzo era “garantito”. Tale modalità di accordo con il GSE è stata fino al 31 dicembre 2013 l’alternativa alla modalità Scambio sul Posto.

La motivazione sottostante a tale istituto era la riconosciuta necessità, per gli impianti della fascia inferiore, di garantire, attraverso, il PMG, la copertura dei costi di gestione degli impianti: cioè di tutti i costi da sostenere per mantenere in buona efficienza gli impianti (che significa mantenere, per quanto economicamente possibile, la produzione di energia elettrica prevista nei budget iniziali).

Il numero di impianti coinvolti dalle nuove misure sono: 1.064 nel settore idroelettrico per un totale di 336,6 MW; 10.494 per un totale di 6.876,2 MW per il settore fotovoltaico più una piccola parte di eolico. Per il fotovoltaico si tratta di oltre il 35% della potenza installata. In grandissima parte si trattava di impianti fotovoltaici di potenza compresa tra i 200 e i 1000 kW appartenenti ai primi quattro Conti Energia; in seconda battuta, di piccoli impianti idroelettrici incentivati attraverso i Certificati Verdi.

I PMG per il fotovoltaico sono stati, in base alle fasce di energia elettrica prodotta, compresi tra 80,6 e 106,8 €/MWh. L’attacco al PMG è stato di fatto duplice. Da un lato il DL 145/2013 rientrante nel piano “Destinazione Italia” prevede di cancellare del tutto il PMG e “equipararli” ai prezzi zonali orari (PZO). Se venisse convertito così com’è i ricavi per la vendita dell’energia verrebbero abbattuti del 30-40%, a seconda dei casi. Com’è noto il PZO dipende dalle zone elettriche nelle quali è diviso il Paese (secondo Terna) ed è più alto in Puglia rispetto, ad esempio, della Lombardia. Nel 2013 si è attestato ad una media non superiore ai 55 €/MWh.

Con il decreto viene meno anche la “garanzia”, che è sempre stata uno degli elementi fondamentali per ottenere i finanziamenti con i quali sono stati realizzati gli impianti. Va anche detto che il “valore” fissato dall’AEEG negli ultimi cinque anni è variato molto poco: questo fatto dava valore alla “garanzia”, ovviamente se il Decreto verrà convertito in Legge entro metà marzo senza modifiche al primo articolo.

Quindi si può ancora sperare che resti tutto come prima?

Purtroppo la risposta è no, perché qui entra in gioco la seconda “stoccata” di fine anno: quella dell’AEEG che, con la Delibera 618/2013, ha tagliato drasticamente i PMG: non solo i valori sono stati ridotti, ma anche i volumi massimi che ne potrebbero beneficiare: da 2.000 MWh a 1.500 MWh/anno. Quindi, anche ipotizzando che il DL non abbia effetti su i PMG, i produttori sarebbero comunque colpiti.

Per tentare di descrivere gli effetti delle perdite economiche causate dalla nuova Delibera (ricordiamo che i valori sono posti a “scaglioni” sull’energia prodotta), è opportuno rifarsi a qualche esempio.

Prendiamo due impianti da 500 kW: uno idroelettrico, l’altro fotovoltaico, entrambi operanti nel Sud Italia. Il primo, producendo 1.750 MWh l’anno, nel 2013 ha avuto ricavi dalla cessione dell’energia alla rete pari a circa 96 euro al MWh. Con la nuova Delibera ne ricaverà 75: una riduzione di più del 20%!

Quello fotovoltaico, che produce più o meno 625 MWh, l’anno scorso incassava 81 euro al MWh, mentre quest’anno ne incasserà solo 50 (valore di riferimento per la fascia 09-15 nella zona Sud), poiché preferirà vendere l’energia al PZO piuttosto che accettare un prezzo minimo di 38 euro al MWh. Ne risulta una perdita di quasi il 40% sulla vendita dell’energia, senza più garanzie sul prezzo della stessa.

I piccoli produttori idroelettrici e fotovoltaici si trovano dunque in grande difficoltà, sebbene in modo diverso tra loro. Per un impianto idroelettrico, la vendita dell’energia elettrica nel 2013 ha costituito fino a due terzi dei ricavi, con il restante derivante dalla vendita dei Certificati Verdi. Se il Decreto venisse convertito in Legge così com’è, eliminando dunque qualsiasi prezzo minimo, il risultato sarebbe disastroso già da quest’anno, con impianti che perderebbero più del 40% dei loro ricavi totali. Vorrebbe dire la chiusura immediata di numerosi impianti alimentati da una fonte nella quale l’Italia è stata da sempre all’avanguardia.

Va inoltre considerato che in questa situazione (sia che venga convertito in legge il Decreto, sia che non venga convertito) i proprietari di impianti potranno contare sul PZO e saranno soggetti alla forte variabilità oraria e alla progressiva diminuzione del valor medio come avvenuto negli ultimi anni per effetto dello sviluppo della potenza di tecnologie elettriche rinnovabili. In altre parole nel prossimo futuro si potrebbe generare un circolo “vizioso” (almeno per gli investitori) caratterizzato dal fatto che l’ulteriore potenza rinnovabile installata potrebbe aver l’effetto di ridurre progressivamente il PZO e rendere economicamente impossibile l’ulteriore sviluppo della generazione distribuita.

Vanno inoltre tenuti presenti i termini contrattuali con i quali il sistema bancario e, in questa fascia le società di leasing, che possono vedere immediatamente ridotti i margini di garanzia richiesti e contrattualizzati nelle clausole di finanziamento.

Anche una perdita di ricavi totali del 10% andrà certamente a “toccare” il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) cioè la capacità di restituire il debito con i flussi di cassa provenienti dalla valorizzazione dell’energia elettrica prodotta dagli impianti. Le banche potrebbero (e certamente lo faranno) procedere alla richiesta di ulteriori garanzie: un processo che si mette in moto dalle conseguenze imprevedibili.

Ebbene, confrontiamo i dati reali con lo scopo dichiarato, che è quello di ridurre le bollette. I PMG costano (stime dell’Authority nella stessa Delibera) 250 milioni di euro l’anno. Questi verrebbero totalmente risparmiati nel caso della conversione del Decreto o verrebbero ridotti di 190 milioni nel caso in cui si applicassero i prezzi previsti per il 2014 dall’AEEG.

Il primo caso corrisponde a un risparmio del 2% sugli oneri generali di sistema, il secondo all’1,5%. Questi oneri, a loro volta, costituiscono il 21% della bolletta delle famiglie italiane. In sostanza, si tratta di un risparmio che si aggira tra 1,5 e 2 euro. Due caffè all’anno a famiglia; è ridicolo pensare che un guadagno di questo tipo possa risollevare la domanda aggregata o, tantomeno, contribuire anche l’Italia diventi la “Destinazione” degli investimenti esteri sperati: chi punterebbe mai su un Paese in cui le regole sugli investimenti vengono cambiate retroattivamente, con il rischio di rovinare migliaia di aziende?

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