Energy Outlook 2035 BP: la crescita ‘concessa’ alle rinnovabili non scongiura l’aumento delle emissioni

Come cambierà il panorama energetico mondiale nei prossimi due decenni? Per la BP molte le trasformazioni nel settore energetico, anche se la quota dei fossili continuerà a coprire l'80% della domanda. Grandi aspettative nello shale gas. Ma nonostante una crescita sostenuta delle rinnovabili, l'obiettivo di mantenere la temperatura media globale sotto i 2 °C sarà mancato.

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Come cambierà il panorama energetico nei prossimi due decenni? A dare i suoi scenari ci pensa anche la BP che nel suo Energy Outlook 2035 conferma le dimensioni e il peso delle trasformazioni in atto nel settore energetico. Ma qual è esattamente la sua visione? Di certo nei prossimi 20 anni il panorama della produzione e dei consumi globali di energia subirà un notevole cambiamento, anche se secondo la major anglosassone, e c’era da aspettarselo, i combustibili fossili continueranno a manterranno la quota maggiore del mix energetico primario (circa l’80%). Questo dato, di conseguenza, comprometterà la riduzione di emissioni di CO2 in atmosfera richiesta per il contenimento del global warming entro  2 °C (Scenario IEA 450).

Tuttavia, si nota, che le fonti rinnovabili (biocombustibili inclusi e idroelettrico escluso) vivranno la crescita in assoluto più sostenuta (6,4% per anno) e nel complesso le non fossili (rinnovabili, idroelettrico e nucleare) copriranno il 39% della crescita dei consumi energetici nel periodo 2012-2035.

In questo lasso di tempo inoltre si esaurirà la fase di elevatissima crescita dei consumi energetici cinesi, associata all’industrializzazione primaria del paese, che non toccherà più i tassi record decennio 2002-2012. A livello globale è previsto un aumento del 42% dei consumi energetici primari (da 12,5 a circa 18 Gtoe), a un tasso medio dell’1,5% (2015-2035) rallentato rispetto al 2,2% del decennio 2005-2015. Questo incremento corrisponde sostanzialmente al definitivo spostamento della crescita della domanda energetica dai paesi OCSE alle economie non-OCSE. I paesi in corso di rapida industrializzazione impiegheranno, infatti, il 95% di tale incremento. Su tutti Cina e India, con il contributo indiano in progressivo aumento tanto da raggiungere quasi quello cinese nell’ultimo decennio (2025-2035). Il 57% dell’incremento dei consumi primari globali sarà utilizzato nella produzione di energia elettrica, a riprova dell’estensione su scala planetaria del sistema economico-industriale orientato ai servizi.

Nel settore degli idrocarburi, la crescita del gas (1,9% annuo) sopravanza nettamente quella molto meno rilevante del petrolio (0,8% annuo). Il ricorso alle risorse non convenzionali (shale gas e tight oil), spiega il documento BP, consentirà di sostenere le tendenze della domanda, con forti implicazioni geopolitiche (ridotta dipendenza energetica USA dall’estero) e ripercussioni nella struttura del mercato (incremento del commercio di gas naturale liquefatto, LNG, e spinta verso l’integrazione e la flessibilità).

Nel 2035, l’offerta di gas naturale si prevede possa raggiungere 497 Gcf/d, con una crescita di 172 Gcf/d coperta quasi al 50% da shale gas. Il 73% dell’incremento di produzione sarà realizzato in paesi non-OCSE (20% shale gas) e la quota restante estratta nelle economie OCSE sarà costituita integralmente da shale gas.

Malgrado il moderato tasso di crescita, la produzione di petrolio potrebbe arrivare a 109 Mb/d (+ 19 Mb/d rispetto a oggi). L’aumento dovrebbe avvalersi di un maggiore contributo da paesi non-OPEC: 5,7 Mb/d da tight oil (al 65% dagli USA), 3,4 Mb/d dalle sabbie bituminose (sostanzialmente canadesi), 2,4 Mb/d da giacimenti in acque molto profonde dell’offshore brasiliano. L’incremento in quota OPEC, realizzato in prevalenza attraverso il potenziamento estrattivo in Iraq (2,6 Mb/d) e con la nuova produzione di NGLs, le frazioni liquide di gas naturale (3,1 Mb/d), sarebbe sufficiente a mantenere la spare capacity dell’organizzazione (capacità di produzione inutilizzata) in fascia di sicurezza per una gestione efficace della disciplina dei membri. Le prospettive di un mercato del petrolio con rinnovato equilibrio fondato sullo sfruttamento delle risorse non convenzionali sono state confermate dalla recente dichiarazione del ministro del petrolio saudita Ali bin Ibrahim Al-Naimi met, nella cornice dell’incontro bilaterale con il segretario statunitense per l’energia, Ernest Moniz: “l’Arabia Saudita saluta con favore l’ingresso e lo sviluppo dello shale oil per la stabilità futura del mercato” (Saudi press agency, Riyadh, Rabi’I 18, 1435, Jan 19, 2014).

Considerato che l’Outlook BP prevede una moderata crescita anche del carbone (1,1% annuo), concentrata nei paesi non-OCSE (1,6% annuo), a compensare la diminuzione nei paesi OCSE (-0,9% annuo), buone indicazioni per la sostenibilità climatica provengono dalla trasformazione ecologica del parco autoveicoli e dal forte incremento della produzione energetica da fonti rinnovabili. Malgrado sia collocato soltanto alla fine del periodo di previsione, nella vendita di autoveicoli è ipotizzato il netto sorpasso delle motorizzazioni ibride ed elettriche rispetto alla combustione interna che manterrebbe un residuale 25%.

Lo sviluppo rapido delle rinnovabili è assunto ubiquitario, con tassi di crescita del 5,8% e del 9,1% rispettivamente nei Paesi OCSE e non-OCSE. La leadership della penetrazione delle fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica è mantenuta e consolidata dall’Unione Europea che vede incrementato lo share delle rinnovabili nel mix per la generazione di potenza dal 13% (2012) al 32% (2035). In termini di quantità di energia elettrica prodotta, l’Europa sarebbe seconda soltanto alla Cina, e quasi raggiunta dagli USA (vedi figura 1).

Queste prospettive brillanti del settore europeo delle rinnovabili rischiano di essere penalizzate dal nuovo pacchetto energia e clima 2030 della Commissione europea. L’aver proposto per le rinnovabili un obiettivo minimo del 27% dei consumi finali senza l’obbligo di target vincolanti per i singoli Stati potrebbe causare rallentamenti alla crescita del settore. Sono attesi approfondimenti e specificazioni nelle sedi di Parlamento e Consiglio europeo.

La crescita concessa alle rinnovabili non è tuttavia di proporzioni tali da scongiurare un pesante incremento della CO2, che l’Outlook BP prospetta con un tasso dell’1,1% annuo. La decarbonizzazione graduale del mix energetico mondiale, pur garantendo il rallentamento della crescita delle emissioni rispetto all’aumento dei consumi energetici, non sarebbe sufficiente a invertire la tendenza e nel 2035 verrebbero immessi in atmosfera circa 40 Gt di CO2, pari al 29% in più della quantità del 2012 (vedi figura 2).

In assenza di un prezzo del carbonio globalmente riconosciuto, la diminuzione dell’intensità di carbonio (t di CO2/toe) segue altri parametri di mercato che controllano il mix energetico e non può corrispondere all’andamento dell’intensità energetica. In forza della competizione globale per un uso più efficiente dell’energia, l’intensità energetica è prospettata in forte miglioramento globale, in declino del 36% nel 2035 e convergente in tutti i paesi come mai accaduto dalla rivoluzione industriale. Una proiezione analoga non è applicabile alla riduzione dell’intensità di carbonio, il cui tasso di decrescita è ridotto al modesto 0,3% annuo.

Nello scenario proposto, molto rischioso per la stabilità climatica del pianeta (con probabilità molto alta di aumento di temperatura atmosferica ben superiore a 2 °C), emergerebbe in controtendenza la posizione virtuosa della UE che ha confermato l’obiettivo al 2030, in questo caso vincolante, di riduzione del 40% delle proprie emissioni rispetto al 1990%.

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