L’energy storage è fondamentale per una rete elettrica resiliente, affidabile ed efficiente. Dobbiamo continuare a sviluppare tecnologie innovative e a trovare nuovi modi per assicurare l’adozione su larga scala degli accumuli, per far avvicinare la nazione alla rete elettrica del futuro”. Il dipartimento per l’Energia Usa spinge per la diffusione dei sistemi di accumulo e, con queste le parole, il segretario del DoE Usa qualche giorno fa ha presentato al Senato statunitense un report sull’energy storage per la rete. Un lavoro in cui si fornisce una fotografia dello stato dell’arte delle tecnologie, della loro competitività e diffusione, si spiegano i benefici che gli accumuli possono portare, si indicano gli ostacoli allo sviluppo dello storage e quel si può fare per superarli.

Gli Usa – si legge nel documento – al momento hanno 24,6 GW di accumuli, circa il 2,3% della potenza elettrica totale disponibile, per il 95% pompaggi idroelettrici, ma intendono premere l’acceleratore su questa strada. I segnali in questo senso sono diversi, a partire dagli obblighi di installazione di capacità di storage che alcuni Stati, come la California, hanno imposto alle utility, fino alle leggi che il Congresso ha approvato per predisporre incentivi.

I benefici dello storage sono diversi: oltre alla possibilità di integrare maggiori quantità di elettricità da fonti non programmabili, il DoE ricorda le diverse ricadute positive in termini di sicurezza della rete ed efficienza per il sistema elettrico. Si legge, ad esempio, dei risparmi che gli accumuli possono portare sulla costruzione di nuove linee elettriche o sulla sostituzione delle esistenti e degli sprechi che permettono di evitare diminuendo le congestioni e le perdite di rete.

Ma si parla anche del ruolo che lo storage può avere con l’elettrificazione dei trasporti. Non solo i veicoli elettrici possono diventare parte integrante del sistema elettrico, come strumento di gestione della domanda, ma le batterie delle auto, quando debbono essere sostituite, possono trovare una seconda vita in applicazioni stazionarie al servizio della rete (ciò che sta sperimentando il progetto Plug-IN a Indianapolis).

Quattro sono le sfide da vincere per fare sì che il potenziale dello storage si esprima: costi da far scendere, sicurezza ed affidabilità delle tecnologie da certificare, regole ancora da scrivere e accettazione da parte dell’industria.

Interessante vedere come il dipartimento per l’Energia statunitense propone di superare questi ostacoli, magari per prenderne qualche spunto. Sui costi, si legge nel report, occorre promuovere la ricerca sui più importanti materiali, processi e fenomeni alla base di possibili evoluzioni che aumentino le performance delle tecnologie per lo storage. Ma, si raccomanda, per guidare ricerca e sviluppo bisogna anche sviluppare dei modelli di costo delle varie soluzioni e quantificarne i benefici.

Sulla affidabilità delle tecnologie – si suggerisce – che si tratta poi di promuovere la ricerca sui processi di usura, monitorare le prestazioni delle installazioni in esercizio e predisporre protocolli standard di testing, da far eseguire ad enti terzi. Infine, bisogna lavorare assieme agli operatori per scrivere le regole. Ad esempio per stabilire dei meccanismi tecnology-neutral per monetizzare i servizi forniti dagli accumuli.

Il report DoE (pdf)