La lobby dell’energia fossile Usa ha un nuovo nemico dichiarato. E’ lo stesso su cui si è accanito l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, nella sua ultima audizione al Senato, il medesimo che le proposte della nostra Autorità per l’Energia vorrebbero penalizzare: l’utente che produce in casa l’energia di cui ha bisogno, tipicamente con un impianto fotovoltaico sul tetto. Tra grandi dell’energia fossile e autoconsumo da rinnovabili la battaglia iniziata sembra non avere alcuno confine.

L’ennesima conferma viene dal Guardian, che ha ottenuto documenti riservati e rivelazioni da insider dell’American Legislative Exchange Council o ALEC, la controversa associazione non profit di legislatori conservatori americani liberisti, che fa attività di lobbying al servizio anche dei giganti dell’energia convenzionale.

Da sempre ALEC è agguerrita nell’opporsi a qualsiasi intervento normativo che possa danneggiare l’energia da fossili. Le attività di lobbying passate e presenti sono molto pesanti. Ad esempio l’associazione ha proposto un’infinità di provvedimenti legislativi in vari Stati americani per boicottare il Renewable Portfolio Standard, la misura che impone alle utility di acquistare quote di energia da rinnovabili, e visto lo scarso successo ottenuto – dato dal fatto che le rinnovabili hanno trovato spesso anche appoggi bipartisan – ora sta proponendo una nuova modifica per annacquarlo.

Inoltre, ALEC sta preparando leggi che spoglierebbero l’EPA, l’agenzia Usa per la protezione ambientale, dei suoi poteri di bloccare operazioni impattanti come trivellazioni tramite fracking, e, cosa ancora più importante, di imporre standard massimi di emissioni per le centrali termoelettriche future e in esercizio: un potere che sappiamo è cruciale per il successo della politica statunitense sul clima.

Ora l’associazione ha aperto un altro fronte: come emerge dalle rivelazioni del Guardian, nuovo obiettivo strategico di ALEC è frenare la proliferazione del solare in autoconsumo. Nei documenti e nelle testimonianze pubblicate dal Guardian si parla di iniziative legislative volte a penalizzare gli utenti domestici con FV sul tetto, abbassando le tariffe che ricevono dalle utility che comprano l’energia immessa in rete dai loro impianti residenziali e imponendo loro di pagare per l’uso della rete.

“Per com’è la situazione – spiega al quotidiano britannico John Eick, analista legislativo per le questioni energetiche del gruppo di lobbysti – gli utenti che fanno generazione distribuita sono essenzialmente dei freerider del sistema. Non pagano per le infrastrutture che usano. In effetti ad essere danneggiati sono tutti gli altri utenti.”

Concetti molto simili a quelli che in Italia sentiamo quasi quotidianamente dall’Autorità per l’Energia, da Enel e o da Assoelettrica. Le cronache della battaglia in corso contro l’autconsumo, da noi come oltreoceano, le abbiamo raccontate spesso: se in Italia l’Aeeg, appoggiata dai grandi dell’energia convenzionale, vorrebbe che si facessero pagare gli oneri anche sull’energia autoconsumata, negli Usa come in Australia le utility stanno combattendo contro le politiche di net metering (il nostro scambio sul posto, che l’Aeeg ha proposto di modificare in senso penalizzante per la generazione distribuita), i sistemi di accumulo, le tariffe feed in e, in generale, contro tutte le politiche che favoriscono il fotovoltaico per l’autoproduzione.

Che a muovere lobbysti come ALEC non sia l’interesse per il sistema elettrico o per i consumatori che non hanno il FV, in teoria potenzialmente danneggiati dai freerider del fotovoltaico, ma piuttosto la preoccupazione per i profitti delle compagnie elettriche è del tutto evidente.

Le utility tradizionali fondate sul modello energetico centralizzato – avvertono da tempo diversi report (ad esempio uno del gruppo bancario USB, uno dell’Edison Institute e uno di Citigroup) – saranno presto a rischio di sopravvivenza a causa della riduzione della domanda e dell’aumento della concorrenza causata dalla diffusione di impianti di generazione distribuita e in autoconsumo.

Una famiglia dotata di impianto FV da 4 kWp con batteria da 3 kWh – sottolinea ad esempio UBS – ridurrà gli acquisti dalla rete del 50-60% e le attività commerciali li tagliarenno di una quota ancora maggiore. Proprio per questo, da qui al 2020, prevede il gruppo bancario, ci sarà una riduzione della domanda elettrica e un crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici. Gli fa eco il report dell’Edison Institute: “se una rimodulazione delle tariffe potrebbe mitigare le perdite, la minaccia più a lungo termine di consumatori che abbandonino completamente la rete, o la usino solo come back-up, ha il potenziale di causare danni irreparabili a profitti e prospettive di crescita”. Per il potere energetico convenzionale si tratta dell’attacco delle disruptive technologies. Per altri è semplicemente transizione energetica.