(Aggiornamento: qui testo e sintesi del decreto)

Arrivata finalmente la firma mancante al decreto interministeriale sul biometano, già siglato nelle settimane da scorse dal ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato e dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e ora sottoscritto anche dal ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo.

Con questa norma “sarà possibile utilizzare il metano prodotto da oltre mille impianti connessi alle aziende agricole italiane non solo per la per la produzione di energia elettrica, ma anche per l’immissione diretta del biogas nella rete del metano e come combustibile per i trasporti stradali. Nel decreto è prevista la possibilità per le aziende agricole – tramite un bonus incentivante specifico – di ottenere l’autorizzazione per creare presso le strutture aziendali gli impianti di distribuzione di metano per autotrazione”, spiegano dal MiPaf.

“Grazie al decreto sull’incentivazione del biometano che abbiamo firmato si risparmierà per l’importazione di gas e allo stesso tempo aumenterà il Pil agricolo, portando risorse importanti per il settore primario. Con questo intervento normativo, infatti, puntiamo a valorizzare le biomasse agricole, facendole diventare uno strumento di integrazione al reddito per gli agricoltori. Da oggi il metano ottenuto dalle biomasse potrà essere immesso nella rete del gas naturale, con un forte potenziamento dell’utilizzo non solo per la produzione dell’energia elettrica”, ha commentato il ministro De Girolamo.

Apprezzamento per la firma arriva dal coordinamento formato da CIB – Consorzio Italiano Biogas, NGV Italy e Assogasmetano. Per i presidenti delle tre associazioni, Piero Gattoni (CIB), Mariarosa Baroni (NGV Italy) e Paolo Vettori (Assogasmetano), è “un’opportunità di sviluppo indiscutibile con importanti ricadute economiche e ambientali. Il biometano può contribuire a coprire consumi per 2,5 miliardi di metri cubi nel settore degli autotrasporti permettendo da qui al 2020 di risparmiare 1,6 miliardi di metri cubi di biocarburanti di importazione. Si potrà liberare il potenziale dell’industria italiana del gas, che detiene già un forte vantaggio competitivo nel mondo. L’Italia – concludono – è infatti il terzo produttore di biogas al mondo, sesto mercato mondiale per il metano in autotrazione e può vantare un forte avanzamento nella componentistica e nella meccanica agricola”.

Gli incentivi messi in campo nel decreto firmato non sembrerebbero rendere particolarmente attraente a livello economico la vendita del biometano per il riscaldamento, ma favorirebbero soprattutto l’utilizzo nei trasporti, prevedendo, come detto anche un bonus aggiuntivo per i produttori di biogas che si occupano della distribuzione. Andremo al più presto ad esaminare nel dettaglio i contenuti del decreto.

Nell’autotrasporto, in effetti, il biometano può essere molto utile per raggiungere l’obiettivo al 2020 del 10% di energia rinnovabile nei trasporti che, diversamente rischia di essere perseguito ricorrendo quasi interamente a biocarburanti di importazione e di dubbia sostenibilità. Nel 2011 si sono utilizzati in Italia biocarburanti per il 99,9% prodotti con materia prima di importazione. Il costo per gli automobilisti dell’obiettivo del 10% al 2020 con i biocarburanti, ai prezzi attuali, sarebbe di oltre 3,5 miliardi di euro, è la stima contenuta nel position paper “Il metano fatto bene” del CIB, consorzio italiano biogas (vedi anche lo Speciale di Qualenegria.it “Il Biogas che fa bene al Paese“). Il biometano potrebbe tagliare questo costo: contribuendo appunto ai consumi per autotrasporto con 2,5 miliardi di metri cubi l’anno al 2020 farebbe risparmiare 1,6 miliardi l’anno in biocarburanti d’importazione. Un aspetto interessante anche perché l’Italia è il Paese europeo con più mezzi a metano: a inizio 2012 il parco era di oltre 600mila mezzi.

Ma il biometano, estremamente versatile, consentirebbe di fare molto di più: non essendo altro che metano da biomasse, permette di essere miscelato o di sostituire in tutti gli usi il gas naturale, che nel nostro Paese ha già una rete capillare. Usato in cogenerazione e microcogenerazione in impianti altamente modulabili, il biometano potrebbe avere un ruolo importante nell’ambito della smart grid nel compensare la non programmabilità della produzione di altre fonti pulite come eolico e fotovoltaico.

In base ai dati presentati a inizio anno dall’Osservatorio Agroenergia 2013 il potenziale del metano “verde” in Italia è di circa 5,6 miliardi di metri cubi l’anno e abbastanza da coprire dal 5 al 10% del nostro consumo lordo di energia al 2020. Secondo le stime del CIB si potrebbe arrivare addirittura a 8 miliardi di metri cubi di biometano l’anno, un potenziale, va notato, raggiungibile “senza competere con la produzione di alimenti e foraggi”, punto critico delle biomasse a uso energetico. In termini economici i vantaggi per il Paese sarebbero consistenti: se si arrivasse a produrre 8 miliardi di metri cubi, stima il CIB, si risparmierebbero 5 miliardi di euro l’anno in importazioni di gas e si aumenterebbe del 5% il Pil agricolo, portando risorse a una filiera corta e ad alta intensità di occupazione.