Dazi al FV cinese: si applicheranno per i prossimi due anni

Il Consiglio europeo ha approvato la proposta della Commissione di imporre misure antidumping e antisovvenzioni sulle importazioni di moduli e componenti fotovoltaici dalla Cina. Si applicheranno per due anni a partire da venerdì 6 dicembre, quindi fino alla fine del 2015. Esentate le industrie cinesi che hanno aderito all'accordo.

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Il Consiglio europeo ha approvato le proposte della Commissione di imporre misure antidumping e antisovvenzioni sulle importazioni di moduli solari e componenti fotovoltaici dalla Cina. Le misure si applicheranno per due anni a partire da venerdì 6 dicembre, quindi fino alla fine del 2015 (nota Commissione e documentazione).

Contemporaneamente si conferma la decisione di accettare l’impegno preso con gli esportatori cinesi di pannelli solari che hanno aderito alle condizioni stabilite nell’accordo, applicato a partire dall’inizio di agosto, che saranno così esentati dal pagamento dei dazi antidumping.

Diciamo che si è così giunti ad una sorte di ‘pacificazione’ tra UE e Cina sulla cosiddetta guerra dell’antidumping fotovoltaico che ha visto anche scontrarsi le due lobby europee, quella pro e quella contro i dazi, rispettivamente Eu Prosun (rappresentata in Italia dal Comitato IFI) e AFASE. Una tregua UE-Cina che potrebbe anche ridimensionare altre durissime battaglie commerciali in corso tra i due blocchi economici.

In definitiva i produttori cinesi di moduli al silicio cristallino, celle e wafer – si conferma dal Consiglio Europeo – hanno infranto le regole WTO usufruendo di finanziamenti agevolati, sgravi fiscali, agevolazioni sull’acquisto delle materie prime e dell’elettricità, finanziamenti per aumentare la capacità produttiva fino, fondi di garanzia, aiuti diretti e altro ancora.

L’accordo prevede un prezzo minimo di 0,56 euro per watt e un tetto di 7 GW per i moduli FV (non per quelli a film sottili) importati dalla Cina; di 0,29 €/W e un tetto di 2,3 GW per le celle; 0,66 euro a pezzo e 1 GW di tetto alle importazioni per i wafer.

Le aziende che non hanno accettato queste condizioni dovranno invece pagare i dazi, dunque delle maggiorazioni: quelli anti-dumping vanno dal 27,3 al 64,9%, mentre quelli anti-sussidi vanno dal 3,5 all’11,5%.

Hanno aderito all’accordo un centinaio di aziende esportatrici cinesi che coprono circa il 60% del mercato europeo. Le imprese cinesi che hanno deciso di non partecipare all’accordo con Bruxelles, e che contano per circa il 30% delle esportazioni verso l’Europa, da venerdì dovranno dunque pagare dazi, in media, del 47,6%.

La decisione è arrivata dopo mesi di investigazione da parte della Commissione: 15 mesi sui casi di antidumping e 13 mesi per i casi anti-sussidi, rispettivamente lanciate a settembre e novembre 2012, a seguito delle richiesta dell’industria di settore del vecchio continente. Secondo la Commissione solo gli aiuti pubblici arriverebbero a pesare per l’11% del prezzo finale dei moduli FV cinesi. Ricordiamo che il 5 giugno scorso la Commissione ha imposto misure provvisorie per i casi di antidumping e il 2 agosto ha accettato un accordo offerto dalla maggioranza delle aziende cinesi esportatrici.

Si attende ora che i dazi applicati interrompano la spirale al ribasso dei prezzi dei prodotti cinesi: “prezzi stabilizzati sono importanti non solo per l’attuale produzione, ma anche per le decisioni future di investimento”, ha spiegato in una nota la Commissione UE.

Gli effetti futuri di questa decisione sul mercato europeo del fotovoltaico non sono però per nulla scontati.

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