CO2 e foreste, le uniche protagoniste alla Cop di Varsavia

Tra i risultati principali il lancio del Warsaw REDD+ Framework for Action: pacchetto di 7 decisioni della Conferenza delle Parti che segna l’avvio del meccanismo internazionale di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra da deforestazione e degradazione forestale. Un resoconto di Leonardo Massai presente ai negoziati.

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Varsavia. Dopo due settimane di negoziato massacrante si chiude la diciannovesima conferenza delle parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP19).  Tra i pochi risultati il lancio del cosiddetto Warsaw REDD+ Framework for Action, un pacchetto di 7 decisioni della Conferenza delle Parti (COP) che segna finalmente l’avvio del meccanismo internazionale di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra da deforestazione e degradazione forestale (reducing emissions from deforestation and forest degradation and the role of conservation, sustainable management of forests and enhancement of forest carbon stocks in developing countries – REDD+).

Le emissioni di gas serra causate dalla deforestazione e degradazione forestale ammontano circa al 20% delle emissioni globali e a Varsavia il primo gruppo di lavoro del quinto rapporto IPCC in uscita ha confermato che dal 1750 al 2011 le emissioni da deforestazione sono pari a 180 Gt (contro i 375 Gt di emissioni da combustibili fossili nello stesso periodo).

Inoltre, il potenziale di riduzione del settore forestale va da 1,3 fino a 4,2 Gt CO₂ e sui 17 Gt totali necessari per chiudere il gap di riduzione necessari a mantenere l’aumento temperatura media globale nell’ambito dei 2 gradi centigradi al 2020 (UNEP Emissions Gap Report 2013). Sotto immagine Nasa 2013.

Il tema della lotta alla deforestazione era stato introdotto nel 2005 dalla Papua Nuova Guinea e Costa Rica nella fitta agenda del negoziato per l’accordo internazionale sul clima post-2012. A Bali nel 2007, il REDD+ diventa di fatto uno dei pilastri delle azioni globali di mitigazione dei cambiamenti climatici.

Il risultato ottenuto a Varsavia indica chiaramente che il REDD+ può finalmente assumere un ruolo fondamentale nella lotta al riscaldamento globale e nel futuro accordo internazionale sul clima, nonostante sia ancora lontana la definizione dei dettagli di quest’ultimo. Con la decisione di Varsavia, i paesi in via di sviluppo con foreste tropicali hanno così a disposizione tutte le regole necessarie per iniziare la vera e propria lotta alla deforestazione.

Il Warsaw REDD+ Framework for Action contiene decisioni dettagliate sulle regole metodologiche che i governi dei paesi tropicali dovranno applicare a livello nazionale per coordinare e garantire l’attuazione di politiche e progetti di protezione delle foreste. Una serie di regole molto precise e dettagliate: dal sistema nazionale di monitoraggio forestale, alle procedure per la misurazione e verifica delle emissioni; dal sistema di informazioni sulle  misure di salvaguardia (safeguards), ai livelli di emissioni base.

In realtà un sistema complicato di regole e vincoli per i paesi più poveri che si contrappone alle regole molto più blande e permissive che possono essere utilizzate dai paesi sviluppati nell’ambito del protocollo di Kyoto per scontare parte degli obblighi internazionali di riduzione attraverso la contabilizzazione di attività di utilizzo del suolo e delle foreste (il cosiddetto LULUCF).

Il pacchetto REDD+ di Varsavia contiene inoltre una decisione sulle risorse finanziarie da destinarsi ai paesi in via di sviluppo per il REDD+. È forse questa la delusione più grande di Varsavia per molti paesi tropicali, anche se le aspettative non erano alte. La decisione della COP19, pur essendo piena delle tipiche espressioni del linguaggio della diplomazia internazionale,  rimane vuota di sostanza. Una decisione che non cambia la situazione della maggior parte dei paesi tropicali, ovvero il disperato bisogno di fondi adeguati e programmati per iniziare il cambiamento radicale nelle politiche nazionali e delle condizioni di vita di molte comunità locali e indigene che basano la loro sussistenza sul taglio e la vendita del legno delle foreste. Scadente è risultato l’impegno dei paesi sviluppati su questo tema, guidati da Stati Uniti e Unione Europea.

Il pacchetto comprende, infine, anche un’altra decisione molto importante. Si tratta del lancio di una roadmap che potrebbe concludersi nel 2017 con la possibile creazione di un organismo internazionale di coordinamento del supporto al REDD+ sotto la guida della Convenzione. Tale organismo dovrebbe riunire i vari meccanismi internazionali di supporto al REDD+ istituiti sia all’interno che al di fuori del sistema UNFCCC.

Grazie alla decisione di Varsavia, a partire da giugno 2014, le unità nazionali di REDD+ dei vari paesi in via di sviluppo potranno riunirsi e fornire indicazioni al fine di migliorare la redistribuzione dei fondi, fondamentale per l’attuazione globale del REDD+ a livello nazionale.

Si potrà finalmente cercare di limitare lo spreco attuale di risorse pubbliche, spesso assorbite dalle burocrazie delle varie agenzie delle nazioni unite, e dedicare maggiore spazio al supporto diretto ai paesi tropicali. La decisione al riguardo è stata adottata dopo un lungo ed estenuante negoziato, dovuto principalmente all’opposizione dei paesi industrializzati, contrari ad un meccanismo decisionale rinchiuso nell’ambito delle nazioni unite e a questi paesi in via di sviluppo, come il Brasile, che sono contrari ad una più equa e bilanciata redistribuzione delle risorse.

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