Non più solo gli incentivi alle rinnovabili, ora i grandi del termoelettrico stanno dirigendo i loro colpi anche contro un nuovo ‘nemico’: l’esenzione per l’energia elettrica autoconsumata dal pagamento degli oneri di rete e di sistema. Eliminandola, a loro dire, si alleggerirebbe la bolletta e magari si recupererebbe anche qualche soldo da usare per alleviare, con aiuti pubblici, la crisi dei cicli combinati a gas.

Non è probabilmente un caso che questa esenzione sia fondamentale per far continuare a crescere il fotovoltaico anche senza incentivi, e quindi la sua concorrenza ai grandi impianti a gas, e per accrescere l’autoconsumo, che diminuirebbe di fatto la domanda elettrica, già fiacca, con chiari danni per le utility.

L’ultimo attacco esplicito è arrivato da Enel, lo scorso mercoledì, quando l’a.d. Fulvio Conti è stato ascoltato alla X Commissione del Senato nell’ambito dell’indagine sui prezzi dell’energia (slide allegate in basso).

Oltre a rilanciare la consueta denuncia sul peso degli incentivi alle rinnovabili in bolletta e a comunicare di aver denunciato in sede europea come possibile aiuto di Stato la scelta tedesca di scaricare il sostegno alle rinnovabili più sulle famiglie che sulle industrie, l’a.d. dell’ex monopolista ha caldeggiato l’ipotesi, ventilata anche dal Ministero dello Sviluppo economico, di utilizzare le risorse provenienti dalla estensione degli oneri all’energia autoconsumata per finanziare il sostegno al termoelettrico in crisi. Senza “un sistema di capacity payment, cioè del riconoscimento dei costi degli impianti che lavorano poco”, sono a rischio “5.000 MW complessivi, di cui 400 MW dell’Enel” ha spiegato Conti, parlando della crisi dei cicli combinati a gas.

Poi Conti ha fatto seguire l’accusa all’esenzione dagli oneri per l’energia che non passa per la rete pubblica: ci sono “costi che è difficile correlare a benefici di natura industriale e ambientale; mi riferisco ai quasi 2 miliardi di euro in esenzioni dagli oneri di sistema e dai costi di trasporto, di cui godono oggi le reti private di cui molto si parla in questo periodo. Alcuni esempi sono Fiat, Solvay, Ferrero e Eni”.

“Mi sfugge la ragione – ha aggiunto – per cui sistemi collegati alla rete (come appunto le reti in questione) e che implicano quindi investimenti e costi indipendentemente dai loro consumi, non debbano contribuire alla copertura di tali costi. Ancor meno si capisce per quale ragione oneri generali quali l’incentivazione alle fonti rinnovabili, i costi di dismissione del nucleare e per la ricerca di sistema, che sono chiaramente degli oneri parafiscali, debbano essere solo a carico di cittadini e imprese che consumano prelevando dalla rete pubblica”.

La quota di energia esentata dagli oneri, ha fatto notare Conti, attualmente ammonta a circa 30 TWh, ma la cifra potrebbe salire, visto che “l’elevato livello di beneficio di cui tali configurazioni impiantistiche godono, ne determinerà fatalmente la proliferazione con l’effetto di incrementare l’energia oggetto di esenzione e ridurre esponenzialmente il numero di clienti che dovranno sostenere gli oneri per tutto il sistema”.

Enel insomma sposa la tesi sostenuta dall’Autorità per l’Energia (sarebbe grave se fosse accaduto il contrario?), che teme che un’erosione della base imponibile, che si verificherebbe se sempre più consumatori si producessero l’energia in casa senza pagare gli oneri, porti ad un aumento della bolletta.

Secondo Conti, esente dal pagamento degli oneri di rete dovrebbe essere solo l’energia prodotta in sistemi non collegati alla rete pubblica, mentre gli oneri di sistema si dovrebbero far pagare su tutta l’energia consumata, anche quella prodotta in sistemi off-grid, cioè che con la rete pubblica non hanno niente a che fare.

Una visione a dir poco radicale. D’altra parte Enel, al di là del timore per l’aumento in bolletta, causato dalla restrizione della base imponibile (per altro secondo alcuni calcoli trascurabile), ha altri buoni motivi per essere preoccupata dalla futura diffusione dell’autoconsumo, che potrebbe avere un boom con la diffusione dei sistemi di accumulo abbinati al fotovoltaico.

Le utility tradizionali basate sul modello centralizzato – avvertono da tempo diversi report (ad esempio uno del gruppo bancario USB, uno dell’Edison Institute e uno di Citigroup) – saranno presto a rischio di sopravvivenza a causa della riduzione della domanda e dell’aumento della concorrenza dati dalla diffusione di generazione distribuita e autoconsumo. Si capisce dunque che Enel, caldeggiando l’estensione degli oneri all’autoconsumo, cerchi di frenarne la diffusione.

Più lungimirante da parte della partecipata pubblica sarebbe però anticipare i tempi e cavalcare il cambiamento. Da questo punto di vista la parte della relazione di Conti più condivisibile è quella conclusiva, per altro molto più vaga, in cui si parla di promuovere efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi, spingendo ad esempio per la mobilità elettrica e la diffusione di tecnologie come le pompe di calore.

Tra le altre cose chiede al legislatore di “rimuovere gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle efficienti applicazioni elettriche, a partire dalla progressività della tariffa elettrica”; “assicurare stabilità all’ecobonus e calibrare gli strumenti incentivanti coerentemente con i reali apporti delle tecnologie” e “semplificare e uniformare gli iter autorizzativi per gli interventi residenziali in materia di efficienza energetica”. Richieste che, pur rispondendo agli interessi dell’azienda, almeno non sembrano in contrasto con quelli del Paese.

Le slide Enel presentate all’audizione (pdf)