La buona notizia per rinnovabili e generazione distribuita è che, dopo 5 anni di attesa, la delibera dell’Autorità per l’Energia sui sistemi efficienti di utenza, o SEU, dovrebbe arrivare “a breve”, c’è chi dice addirittura entro il mese. La cattiva è che il Ministero dello Sviluppo Economico non ha espresso una posizione chiara che, come previsto dalla legge che istituisce i SEU, escluda l’eventualità che si facciano pagare oneri di rete e di sistema all’energia consumata che non transita per la rete pubblica.

Anzi, il MiSE sembra sposare la visione dell’Aeeg, che considera un “incentivo indiretto”, da rimuovere o ridurre, l’esenzione dagli oneri dell’energia autconsumata e che vede come una minaccia per il sistema elettrico centralizzato la diffusione di sistemi efficienti di utenza e altre tipologie di rete privata.

È questo in estrema sintesi quello che emerge dalla risposta (allegata in basso) fornita dal sottosegretario del Ministero, Claudio De Vincenti all’interrogazione sul tema presentata da un gruppo di senatori (primo firmatario Gianni Girotto del M5S, appoggiato da altri 13 senatori di un po’ tutti schieramenti, vedi QualEnergia.it).

Ma riepiloghiamo la questione, molto sentita dall’intero settore e che abbiamo finora trattato ampiamente.

I SEU (e le configurazioni affini come SESEU e RIU) sono fondamentali per lo sviluppo delle rinnovabili senza incentivi, fotovoltaico in primis. Permettendo a un produttore di vendere l’energia a un cliente senza passare per la rete, gli consentono di praticare prezzi competitivi, visto che questa elettricità venduta “dietro il contatore”, come espressamente previsto dalla legge 115/2008 che istituisce i SEU, è esonerata dal pagamento “dei corrispettivi tariffari di trasmissione e di distribuzione, quelli di dispacciamento e quelli a copertura degli oneri generali di sistema”. Anche il Garante della concorrenza e del mercato in una nota (la AS898, qui in pdf) indica che è prioritario promuovere SEU e affini perché, oltre a consentire lo sviluppo di rinnovabili e cogenerazione, aumentano la concorrenza e dunque l’efficienza del mercato elettrico.

La delibera dell’Aeeg che deve definire alcuni aspetti fondamentali di questi sistemi di utenza, attesa dal 2008, non è però mai arrivata. Anzi, con due recenti documenti di consultazione (183/2013 e 209/2013), l’Autorità dipinge queste configurazioni come pericolose per il sistema elettrico, dato che scaricherebbero gli oneri su una base di consumo più ristretta, rendendo più care le bollette di chi compra dalla rete, e suggerisce di far pagare, almeno in parte, oneri di rete e di sistema anche all’energia consumata senza passare dalla rete pubblica, cioè quella autoconsumata.

La delibera dell’Autorità, che secondo qualcuno potrebbe arrivare già entro novembre, ovviamente, non può cambiare quanto disposto dalla legge 115/2008, cioè non può imporre di pagare gli oneri sull’energia autoconsumata. Perché ciò avvenga servirebbe una modifica legislativa da parte del Parlamento.

Cosa pensa il Ministero dello Sviluppo Economico di tutto ciò? Non è affatto chiaro. Nella risposta, oltre ad annunciare che si arriverà “a breve a definire la regolazione” (con la delibera Aeeg),  si riprendono sia i timori dell’Autorità per l’energia che le sollecitazioni in senso opposto dell’Agcm, ma sembra tuttavia propendere per le ragioni esposte dall’Aeeg.

Si condivide la necessità che intervenga una regolazione compiuta su questi assetti particolari di rete, che dia attuazione alla legge e che serva per perimetrare in modo chiaro gli aventi diritto ai benefici e dare certezze ai soggetti interessati”, si dichiara, lasciando intendere, con “perimetrare in modo chiaro”, di essere favorevoli a un’interpretazione più restrittiva del concetto di SEU.

Riguardo alla maggiore concorrenza tra produttori e allo stimolo all’efficienza, che secondo l’Agcm sarebbe promossa dagli assetti di rete in questione, poi, il MiSE non sembra completamente d’accordo: “introdurre logiche concorrenziali nella gestione delle reti andrebbe attentamente valutato, per evidenti motivi di investimenti infrastrutturali da sostenere. In questo caso, si tratterebbe di un confronto competitivo sui generis, in quanto relativo a una tariffa da una parte e ad un incentivo pubblico dall’altra”.

La concezione ministeriale del sistema elettrico d’altra parte è chiaramente quella basata sul modello centralizzato, con la rete pubblica come scheletro fondamentale: nella risposta di De Vincenti si rimarca “come le stesse direttive europee continuino a mantenere alle reti ‘pubbliche’ (ossia a libero accesso dei terzi) il ruolo centrale e fondamentale per il buon funzionamento e lo sviluppo del mercato e conservino integra la sottrazione dal mercato dei soggetti gestori delle reti”.

Altro passaggio che fa intendere che il Ministero è su posizioni vicine a quelle dell’Aeeg è quello in cui si sembra definire implicitamente un incentivo indiretto l’esenzione dagli oneri dell’energia autoconsumata: lo sviluppo di  efficienza energetica e rinnovabili, si legge, “dovrà essere assicurato da incentivi intelligenti e sostenibili, evitando o comunque razionalizzando il cumulo tra più incentivi (diretti e indiretti) e promuovendo modelli di smart grid”.

Insomma, parole vaghe che non danno al mondo delle rinnovabili e della generazione distribuita il messaggio rassicurante che si chiedeva al Ministero, un segnale di certezza normativa che ora più che mai è fondamentale per far ripartire il fotovoltaico italiano, alle prese con le prime installazioni non incentivate, basate proprio su SEU e autoconsumo.

A ritenere “insoddisfacente” la risposta di De Vincenti anche il senatore Girotto, (vedi sua replica, pdf): “il Governo non può allinearsi alla volontà dell’Aeeg, quando la stessa è inadempiente alle indicazioni già fornite dalla normativa vigente”, dichiara, e aggiunge: “ogni provvedimento adottato che limiti lo sviluppo e i benefici descritti (su concorrenza, efficienza del sistema elettrico e promozione delle rinnovabili, ndr) oltre a rappresentare un’indebita limitazione del libero mercato, può essere considerato come l’ennesimo sostegno della politica italiana ai pochi e grandi produttori di energia, ancora miopi alla visione di un nuovo modello energetico sempre più affermato tra le grandi utilities in Europa che ragionano di fronte ai cambiamenti radicali ed epocali: calo della domanda, crescita delle rinnovabili, avvento della generazione distribuita”.

La risposta del sottosegretario del MiSE Claudio De Vincenti all’interrogazione parlamentare (pdf)