Perché i cinesi hanno le mani sui prezzi dei moduli FV

Il costo dei moduli FV in silicio cristallino di ‘migliore qualità’ dei 14 principali produttori cinesi è sui 50 $/W e si stima che si ridurrà ancora grazie ad innovazione e automazione. La loro quota di mercato mondiale sta superando il 50%. Probabilmente saranno loro a indirizzare ulteriormente verso il basso il prezzo medio di vendita dei moduli.

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La quota di mercato mondiale dei 14 fornitori di moduli fotovoltaici cinesi ‘tier 1’ (la cosiddetta qualità best-in-class) nel terzo trimestre 2013 ha raggiunto ormai il 50%. E questo avrà certamente delle conseguenze sul mercato globale e sui prezzi di vendita.

Tra le cause della predominanza cinese c’è sicuramente il calo dei costi di produzione dei moduli made in China, dovuto all’azione combinata della discesa dei costi del silicio, oggi pari circa al 20% del costo totale del modulo (era di circa il 40-45% solo due anni e mezzo fa), e dalle economie ottenute nelle altre parti della filiera, dal lingotto al modulo.

Dal primo trimestre 2011 al terzo trimestre 2013 nell’ambito dell’intera catena del valore del FV, si è assistito a una riduzione dei costi dal 30 al 60%, con una conseguente drastica diminuzione dei costi di produzione dei moduli FV cinesi in silicio cristallino, oggi intorno ai 0,50 $/W. Nel quarto trimestre 2010 erano pari a 1,1-1,2 $/W. Dunque, il calo in poco più di due anni è stato del 55-60%. A confermare questo andamento il report di Jinko Solar in cui si indica che il costo di produzione dei suoi moduli nel primo trimestre 2013 era sceso a 0,51 $/W.

Se i costi di produzione dovessero continuare a calare, portando lo share dei produttori cinesi ‘tier 1’ anche oltre la soglia del 50%, secondo le analisi di Solarbuzz, aziende come Yingli, Trina, Canadian Solar, Renesola e Jinko si troverebbero in una posizione tale da consentire loro di influenzare ulteriormente il prezzo medio di vendita dei moduli a livello mondiale, con duri contraccolpi per i produttori occidentali (Qualenergia.it Manifattura fotovoltaica: ritorno al futuro. Fornitori USA e UE nelle fauci di tigri e dragoni).

Sempre guardando agli ultimi due anni, notiamo che sul fronte dei prezzi di vendita dei moduli cristallini a livello globale si è registrato un calo del 70%. A giugno 2013 i prezzi dei moduli cinesi erano in media scambiati a 0,56 € per watt (circa 0,71 $/W), mentre quelli tedeschi a 0,77 €/W (circa 0,95 $/W), una differenza del 37%, anche se meno ampia rispetto all’inizio dell’anno (era del 44,4% e la causa della riduzione del divario è da ricercare forse anche nella battaglia antidumping).

Per capire come si sono ridotti negli ultimi anni i prezzi dei moduli FV cristallini, anche a causa della sovrapproduzione, ricordiamo che, ad esempio, a giugno 2011 questi erano in media pari a 1,69 $/W, mentre i moduli cinesi erano pagati 1,49 $/W. Andando ancora a più a ritroso nel tempo basti ricordare che prima nel terzo trimestre del 2008, prima del vero grande boom del mercato mondiale, i prezzi dei moduli si attestavano anche oltre i 3,9/4 $/W.

Secondo le stime di GTM Research (report “PV Technology and Cost Outlook, 2013-2017“) i moduli fotovoltaici cinesi di aziende della ‘classe alta’ potrebbero passare dai circa 50 centesimi di dollaro a watt a 36 centesimi nel 2017. Gran parte della riduzione dei costi (80%) verrà dall’innovazione tecnologica: taglio dei wafer con filo di diamante, nuove tecniche nella lavorazione dei metalli e maggiore automazione che ridurrà il fabbisogno di forza lavoro.

Sull’andamento dei prezzi, Shyam Mehta, Senior Analyst di GTM Research e tra gli autori del report, ha detto: “Le roadmap per la riduzione dei costi di ieri non hanno più valore oggi. Due o quattro anni fa l‘industria puntava ad arrivare a 1 $/W nel 2013. Oggi siamo a 0,50 $/W. Non è facile dire quale sia un obiettivo realistico che il settore possa darsi per i prossimi 3-5 anni. Questo è importante non solo per i produttori e i loro investitori, ma anche per gli installatori e gli sviluppatori di tutto il mondo.”

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