Continua a far parlare di sé, affiancando deboli entusiasmi a serie perplessità, l’ultima bozza in circolazione del decreto Fare bis. Ne avevamo già parlato lo scorso 25 settembre (Vedi Qualenergia.it) e oggi riprendiamo l’argomento per dar voce alla posizione di assoRinnovabili che, in una nota stampa diffusa oggi, 27 settembre, ha manifestato la sua totale contrarietà all’ipotesi di cancellazione dei prezzi minimi garantiti nell’ambito del ritiro dedicato. La novità, secondo l’associazione, colpirebbe retroattivamente un numero molto elevato di piccoli impianti, superiore a 10.000.

Nelle sue attuali sembianze, il DL prevede infatti che a decorrere dal 1° gennaio 2014, nell’ambito dell’istituto del ritiro dedicato, i prezzi minimi garantiti definiti dall’Autorità per l’energia siano pari, per ciascun impianto, al prezzo zonale orario. Attualmente,  ricordiamo, il prezzo di ritiro, stabilito dall’Autorità e pagato dal GSE è, per alcune produzioni, superiore a quello ricavato dal GSE rivendendo l’energia e la differenza viene caricata in bolletta nell’A3. In particolare il prezzo di ritiro è superiore ai prezzi di mercato per gli impianti sotto al MW e fino al limite di 2.000 MWh di produzione annuale. Proprio questi andrebbero a rimetterci con la novità introdotta dalla bozza, che dovrebbe portare a una riduzione degli oneri in bolletta di circa 170 milioni di euro l’anno.

La modifica al ritiro dedicato, denuncia assoRinnovabili “colpirebbe retroattivamente un numero molto elevato di piccoli impianti, superiore a 10.000. Sarebbe profondamente iniquo – dichiara il Presidente Agostino Re Rebaudengo – punire i pionieri della generazione distribuita. Ci auguriamo che si chiuda questa dannosa fase di incertezza che mina l’importante lavoro che il nostro Governo sta compiendo per attrarre investimenti dall’estero, come nel recente viaggio del Premier Letta negli Stati Uniti.”

Oltre alla modifica di cui sopra, nella bozza di decreto, datata 23 settembre 2013, resta un altro punto criticato dalle associazioni delle rinnovabili: la discriminazione verso quei produttori che non vorranno optare, in alternativa al mantenimento degli incentivi previgenti, per una riduzione dell’incentivo (non ancora definita) accoppiata a un aumento del periodo di diritto di sette anni. Se non si opta per la rimodulazione, dispone infatti la bozza, “per un periodo di dieci anni decorrenti dal termine del periodo di diritto al regime incentivante, interventi di qualunque tipo realizzati sullo stesso sito non hanno diritto di accesso ad ulteriori strumenti incentivanti, incluso ritiro dedicato e scambio sul posto”.

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