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Sempre peggio a Fukushima, ma Tokyo ha i Giochi

Dopo due anni e mezzo dal disastro nucleare alla centrale di Fukushima la situazione non fa che peggiorare. Necessario pompare 100 tonnellate d’acqua al giorno, ma dove mettere l'acqua contaminata che si sta disperdendo in mare e nel terreno? Gli oltre 1000 serbatoi costruiti sono solo un tampone. Si prevedono decenni di ingenti investimenti.

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Il governo giapponese presenta la candidatura di Tokyo alle Olimpiadi 2020 e la vince pure, contro Istanbul e Madrid. Non uno scontro tra titani, è vero, ma presentare la capitale giapponese per i Giochi, che si trova a meno di 250 km da Fukushima, fa riflettere. Un paese che dovrebbe spendere miliardi di dollari in un improbo risanamento dei reattori e dell’area, in non si sa quanti anni o decenni, e ripensare da subito il suo fragile modello energetico, dovrà cimentarsi invece nelle infrastrutture necessarie a far svolgere in tre settimane la kermesse delle discipline sportive, badmington ed equitazione incluse. A parte l’impatto ambientale che è sempre associato ai Giochi (recente è la notizia della distruzione di molte aree naturali a Soči in Russia dove dal 7 al 23 febbraio 2014 si svolgeranno i XXII Giochi olimpici invernali), alle cattedrali nel deserto che ne derivano e ai buchi nei bilanci statali di quasi tutti i paesi che li hanno organizzati, la scelta di candidare Tokyo, per giunta sede che se li è aggiudicati, sembra quella classica reazione psicologica di molti uomini che quando si trovano di fronte ad un problema enormemente grande, pensano sia meglio rimuoverlo occupandosi di altro, piuttosto che risolverlo.

In Giappone ad una distanza da Tokyo paragonabile a quella che c’è tra Roma e Napoli sta intanto ‘collassando’ quel che resta della centrale nucleare Fukushima Daiichi, e stanno al contempo emergendo bugie, omissioni e l’inadeguatezza della TEPCO, la società elettrica che possiede e gestisce la centrale, che insieme al governo ne ha fatte di cotte e di crude.

Dopo esattamente due anni e mezzo dal disastro nucleare provocato dallo tsunami, la situazione, molto lontana dall’essere risolta, non fa invece che peggiorare. Decine di migliaia di persone sono state allontanate dall’area e probabilmente non vi faranno ritorno per diverse decadi; gli esperti stimano che lo smantellamento dei reattori danneggiati richiederà più di 40 anni e un costo di oltre 11 miliardi di dollari. Per molti una cifra molto sottostimata. “Un disastro da incubo, e nessuno ha la più pallida idea di cosa fare. La sfida è impedire che il sito nucleare azzoppato si trasformi in uno ‘spettacolare super reattore all’aria aperta’, tale da provocare una pericolosa catastrofe da fusione”, ha detto ad agosto il professor Christopher Busby, scienziato nucleare inglese e membro del Comitato Europeo per i rischi da radiazione.

Se non c’è acqua sulle barre di combustibile il calore che si produce nel reattore fonde il combustibile in una massa che precipita al fondo del contenitore d’acciaio a pressione e continua a fondere attraverso l’acciaio fin dentro nel terreno, scendendo sempre più in profondità. Oggi sarebbe necessario pompare oltre 100 tonnellate d’acqua al giorno, ma non si sa dove mettere questa acqua contaminata visto che quasi il 90% delle 380.000 t da stoccare nei serbatoi costruiti ad hoc (oltre 1000, gran parte dei quali non sicuri), è già stato riempito. L’acqua pompata può inoltre allentare il terreno e destabilizzare le fondamenta degli edifici dei reattori facendoli crollare e impedire un ulteriore raffreddamento. E’ per questo motivo che alcuni già prospettano lo scenario di un reattore all’aria aperta. Un incubo, che diventa ogni mese più probabile.

La TEPCO ha ammesso pochi giorni fa che la perdita di 300 tonnellate di acqua altamente radioattiva da uno degli enormi serbatoi. L’acqua sta contaminando il sottosuolo e il mare, forse da luglio. Per la NRA (l’autorità giapponese per la sicurezza nucleare) questo è un incidente di livello 3, cioè ‘molto serio’ sulla scala INES. Acqua contaminata (con stronzio-90) è stata prelevata da un pozzo scavato a 20 metri di profondità: 3.200 Bq/litro, mentre il livello nella norma è di 150 Bq/litro. Si sta scavando ancora più in profondità per vedere quanto a fondo sia arrivata la contaminazione. Nuovi strumenti hanno potuto misurare la radioattività presso i serbatoi e si è così scoperto che è arrivata a 1800 mSv/ora (poi cresciuta a 2200), una dose sufficiente ad uccidere un uomo che vi è esposto in quattro ore. La legge giapponese limita i lavoratori delle centrali l’esposizione alle radiazioni nucleari a circa 50 mSv/anno; in genere però la dose massima ammissibile per i lavoratori delle centrali atomiche è stata fissata in 20 millisievert, un limite anche questo molto criticabile.

L’emergenza resta grave e, vista la distanza, anche una città come Tokyo potrebbe essere toccata dalle radiazioni: una dose di 20 millirem (0,2 millisivert, ndr) su 50mila persone – come stimato da Gianni Mattioli in un’intervista a QualEnergia.it – può causare la morte di 30 persone.

Molta dell’acqua radioattiva dispersa è finita in mare. Quasi sicuramente ciò sta accadendo fin dalle prime ore del disastro. Già la Corea del Sud ha annunciato il blocco delle importazioni di pesce da otto prefetture giapponesi e ridotto l’acquisto di pesce e frutti di mare da altre parti del paese, una voce importante della bilancia dei pagamenti nipponica. Il direttore di NRA ritiene che rilasciare questa acqua nel mare, oggi altamente radioattiva, sarà pressoché inevitabile, una volta però – ha spiegato – che sia stata purificata e sicura secondo gli standard internazionali. Ma ci sembra una ipotesi molto edulcorata, complessa. Ora sta prendendo piede il progetto di costruire un muro di ghiaccio sottorraneo per provare a fermare l’acqua radioattiva. Costo dell’opera è di 473 milioni di euro.

L’effetto domino che si può produrre in questa situazione, in continuo divenire, è veramente impressionante secondo i report che stiamo consultando e avremo cura di segnalare nei prossimi giorni, anche con interventi di esperti.

Mentre l’industria minimizza il pericolo per non affossare quel che resta dell’industria dell’atomo e la stampa è silenziosa sulla vicenda, i giapponesi (e il comitato olimpico) si trastullano con l’idea della festa olimpica del 2020.

 

 

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