In Italia ci sono oltre 550.000 impianti fotovoltaici, e il nostro paese è in proporzione quello al mondo ricava più elettricità dal sole. Ma c’è un paese dove la penetrazione di queste tecnologie è ben più alta, l’equivalente per noi dell’avere 2,3 milioni di impianti fotovoltaici sui tetti. E non è certo il primo paese al mondo a cui si pensa, parlando di energie rinnovabili. Si tratta dell’Australia, uno dei massimo esportatori al mondo di combustibili fossili, ma anche uno di quelli dove la grande abbondanza di sole, vento e spazi desertici, dà all’energia solare ed eolica le più promettenti chance di diventare competitive con le fonti energetiche tradizionali, tanto che l’Università di Melbourne, l’autunno scorso, ha presentato una sorta di road map per rendere del tutto sostenibile la produzione energetica australiana entro pochi decenni.

Ma pare che la società australiana stia già procedendo per conto suo in quella direzione. Un recente rapporto della Climate Commission del Parlamento australiano, intitolato The critical decade: Australia’s future – solar Energy (pdf), rivela che in Australia è in corso una “rivoluzione energetica silenziosa”, con l’11% della popolazione nazionale che già utilizza sistemi fotovoltaici per l’alimentazione elettrica delle proprie case. Gli impianti fotovoltaici australiani sono passati dal 2007 ad oggi da 8000 a oltre 1 milione, fornendo elettricità a 2,6 milioni di persone.

L’ultimo piano energetico nazionale prevedeva che gli attuali 2,4 GW del fotovoltaico australiano, sarebbe stati raggiunti nel 2030! Continuando così, dice la Commissione, al 2050 un terzo dell’elettricità australiana sarà di origine solare, ma forse non si continuerà così, nel senso che la marcia accelererà ancora: cominciano infatti ad essere progettati i primi grandi impianti di grandi dimensioni, con due centrali solari FV da 102 e 53 MW costruiti nel Nuovo Galles del Sud e il primo solare termodinamico, da 44 MW, nel Queensland. Per adesso oltre la metà degli impianti fotovoltaici è stato installato sui tetti di case rurali, ma ora si stanno diffondendo anche nei sobborghi delle città, e, via via che il costo diminuisce, rendendoli sempre più competitivi nonostante il basso costo dell’elettricità del paese, si prevede che conquisteranno anche le aree urbane.

Una delle critiche che finora più frequentemente vengono fatte al fotovoltaico come fonte energetica, è quella di non poter sopravvivere senza incentivi. Eppure c’è un paese al mondo dove c’è una vera e propria “corsa al sole”, per installare impianti fotovoltaici (e non solo), nonostante lo Stato non dia nessun aiuto, a parte concedere per questo uso le terre demaniali. Si tratta del Cile, un paese, bisogna dire, favorito dall’avere una delle zone più inondate di luce solare al mondo, l’aridissimo deserto di Atacama a nord, oltre che risorse geotermiche lungo le Ande e molto vento un po’ ovunque.

Inoltre nelle zone più remote di quel paese lunghissimo e montagnoso, ci sono imprese minerarie affamate di energia, che pagano molto bene quella prodotta localmente. Così il governo cileno ha appena annunciato di aver ricevuto domande per concessioni su 50.478 ettari di terreni, da destinare a 256 progetti Renc, cioè «risorse energetiche non convenzionali» (sole, vento e geotermia), di queste a fine 2012 ne erano state approvate 16, di cui 12 impianti fotovoltaici, per un totale di 795 MW di potenza.

Ma nel 2013 è in corso una nuova valanga di approvazioni, il Ministero del Patrimonio Nazionale ne ha concesse nei primi sette mesi del 2013 già altre 24 su 12.000 ettari, per un totale di quasi 1,5 GW, fra i quali 889 MW eolici e 604 MW solari. Fra questi ultimi progetti spiccano i 250 MW di impianti fotovoltaici che verranno realizzati da Enel Green Power, che in Cile costruirà anche impianti eolici e la prima centrale geotermica dell’America del Sud, e gli 1,1 miliardi che investirà l’americana Sky Solar per altri 300 MW di centrali solari nel nord del paese.

La strategia energetica del governo cileno per il 2012-2030 prevedeva circa 300 MW di impianti solari connessi alla rete, ma rischia di essere completamente travolta dalla mare di investimenti esteri, anche se buona parte di questi finiranno a impianti destinati non ad immettere in rete, ma a produrre per utenti locali, come miniere e fonderie, con accordi di vendita bilaterali. Le ideali condizioni di insolazione cilene, e il crollo dei prezzi degli impianti, pare infatti rendere già conveniente anche l’immissione dell’elettricità solare in rete, senza incentivi: la tedesca Saferay, per esempio, sta costruendo un impianto da 30 MW grid connected a La Huayca, che venderà dl’elettricità prodotta direttamente sul mercato spot, in competizione con le altre fonti. Grazie a queste condizioni favorevoli, secondo Bloomberg, 1 GW di potenza fotovoltaica dovrebbe entrare in produzione entro il 2015, con 116 MW già collegati alla rete entro il 2013,  ma ci sono progetti in attesa di approvazione per  almeno  altri 3 GW.

 

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